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Tricomoniasi: cos’è, sintomi e come si cura

La tricomoniasi si caratterizza per essere una patologia che si può trasmettere per via sessuale e che può colpire persone sia di genere maschile che femminile. In realtà, i relativi sintomi possono insorgere più di frequente tra le donne. Senza ombra di dubbio si può considerare come la patologia sessualmente trasmissibile che può insorgere con la maggiore frequenza tra le ragazze che hanno rapporti sessuali. In ogni caso, si tratta di una patologia che si può curare. Secondo le stime più recenti pare che oltre 5 milioni ne vengano colpite.

Quali sono le principali cause della tricomoniasi

Questa patologia sessualmente trasmissibile viene provocata da parte di un particolare protozoo parassita unicellulare che è stato ribattezzato Trichomonas vaginalis. Nelle donne, nella maggior parte dei casi questa malattia va a colpire la vagina, mentre la parte maschile più colpita è l’uretra. La tricomoniasi è sicuramente una delle patologie di questo genere più comuni, indipendentemente dalle zone del mondo e dalle popolazioni. Esattamente come tante altre malattie sessualmente trasmissibili, anche questa particolare infezione è in grado di portare allo sviluppo dell’HIV (dal momento che è in grado di causare un accumulo a livello locale di linfociti e di macrofagi). La patologia è chiaramente legata piuttosto di frequente all’età fertile e capita molto raramente che si verifica prima del menarca oppure in seguito alla fase di menopausa. Nel corso della gravidanza, la donna che soffre di tricomoniasi è in grado di causare una rottura prematura delle membrane provocando chiaramente un parto in anticipo rispetto a quanto era stato messo in preventivo. Il neonato, in conseguenza a tale patologie e al parto prematuro, può fare i conti con un’infezione di natura polmonare o vaginale.

Come avviene il contagio

Nella maggior parte dei casi il contagio si verifica per trasmissione sessuale, anche se sono sempre di più i casi in cui tale parassita va a trasmettersi mediante contatto con l’asciugamano oppure tramite la biancheria intima. La trasmissione, oltre che per la tradizionale via sessuale, può verificarsi anche mediante il passaggio del neonato all’interno del canale del parto. Nel corpo umano questo batterio può svilupparsi senza problemi, mentre all’esterno è in grado di sopravvivere solamente per pochissime ore. Per questa ragione, riesce comunque a contagiare le persone tramite biancheria intima o asciugamani. Pensate che il trichomonas è in grado di sopravvivere addirittura anche per 30 minuti all’interno dell’acqua tiepida oppure fino ad 24 ore sul copri-water.

Quali sono i sintomi principali della tricomoniasi

Diagnosticare questa malattia sessualmente trasmissibile non è semplice. Ad ogni modo, nelle donne probabilmente i sintomi sono più evidenti. I segnali si possono individuare in modo piuttosto semplice: si tratta, ad esempio, di un intenso prurito che colpisce la zona vaginale, così come la produzione di perdite piuttosto strane (che hanno una consistenza schiumosa, giallastra e hanno un cattivo odore). Spesso, può insorgere dolore nel corso della minzione oppure durante i rapporti sessuali. Inoltre, i sintomi possono essere diversi anche nel corso del ciclo mestruale. Nelle persone di sesso maschile, invece, le infezioni spesso sono del tutto asintomatiche, visto che tale batterio può comportare lo sviluppo di uretriti e prostati, che insorgono nella forma di perdite piuttosto ridotte e difficoltà nella minzione.

Come si arriva ad una diagnosi

Come si arriva ad una diagnosi

La diagnosi deve essere eseguita andando, grazie ad esami specifici, alla ricerca del protozoo all’interno di campioni di essudato vaginale nelle donne oppure di essudato uretrale dell’uomo (oppure anche nello sperma). Piuttosto di frequente, però, si tratta di una patologia che, quando non viene trattata in modo immediato, può svilupparsi da forma acuta e assumere i contorni di una forma cronica-recidivante, in cui ci sono delle fasi di alternanza tra periodi senza sintomi e periodi acuti o subacuti. Di conseguenza, è fondamentale ottenere un consulto da un medico specialista nel caso in cui insorgano questo tipo di sintomi. Per quanto riguarda la prevenzione, si consiglia di evitare qualsiasi tipo di rapporto sessuale con dei soggetti che presentano un rischio di contagio, anche solamente avendo un semplice contatto con le zone intime di questi ultimi.

Quale terapia si consiglia di seguire

I farmaci che vengono suggeriti più di frequente per contrastare questo tipo di infezione corrispondono ai nitroimidazoli. Questi ultimi, quando la somministrazione avviene tramite via orale, vengono impiegati soprattutto a livello urogenitale, in cui riescono a svolgere nel migliore dei modi la propria attività benefica. Si tratta di farmaci che hanno certamente un buon livello di efficacia, ma è ancor più fondamentale arrivare ad una diagnosi in modo rapido e certo. La cura dovrebbe essere osservata anche da parte del partner, sia quando quest’ultimo abbia i sintomi o meno. Fino a quando dura questo tipo di trattamento, si suggerisce di evitare qualsiasi tipo di rapporto sessuale.