Vitamina D: è utile contro il cancro colon-rettale

vitamina d e colon

Un nuovo studio recentemente pubblicato afferma che alte dosi di vitamina D potrebbero aiutare ad ostacolare la crescita del cancro colon-rettale in stadio avanzato, in combinazione con la chemioterapia.

Integratori di vitamina D

In particolare, l’analisi clinica (SUNSHINE) ha rilevato che significative dosi di vitamina D potrebbero rallentare significativamente la progressione del cancro metastatico del colon-retto.

Il dottor Kimmie Ng, direttore della ricerca clinica presso il Dana-Farber’s Gastrointestinal Cancer Treatment Center di Boston, afferma che i risultati dello studio sarebbero molto promettenti e potrebbero portare a nuove possibilità di trattamento nel prossimo futuro.

Nello studio in esame, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista JAMA, i ricercatori hanno reclutato 139 persone con cancro metastatico – colon-rettale non trattato in precedenza e li hanno divisi in due gruppi – uno con somministrazione a alta dose di vitamina D e uno con bassa dose di vitamina D.

Il gruppo ad alto dosaggio ha preso 8.000 unità internazionali (UI) di vitamina D ogni giorno per 14 giorni, prima di passare a 4.000 UI al giorno. Il gruppo a basso dosaggio ha preso 400 UI ogni giorno per tutta la durata dello studio. Entrambi i gruppi hanno anche ricevuto chemioterapia.

A margine dell’osservazione, i ricercatori hanno notato che la progressione della malattia nei partecipanti al gruppo ad alte dosi si è fermata per una media di circa 13 mesi, mentre quelli del gruppo a basse dosi hanno sperimentato un ritardo nella progressione di quasi 11 mesi. Inoltre, hanno scoperto che i partecipanti al gruppo ad alte dosi di vitamina D avevano meno probabilità di sperimentare una progressione di malattia o morte durante un periodo di follow-up di 22,9 mesi.

“I risultati del nostro studio suggeriscono un risultato migliore per i pazienti che hanno ricevuto integrazione di vitamina D, e non vediamo l’ora di lanciare uno studio più ampio per confermare questi risultati”, ha osservato il dottor Charles Fuchs, autore senior dello studio e direttore del Yale Cancer Center di New Haven.

Cancro del colon-retto

Come suggerisce il nome, il cancro colon-rettale è una patologia che colpisce il colon o il retto. Sebbene siano due distinte forme patologiche, generalmente vengono individuati in maniera univoca poiché condividono caratteristiche simili.

La maggior parte del cancro colon-rettale inizia come una crescita, chiamata polipo, che appare sul rivestimento del colon o del retto (ma non tutti i polipi si trasformano in cancro, ovviamente). Quando un medico rileva un polipo durante una colonscopia, di solito lo rimuove durante la stessa procedura e lo sottopone a un test.

Al di fuori dei tumori della pelle, il cancro colon-rettale è la terza diagnosi di cancro più comune sia negli uomini che nelle donne negli Stati Uniti. L’American Cancer Society stima che ci saranno più di 100.000 nuovi casi di cancro al colon nel 2019, e si aspettano anche oltre 44.000 nuovi casi di cancro rettale.

I tassi di sopravvivenza per questo tipo di cancro sono aumentati negli ultimi decenni, in parte a causa dello screening più accurato, in grado di rilevare i polipi.

Una base per un nuovo trattamento

Prima dell’inizio dello studio SUNSHINE, solo il 9% dei partecipanti allo studio dimostrava di avere livelli sufficienti di vitamina D. Il team di studiosi ha così notato che solo quelli del gruppo ad ampia dose di vitamina D hanno sviluppato e mantenuto livelli adeguati durante lo studio. Ricordiamo  che l’organismo produce vitamina D come risultato dell’esposizione della pelle alla luce solare, ma come si può anche ottenere attraverso fonti alimentari.

Il dottor Ng ha affermato in tal proposito che i risultati dello studio sono molto importanti perché la vitamina D è ampiamente disponibile, sicura e poco costosa. Tuttavia, gli autori notano anche che le persone non dovrebbero assumere dosi elevate al di fuori del contesto della ricerca clinica e sotto la supervisione del medico.

Lo studio solleva anche nuovi interrogativi. Ad esempio, gli scienziati hanno scoperto che le persone obese avevano meno probabilità di notare su se stessi i benefici della vitamina D, che valeva anche per gli individui i cui tumori contenevano un gene KRAS mutato. Poiché lo studio comprendeva solo 139 persone, gli scienziati sono ora ansiosi di ampliare la loro ricerca. Gli autori scrivono che i loro risultati “giustificano un’ulteriore valutazione in uno studio clinico randomizzato multicentrico più ampio”.

Approfondimenti e bibliografia

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia