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Tachicardia parossistica: c’è da preoccuparsi oppure no?

La tachicardia parossistica, tra le aritmie ectopiche atrioventricolari, altrimenti definita sindrome Bouveret-Hoffmann, è una patologia che riguarda i battiti del cuore, in particolare una forma di tachicardia accelerata in maniera anomala per un determinato tempo.

Che cos’è la tachicardia parossistica: un’aritmia brusca

La sindrome di Bouveret-Hoffmann è un alterazione dei battiti del cuore, in particolare un’aritmia nella quale in maniera improvvisa e inaspettata la frequenza cardiaca aumenta di molto la sua velocità, con 140 – 220 battiti al minuto, calando poi di colpo allo stesso modo. Questo stato può avere durata variabile, può durare un minuto, qualche ora o protrarsi per giorni, nella maggior parte dei casi dura un paio di minuti.
La tachicardia parossistica è un’aritmia ectopica atrioventricolare determinata dalla variazione del centro segnapassi, dovuta a una modifica dell’automaticità, vediamo che cosa significa questa definizione.
Le aritmie, come la tachicardia parossistica, sono delle anomalie nella normale velocità del ritmo di battito cardiaco, quindi un’anomalia nel ritmo sinusale, ovvero quello che avviene su spinta del nodo seno atriale. Questo fornisce delle spinte per la contrazione del cuore ed è definito come centro segnapassi dominante, poiché è esso il responsabile del normale battito cardiaco.

Il ritmo del battito cardiaco viene espresso in battiti al minuto ed è normale se è compreso fra i valori di 60 e 100 per ogni minuto. Le alterazioni possibili del ritmo cardiaco sono essenzialmente tre, è sufficiente se ne presenti una soltanto per dare luogo ad un’aritmia: variazione della frequenza della regolarità del ritmo del nodo seno atriale; variazione del centro segnapassi dominante, ovvero non è più il nodo seno atriale il responsabile della contrazione del muscolo cardiaco ma un altro dei centri segnapassi presenti nel cuore e infine eventuali disturbi della propagazione della spinta cardiaca.

Le aritmie si distinguono inoltre in aritmie dovute ad una modifica dell’automaticità (ovvero la contrazione spontanea e involontaria), è questo il caso della variazione di frequenza e del centro segnapassi, e in aritmie determinate dalla modificazione della conduzione dell’impulso.
Le aritmie sono anche distinte in sinusali, se il disturbo ha a che vedere con l’impulso proveniente dal nodo seno atriale, e ectopiche, quando entra in gioco come dominante un centro segnapassi diverso dal sinusale. La caratteristica di quest’ultimo tipo, com’è la tachicardia parossistica, è l’insorgenza in modo improvviso.
Le aritmie ectopiche si dividono in sopraventricolari (riguardano la zona atriale), atrioventricolari o nodali (se interessano il nodo atrio ventricolare) e ventricolari (se la zona è quella ventricolare). La tachicardia parossistica è ectopica atrioventricolare.

Come funziona una crisi di tachicardia parossistica

Una crisi di tachicardia parossistica inizia solitamente con una sensazione improvvisa e traumatica di “tuffo al cuore”: il ritmo dei battiti aumenta in maniera concitata, la variazione viene determinata da una modifica della sede del centro segnapassi dominante, l’impulso viene dato dal nodo atrioventricolare anziché da quello senoatriale.
Se il soggetto cui accade ha un cuore insano, la durata della diastole è troppo breve per permettere il riempimento del cuore e di conseguenza diminuisce il quantitativo di sangue che viene lanciato dalle sistoli. La velocità dei battiti, tuttavia, può riequilibrare questo scarso apporto, ma non è sempre così e capita di conseguenza che il sangue che arriva nei tessuti sia troppo scarso. Il soggetto in questi casi avverte un forte dolore al cuore (angina pectoris) e un senso di costrizione al torace nella parte sinistra del petto.
In concomitanza con questo dolore, a causa dell’insufficiente ossigenzione cerebrale, la persona avverte sintomi di vertigine, è stordita e la vista gli si annebbia, inizia a sudare freddo, ha difficoltà a respirare (dispnea data da un aumento dei respiri per alzare il flusso sanguigno), senso di nausea e può arrivare a perdere i sensi. In soggetti sani la tachicardia parossistica si presenza come una forte palpitazione e può non dare luogo a conseguenze evidenti.

Chi è soggetto alla tachicardia parossistica?

La tachicardia parossistica, che può colpire di notte, di giorno e in qualunque momento, può manifestarsi in soggetti con cardiopatie, ma anche in persone del tutto sane, senza disturbi particolari del cuore, anzi molto spesso è proprio questo il caso. In particolare sono frequenti nei bambini, data la caratterizzazione anatomica del cuore in quell’età. Crisi di questo tipo di manifestano anche in persone sottoposte a forti emozioni, a stati d’ansia o che stanno facendo uno sforzo fisico intenso, concludendosi poi al termine di questo status. In chi è soggetto a tachicardia tuttavia la crisi su può manifestare anche s distanza di giorni. Rare le crisi tachicardiche di questo tipo nelle donne in gravidanza, mentre non è così durante il ciclo mestruale o nella settimana subito precedente.
Le tachicardie parossistiche in soggetti affetti da cardiopatie o altre malattie sono frequenti se in presenza di ipertiroidismo, cardiopatie reumatiche, ischemiche, congenite, cardiomiopatie, patologie vascolari cerebrali, sindrome di Wolff, di Parkinson, di White. In questi casi si agisce poi con una terapia curativa a seguito di una visita cardiologica, a base di farmaci anti-tachicardici o con l’installazione di dispositivi elettrici come il pacemaker, automatici o a controllo esterno.