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Urinocoltura positiva: che significa e che fare

L’urinocoltura è un esame di laboratorio comunemente utilizzato per verificare la presenza di batteri nelle urine. Viene in genere richiesto nei soli casi in cui sintomi, evidenze cliniche o un più comune esame delle urine fanno già sospettare un’infezione e per identificarne, quindi, i batteri responsabili e la possibile cura.

Quando l’urino coltura è positiva? E cosa comporta?

Il risultato dell’urinocoltura è valutato in riferimento alla concentrazione di batteri per millilitro di urina. In altre parole, se il numero di colonie che si manifestano sulla piastra utilizzata per l’urinocoltura è inferiore ai 10mila per un millilitro di urina, il risultato si può considerare senza dubbio negativo. Per valori compresi tra i 10mila e i 100mila non si può esseri sicuri del risultato dell’urinocoltura e, per escludere eventuali infezioni o identificarle e curarle, serve ripetere l’analisi. Se la concentrazione di batteri è superiore ai 100mila per millilitro, invece, si tratta senza dubbio di un caso di urinocoltura positiva.

In questo caso, insieme all’esito positivo dell’urinocoltura,viene fornito nel referto un antibiogramma. Per realizzarlo, dopo l’identificazione del batterio (o, nei casi più rari, del mix di batteri) che hanno causato l’infezione, basta provarne la resistenza o la sensibilità ai più comuni antibiotici. In questo modo si suggerisce, tra l’altro, un percorso terapeutico che sta, comunque, al medico curante confermare e specificare nei tempi e nei modi.

L’urinocoltura positiva può accompagnarsi a tre condizioni tipiche

  • Batteriuria asintomatica. In questo caso, nonostante la concentrazione di batteri nelle urine sia superiore alla norma e indichi un’infezione, il paziente non presenta alcun sintomo. È una condizione molto frequente, soprattutto tra le donne in età fertile (ne soffre all’incirca il 5% della popolazione femminile). Nella maggior parte dei casi non richiede una cura specifica, se non la ripetizione periodica dell’esame per via precauzionale. Solo nel caso di una gravidanza anche la batteriuria asintomatica andrebbe curata con una terapia antibiotica, per evitare che evolva in più gravi patologie.
  • Cistite. Si tratta di un’infezione causata dalla presenza di batteri nelle urine e localizzata nella vescica. Anche questa è una condizione molto comune, soprattutto nelle donne adulte e sessualmente attive, che non deve fare preoccupare se si presenta sporadicamente e che può essere comunemente trattata con una semplice terapia antibiotica.
  • Pielonefrite. È una condizione più grave, caratterizzata da un’infezione che si estende ben oltre le prime vie urinarie e la vescica, fino al rene.

Quanto un’urinocoltura positiva è davvero positiva?

Prima di considerare i rimedi da adottare davanti a una urinocoltura positiva, andrebbe verificata l’attendibilità dei risultati ottenuti. Diversi fattori, infatti, potrebbero causare dei falsi positivi.

È necessario, innanzitutto, che il laboratorio che ha eseguito l’analisi rispetti tutti i principali standard igienico-sanitari e i dovuti protocolli in materia. Di fondamentale importanza è, poi, che i campioni utilizzati siano stati immediatamente messi in coltura: più tempo intercorre dal momento del prelievo, infatti, e più aumenta il rischio di contaminazione. In alternativa, i campioni vanno opportunamente refrigerati o trattati con un liquido batteriostatico.

Persino la raccolta dei campioni può incidere, però, sulla possibilità di ottenere urinocolture positive anche se non è in corso nessuna infezione batterica delle vie urinarie. È importante, per questo, seguire alcuni semplici step:

  • utilizzare esclusivamente un contenitore sterile per la raccolta dell’urina, disponibile in farmacia o fornito dal laboratorio di analisi;
  • lavarsi accuratamente le mani prima di maneggiare il barattolo e iniziare la raccolta delle urine;
  • procedere con l’igiene della cute intorno ai genitali: è lì che si potrebbero annidare alcuni batteri;
  • raccogliere la prima urina del mattino;
  • provare a raccogliere il mitto intermedio, cioè, il getto che viene subito dopo la primissima urina prodotta. In questa e negli ultimi scarti, infatti, potrebbero essere presenti residui di flora commensale, i batteri normalmente presenti nel tratto finale dell’uretra;
  • richiudere il contenitore e avere cura che non venga riaperto fino a quando non viene messo in coltura;
  • consegnarlo al centro analisi entro un’ora.

