Trombosi venosa, un’occlusione delle vene dovuta a varie cause

114
Trombosi venosa

Trombosi venosa

La trombosi venosa, determina flebotrombosi, ovvero la formazione di un trombo all’interno di una vena degli arti inferiori. Le trombosi associate sono quelle addominali, come della vena porta, oppure la vena renale o la sindrome di Budd- Chiari. Queste sono patologie distinte, che vengono escluse dall’ambito di definizione di trombosi venosa.

Trombosi venosa. Cenni storici

Il primo caso di trombosi venosa, sembra risalire al XIII secolo, presente in un paziente maschio di 20 anni. Successivamente l’incidenza aumentò anche nelle donne a seguito del parto. Alla fine del 1700, la sanità pubblica rilasciò una dichiarazione che incoraggiava tutte le donne ad allattare al seno. L’allattamento era un sistema che poteva prevenire la comparsa di trombosi venosa. Nel 1856, Rudolf Virchw, medico e patologo, mise in pratica quella che ancora oggi viene definita la triade di Virchow, che comprende le tre principali cause della trombosi. Nella triade è presente il quadro teorico della trombosi venosa.

Trombosi venosa

Essa è concentrata maggiormente sull’effetto da parte di un corpo estraneo nel sistema venoso. Nel XX secolo, vennero introdotte le prime terapie farmacologiche multiple per la trombosi di tipo venoso. Gli anticoagulanti per via orale nel 1940, successivamente l’eparina sottocutanea e a seguire l’aspirina a basso peso molecolare nel 1882. Tra il 1970 ed il 1980 si utilizzò la pletismografia ad impedenza, per effettuare una diagnosi più accurata. Anche l’utilizzo del Doppler, era una utile per la diagnosi di trombosi venosa, che nel tempo superò il metodi di cui sopra.

Trombosi venosa: segni e sintomatologia

I segni e la sintomatologia che si manifesta in presenza di trombosi venosa profonda sono:

1. Dolore
2. Gonfiore
3. Sensazione di calore
4. Arrossamento
5. Scolorimento
6. Distensione

Quasi la metà dei malati di trombosi venosa, non lamenta alcuna sintomatologia riconducibile. Tutti i segni ed i sintomi da soli, non sono sufficiente per una diagnosi, ma valutati in combinazione con i fattori a rischio, possono essere utili a determinare la patologia. Nella maggior parte dei casi sospetti, la trombosi di tipo venoso viene esclusa. I sintomi sono riconducibili ad altre patologie, come la cellulite, le cisti di Baker, oppure lesioni muscolo-scheletrico o linfedema.

Trombosi venosa

La diagnosi differenziale include: ematomi, aneurisma, tumori, arteriosi e patologie del tessuto connettivo. Una forma molto grave ed anche rara di trombosi venosa, è la Phlegmasia Cerulea Dolens, e può determinare una condizione pericolosa per la vita del malato. Questa determina occlusione venosa acuta, con il totale deflusso delle estremità, comprese le vene femorali ed iliache. Il soggetto lamenta dolore alla gamba che diventa cianotica per mancanza di ossigeno e piena di liquido. Questa condizione, può determinare inoltre cancrena venosa.

Trombosi venosa: trattamento con anticoagulanti

Il trattamento standard per la cura della trombosi venosa, è la somministrazione di farmaci anticoagulanti. Questi medicinali impediscono ulteriormente la coagulazione, ma non vanno ad agire sui coaguli esistenti. Tutto questo è stato dimostrato da diversi studi clinici, che hanno evidenziato l’efficacia e la sicurezza rispetto ai FANS ed al Placebo. Valutare il rapporto tra i benefici ed i rischi è molto importante, in maniera tale da stabilire la giusta durata del trattamento, che generalmente è di tre mesi.

Trombosi venosa

Una terapia di maggiore durata, è possibile in quei pazienti che hanno un rischio di sviluppare la malattia maggiore, provocato da un episodio che non ha determinato danni importanti. I pazienti che hanno terminato il trattamento a base di vitamina K, presentano un elevato rischio di recidiva. In presenza di casi acuto di trombosi venosa degli arti inferiori, si raccomanda la somministrazione di un anticoagulante parenterale. Tali farmaci sono l’Eparina a basso peso molecolare, o l’Eparina non frazionata ed il Fondaparinux. Questi medicinali devono essere somministrati per almeno 5 giorni insieme agli antagonisti della vitamina K. Gli antagonisti vengono prescritti nei malati con funzionalità renale compromessa e sono: EBPM, e Fondaparinux.

L’antagonista della vitamina K viene somministrato tendenzialmente per un minimo di tre mesi, in maniera tale da poter mantenere un rapporto internazionale normalizzato di 2.0- con 2.5 come target di riferimento. Nei pazienti con trombosi venosa profonda, e che hanno subito un intervento chirurgico, l’ACCP raccomanda il trattamento per tre mesi. Una terapia farmacologica di tre mesi, è raccomandata anche nei pazienti con trombosi venosa dovuta al fattore di rischio transitorio.

Trombosi venosa