Tecarterapia, numerosi vantaggi per tanti disturbi motori

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Tecarterapia

La tecarterapia si caratterizza per essere una metodologia spesso adottata in ambito fisioterapico e della riabilitazione motoria, su cui puntano davvero tanti fisioterapisti e che si basa su una differenza di potenziale energetico. In poche parole, questa cura prevede un’attivazione di energia in particolari zone del corpo del paziente.

Il punto di forza di questa metodologia sviluppata di recente deriva da una differenza che la distingue da altre terapie simili. Infatti, se in altri trattamenti l’energia viene fatta passare al paziente esternamente, in questo caso si va a stimolare l’energia direttamente nel tessuto muscolare del soggetto. Nella maggior parte dei casi non si prevede un’unica seduta, ma una serie di appuntamenti le cui modalità devono essere stabilite da chi esegue la terapia. Nella maggior parte dei casi, tale terapia viene effettuata insieme a degli esercizi isometrici, così come esercizi di allungamento muscolare.

Perché viene usata la tecarterapia

Questo tipo di terapia può essere impiegata in diverse occasioni. Infatti, è in grado di dare numerosi benefici in varie situazioni. Ad esempio, può essere decisamente utile per il trattamento della condropatia rotulea, della cisti di Baker, della cervicalgia e cervicobrachialgia, artropie che derivano da delle malattie autoimmuni, arto fantasma doloroso, fascite plantare, coxartrosi e coxalgie, delle mancanze articolari, postumi di traumi come fratture. Inoltre, questa terapia viene indicata anche per la cura di pubalgia, rizoartrosi, sindrome del tunnel carpale, epicondilite, capsulite adesiva, gonartrosi, sperone calcaneare, tendinite rotulea e dell’achilleo, sindrome della cuffia dei rotatori.

Piuttosto di frequente tale trattamento risulta essere ottimo anche in tanti programmi di riabilitazione in seguito a degli interventi chirurgici, in modo particolare nel caso in cui si tratti di operazioni di artroprotesi coxo-femorale.

Quali sono i benefici e come funziona

La tecarterapia, almeno agli inizi, veniva utilizzata soprattutto nel settore sportivo agonistico, in cui era necessario avere a disposizione delle apparecchiature che permettessero di ridurre i tempi di guarigione, in maniera tale da consentire all’atleta di essere di nuovo in forma più in fretta. Gli ottimi risultati che sono stati ottenuti in questo ambito hanno permesso che tale tecnica potesse essere trasferita anche a tanti altri settori. Sono essenzialmente tre le azioni che vengono svolte da questo particolare trattamento, messe in atto in due modalità differenti, che vengono chiamate capacitiva e resistiva.

Nel primo caso si tratta di un’azione che si svolge in prevalenza sui tessuti e su quelle strutture che risultano notevolmente idratate, come ad esempio i vasi sanguigni, così come i vasi linfatici e i muscoli. La modalità resistiva, invece, svolge la sua azione su tessuti e altre strutture che hanno una densità connettivale particolarmente elevata, come ad esempio legamenti, osso, tendini, cartilagini e così via. La prima azione fondamentale svolta da questa terapia è quella legata alla stimolazione della microcircolazione, la seconda è correlata con l’incremento della vasodilatazione, mentre la terza si riferisce all’incremento della temperatura endogena.

Dove si può trovare

Come si svolge una seduta di tecarterapia

La prima azione chiave, quella che va a trasmettere uno stimolo alla microcircolazione, si verifica ad una potenza particolarmente ridotta (da 0 a 30%), mentre la seconda azione si verifica ad una potenza media (da 31 a 60%) e, infine, la terza azione viene eseguita ad una potenza piuttosto elevata (compresa tra 61 e 100%). Una seduta di questo trattamento, nella maggior parte dei casi, ha una durata pari a circa trenta minuti. Spesso serve quantomeno un ciclo di trattamenti, che comprende circa 6-10 sedute.

