Una tecnica può (forse) invertire il declino cognitivo

declino cognitivo

Alcune nuove ricerche suggeriscono che la stimolazione magnetica transcranica potrebbe invertire la perdita di memoria legata all’età anagrafica. Una tecnica che gli scienziati potrebbe presto essere in grado di invertire il declino della memoria legato all’anzianità.

D’altronde, è un fatto noto che la memoria di una persona tenda a diminuire con l’età. Tra il 15 e il 20 per cento delle persone di età superiore ai 65 anni ha infatti un lieve deterioramento cognitivo, una condizione che non è motivo di preoccupazione di per sé, ma che aumenta il rischio di malattia di Alzheimer.

Dimenticare le cose una volta ogni tanto o avere difficoltà a trovare le parole giuste può essere una parte naturale del processo di invecchiamento. Tuttavia, i ricercatori sembrano ora aver trovato un modo per invertire questa forma di perdita di memoria legata all’età.

Joel Voss, professore associato alla Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, è il ricercatore principale del nuovo studio e, insieme al suo team, ha utilizzato una forma non invasiva di stimolazione cerebrale chiamata stimolazione magnetica transcranica per migliorare la memoria negli adulti più anziani. I ricercatori hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Neurology.

Utilizzo della tecnica sull’ippocampo

La tecnica funziona applicando campi magnetici a specifiche aree cerebrali, influenzando così il sistema nervoso centrale. La tecnica opera completamente al di fuori del corpo, il che significa che non è invasiva per il paziente.

In maniera più specifica, Voss e il team hanno applicato la tecnica sull’ippocampo dei partecipanti – un’area cerebrale che si restringe con l’età e che le ricerche precedenti hanno legato alla perdita di memoria legata all’anzianità.

L’ippocampo è “la parte del cervello che collega due elementi non correlati tra loro in memoria, come il luogo in cui hai lasciato le chiavi o il nome del tuo nuovo vicino di casa”, spiega il capo. “Gli anziani spesso si lamentano di avere problemi con questa capacità”.

Nello studio attuale, Voss e il team hanno reclutato 16 adulti di età compresa tra i 64 e gli 80 anni e hanno usato la risonanza magnetica funzionale per localizzare l’ippocampo in ciascuno di essi.

Ora, poiché l’ippocampo è troppo profondo nel cervello perché i campi magnetici lo raggiungano, i ricercatori hanno preso di mira un’area cerebrale superficiale nel lobo parietale che invece si collega con l’ippocampo. In questo modo è stato possibile utilizzare la tecnica per influenzare indirettamente l’ippocampo.

“Abbiamo stimolato dove l’attività cerebrale è sincronizzata con l’ippocampo, suggerendo che queste regioni parlino tra loro”, spiega Aneesha Nilakantan, il primo autore dello studio.

I ricercatori hanno applicato la stimolazione magnetica ad alta frequenza a quest’area cerebrale per 20 minuti al giorno per 5 giorni consecutivi. Prima e dopo l’intervento, i ricercatori hanno testato la memoria di ogni partecipante utilizzando test di memoria standard.

I test consistevano nel ricordare associazioni casuali tra una varietà di cose, come oggetti, luoghi o parole. Di solito, i giovani adulti ottengono il 55 per cento di queste associazioni corrette, mentre gli adulti più anziani ottengono un punteggio inferiore al 40 per cento.

Ripristino della memoria

Dopo aver ricevuto la somministrazione di tale tecnica, gli anziani nello studio hanno ottenuto lo stesso punteggio dei giovani adulti. Voss e il team ha anche effettuato un intervento “finto”, che non ha fornito gli stessi risultati.

“La memoria delle persone anziane è migliorata al punto che non siamo più in grado di distinguerle dai più giovani. Sono diventati sostanzialmente migliori di prima” – ha affermato Joel Voss.

Il ricercatore capo commenta l’unicità dello studio, sostenendo che “non ci sono prove precedenti che i disturbi specifici della memoria e le disfunzioni cerebrali visti in adulti più anziani possano essere ridotti usando la stimolazione cerebrale o qualsiasi altro metodo”.

Approfondimenti e bibliografia

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia