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Vena safena grande: la vena che percorre la gamba

La vena safena è la vena che percorre internamente gli arti inferiori ed è la vena più lunga del corpo umano.

Va dalla caviglia all’inguine e ha un’importante funzione di drenaggio del sangue che ritorna al cuore. Ecco nello specifico funzioni e patologie di questa vena.

Che cos’è la vena safena?

La vena safena grande è un vaso sanguigno superficiale sottocutaneo che si trova negli arti inferiori. Il termine “safena” non ha origini etimologiche chiare, sembra comunque che derivi dal greco “safaina” (“facilmente visibile”) o dall’arabo “el safin” (che significa “la nascosta”). Essa ha questo percorso, dalla caviglia all’inguine:

  • inizia nel punto nel quale la vena dorsale dell’alluce confluisce nelle vene dorsali del piede,
  • percorre anteriormente il malleolo mediale, qui può essere palpata
  • prosegue lungo la gamba, nella parte mediale
  • passa alla parte posteriore dell’epicondilo mediale femorale all’altezza del ginocchio
  • percorre la parte superiore della gamba, la coscia, anteriormente
  • entra in un’apertura della fascia lata (fossa ovale)
  • si unisce alla vena femorale superficiale, all’altezza del triangolo femorale.

La vena safena costituisce per la sua posizione un intermediario tra la superficie e la profondità, è sostanzialmente un collettore di raccolta del sangue. La sua funzione principale è il drenaggio del sangue che dal basso ritorna al cuore.

Le patologie della vena safena

La vena safena può avere diversi disturbi, anche piuttosto comuni. Questi non compromettono solitamente la vita del soggetto. Queste patologie sono:

  • Le vene varicose: come le altre vene superficiali, anche la vena safena è soggetta a varicosi. Anche se è un disturbo spiacevole e talvolta doloroso, non mette in alcun modo a rischio la vita del paziente. Questo tipo di disturbo non risulta evidente dall’esterno della gamba, ma si manifesta con gonfiore e senso di pesantezza agli arti inferiori, in particolare a sera, accompagnati da prurito, bruciore e crampi durante il sonno. In casi gravi la varicosi può determinare l’insorgenza di un’ulcera cutanea, ovvero una ferita molto dolorosa alla gamba, che ha la tendenza a non guarire.
  • La trombosi superficiale: La vena safena grande può anche sviluppare un trombo e occludersi. La trombosi non determina un pericolo per la vita nella maggior parte dei casi, solo di rado e in situazioni di rischio può dar luogo a embolia polmonare. La trombosi superficiale può essere associata a trombosi venosa profonda, per questo quando si presenta è sempre opportuno effettuare un controllo approfondito.

Cura della vena safena

In questi casi la vena safena viene asportata, poiché in presenza di vene varicose è dimostrato che la vena, collegata a quelle vene, non è più in grado di trattenere il sangue. Le sue valvole, che originariamente hanno lo scopo di non far più tornare indietro il sangue diretto al cuore, non sono più in grado di svolgere questo compito, di conseguenza il sangue si accumula nelle gambe e tende a gravare sulle vene, dilatandole e rendendole varicose. Questo intervento prende il nome di stripping e consiste nello staccare la vena nell’inguine e dal piede, sfilandola con un tubo flessibile fatto inserire al suo interno. Il trattamento laser, oggi molto usato, permette di chiudere la vena bruciandola senza intervento chirurgico. Allo stesso modo si utilizza la scleroterapia. L’utilizzo dell’uno o dell’altro sistema dipende dal caso e dal medico.

 

Il trattamento Chiva, per non togliere la safena

Di recente, da 10 anni, è stato introdotto un sistema di cura delle vene varicose che permette di non asportare la vena safena, la Chiva. Questo trattamento consente di avere risultati da molti considerati superiori rispetto allo stripping, poiché permettere di combattere la malattia varicosa anche più efficacemente, poiché non elimina solo le vene varicose presenti ma ne previene la formazione. Questa metodologia di cura è mininvasiva, poiché si esegue in anestesia locale. Necessita una mappa dettagliata delle vene e le informazioni sulla dinamicità del sangue, dati che vengono elaborati da chi poi esegue fisicamente l’operazione.

Il successo di questo tipo di trattamento è dato dal fatto che salva la vena safena.

 

Le motivazioni per le quali questa è importante sono le seguenti:

Utilizzo della vena safena per i by-pass

Spesso questa vena viene asportata per permettere operazioni di bypass aorto-coronarico, per essere utilizzata come innesto quando non sono disponibili altre arterie oppure quando sono necessari più innesti (triplo o quadruplo bypass). Questa vena viene scelta perché si conserva meglio rispetto ad innesti sintetici, a quelli di vena ombelicale o biosintetici. La vena safena viene usata per questo tipo di interventi vascolari solamente se è sana e non presenta varicosità, anche se è ancora aperta la discussione se sia comunque tranquillamente utilizzabile. C’è da dire in effetti che se esistono delle “Banche delle safene” significa che le safene tolte con lo stripping possono essere utilizzate. Il nervo safeno è una diramazione del nervo del femore e corre lungo questa grande vena, spesso viene danneggiato durante questo tipo di interventi.

Interventi d’urgenza attraverso la vena safena

Quando sono necessari interventi d’urgenza e c’è bisogno di iniettare farmaci per la rianimazione del soggetto e la fleboclisi non è applicabile per un collasso venoso, si effettua l’accesso vascolare periferico attraverso la vena safena grande.

Drenaggio dei tessuti

La vena safena è una vena che si trova sopra la fascia muscolare, rivestita da una struttura fibrosa che la rende invisibile. Le vene varicose invece sono appena sotto pelle, sopra la fascia. Il sangue che risale, dalla caviglia al cuore e dalle vene superficiali alle profonde passando attraverso la safena. Questa riceve il sangue dai sistemi collaterali in tutti i casi, sia che essa sia sana sia che non lo sia. Le vene che gli portano il sangue hanno una funzione di drenaggio dei tessuti, di conseguenza eliminare la vena safena, significa eliminare il reflusso, ma anche non permettere più questo drenaggio. La conseguenza è una pressione venosa in queste zone, che generano la comparsa di capillari evidenti.