Altri fattori potrebbero generare, poi, falsi positivi. Le terapie antibiotiche, per esempio, motivo per cui si dovrebbe far trascorrere almeno una settimana tra il momento in cui se ne interrompe l’assunzione e quello in cui ci si sottopone a urinocoltura. Negli anziani, soprattutto se la raccolta delle urine è avvenuta attraverso il catetere, un risultato positivo dell’urinocoltura potrebbe essere legato infine alla normale colonizzazione del dispositivo medico.

L’identificazione del batterio responsabile

Spesso a causare l’infezione sono batteri che fanno parte del gruppo delle Enterobacteriaceae. Quello più diffuso è il batterio Escherichia Coli. Spesso l’infezione viene favorita da un solo ceppo batterico. Quando vengono identificati due o più ceppi, molto probabilmente si è verificata una contaminazione. In questi casi l’urinocoltura dovrebbe essere eseguita nuovamente. Per questo si suggerisce di effettuarla sempre insieme all’antibiogramma, un esame che permette di capire più chiaramente gli antibiotici a cui il batterio è resistente o sensibile.

Quando è consigliato l’esame dell’urinocoltura?

Gli uomini vengono colpiti più facilmente dalle infezioni urinarie. Si consiglia anche nei pazienti che soffrono di importante ematuria, calcoli urinari frequenti e malformazioni che hanno colpito le vie urinarie. Più in generale, questo esame viene suggerito negli anziani, nei bambini piccoli, nei soggetti con febbre molto alta o altri sintomi significativi. Deve essere eseguito all’interno dello screening in gravidanza, nei soggetti sottoposti di recente a cura antibiotica e chi soffre di patologie croniche gravi.

Cos’è la batteriuria asintomatica

Nel 5% circa delle donne adulte, in particolar modo di sesso femminile, l’urinocoltura è in grado di svelare forti concentrazioni di batteri, anche senza particolari sintomi. Tale condizione è stata ribattezzata batteriuria asintomatica ed è totalmente benigna: non serve iniziare alcun trattamento. Un’eccezione importante corrisponde alla gravidanza. In questo caso, la batteriuria asintomatica può danneggiare anche irrimediabilmente i reni. Quindi, nelle donne in gravidanza con urinocoltura positiva, anche senza sintomi, è meglio iniziare una cura antibiotica.

La terapia antibiotica

Con l’esecuzione dell’antibiogramma, viene scelto l’antibiotico con il rapporto migliore tra effetti collaterali e efficacia d’azione. Sono cinque gli antibiotici maggiormente impiegati di frequente. Si tratta della Fosfomicina, il Cotrimossazolo, la Ciprofloxacina, i Beta-lattamici e gli Aminoglicosidi. La Fosfomicina è un farmaco che va a disinfettare le vie urinarie e non comporta particolari effetti sistemici. Agisce soprattutto a livello della vescica. È quello più usato per la cura delle cistiti nelle donne giovani. Il Cotrimossazolo è un antibiotico adeguato con tante specie batteriche e senza particolari effetti collaterali. La Ciprofloxacina non può essere usato nei bambini e ha diverse controindicazioni, nonostante sia attivo contro tanti ceppi batterici. I Beta-lattamici hanno una minore efficacia sul batterio Escherichia Coli, mentre sono più attivi contro i batteri Gram+. Gli Aminoglicosidi vengono lasciati come ultima ratio, perché possono avere effetti collaterali anche molto gravi.

Urinocoltura positiva nei neonati

L’esame va eseguito in presenza di un sospetto di infezione delle vie urinarie. Il neonato che utilizza il pannolino, specialmente di sesso femminile, è più a rischio per quanto riguarda le infezioni. La colpa è soprattutto di un sistema immunitario ancora poco sviluppato. I sintomi corrispondono spesso ad urine maleodoranti, difficoltà nella minzione, febbre. Esami e cure tempestivi permettono di evitare guai peggiori, soprattutto a livello renale.
Nei bambini così piccoli, è fondamentale capire se le urine sono state raccolte correttamente. Spesso si riscontra una batteriuria da raccolta con sacchetto. Il prepuzio è spesso del tutto chiuso e lo smegma non è stato pulito completamente. Al suo interno spesso si celano batteri come il Proteus o la Klebsiella.