Ogni fase della terapia deve essere portata a termine sempre con la verifica di un operatore abilitato. Sarà quest’ultimo, infatti, ad occuparsi dell’applicazione di una piastra, detta elettrodo passivo, direttamente sul corpo del soggetto, usando poi un altro elettrodo sul punto che deve essere trattato. In base al disturbo che si deve curare, l’operatore dovrà decidere di impiegare la modalità resistiva o quella capacitiva. Per quanto riguarda il prezzo, bisogna sottolineare come una seduta di questa tecnica dipende molto dalla struttura in cui viene eseguita. Nella maggior parte dei casi si tratta di un costo che risulta compreso tra 25 e 45 euro per ciascuna seduta.

Dove si può trovare

Esattamente come si verifica con tante altre tipologie di trattamento che vengono eseguite solo all’interno di centri specializzati o con macchine che sono particolarmente care, anche questa terapia non è detto che si trovi sempre in tutti i centri di fisioterapia. Anche se la sua diffusione in Italia risale comunque a qualche anno fa, bisogna evidenziare come sia una tecnica ancora relativamente poco conosciuta. La tecarterapia chiamata anche trasferimento energetico capacitivo resistivo, è una terapia che va a trasmettere degli stimoli energetici all’interno di diversi tessuti dell’organismo, provvedendo all’attivazione di processi del tutto naturali che portano a riparare dei danni o a guarire da certe infiammazioni. Il pensiero che sta alla base di tale tecnica, ovvero quello di apportare energia ai tessuti che sono stati danneggiati, si può riscontrare anche in altre terapie, come ad esempio la Marconiterapia oppure la terapia radar, ma tutte le altre tecniche si caratterizzano per trasferire energia che arriva dall’esterno. Invece, la principale caratteristica della Tecar è quella di attivare le cariche elettriche da ogni parte del corpo del paziente, basandosi sulla struttura del condensatore, con la presenza quindi di due conduttori che sono separati grazie ad un isolante. Un elettrodo, quindi, risulta essere collegato con un generatore dalla frequenza di circa 0,485 MHz, mentre il secondo conduttore non è altro che proprio il tessuto biologico che deve essere riparato.

La tecarterapia funziona?

Si tratta di un trattamento ad elevato indice di efficienza, toccando anche una percentuale pari al 50%, in modo particolare per le lesioni muscolari acute e per i traumi come le distorsioni. Gli effetti principali di tale tecnica corrispondono ad un incremento dell’azione metabolica, con un conseguente incremento della produzione di ATP, ma anche un incremento della circolazione del sangue e, infine, del drenaggio linfatico per via della vasodilatazione da calore.

Il principale vantaggio correlato a tale tecnica deriva dal fatto che, siccome l’energia arriva dall’interno, c’è la possibilità di coinvolgere anche delle zone dell’organismo più in profondità, che di solito non si possono curare con dei passaggi esterni di energia perché altrimenti potrebbero provocare danni alla pelle.

Quali sono le principali controindicazioni della tecarterapia

Questa tecnica, la tecarterapia, non presenta delle controindicazioni specifiche, a parte chiaramente tutte quelle che sono comunque collegate con l’impiego di strumentazioni tecnologiche del genere. Di conseguenza, si sconsiglia un trattamento del genere a tutti coloro che hanno un pacemaker, oppure donne nel corso della gravidanza, così come persone che soffrono di arteriopatie scompensate, oppure parestesie che hanno colpito la parte del corpo che dovrebbe essere oggetto della terapia.

Non ci sono particolari effetti collaterali. Ecco spiegato il motivo per cui questa tecnica si può utilizzare anche senza aspettare troppo tempo rispetto al momento del trauma. Inoltre, ha il vantaggio di poter essere ripetuta più di una volta al giorno in caso di necessità e può essere adottata in associazione ad ulteriori trattamenti, come ad esempio una cura manuale. Ovviamente ci sono alcune precauzioni che devono essere rispettate quando il soggetto che deve subire il trattamento non abbia sensibilità alla temperatura, ma si tratta di casi particolarmente rari. Invece, il fatto che il paziente abbia delle protesi metalliche all’anca, alla spalla o al ginocchio non rappresenta un impedimento per tale terapia.