Vitiligine: cause, cure e terapie

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Vitiligine

La vitiligine è, come abbiamo scritto sopra, un disturbo della pigmentazione ed è causata dalla distruzione delle cellule che generano i pigmenti cutanei, i melanociti. La maggior parte dei ragazzi che presentano queste “chiazze chiare” sulla cute sono perfettamente sani, né più né meno che come tutti gli altri coetanei

La vitiligine: le macchie chiare sulla pelle

La vitiligine le macchie chiare sulla pelleLa vitiligine, dunque, a causa della distruzione delle cellule che presiedono alla sintesi dei pigmenti che danno il normale colorito alla pelle, provoca la comparsa di queste chiazze biancastre sulla pelle, non in una sola parte del corpo ma, più spesso, distribuite su tutto il corpo. Chiazze come quelle che compaiono all’esterno possono anche comparire sulle membrane di natura mucosa, ad esempio quelle che rivestono le parti interne del naso e della bocca. Potrebbe capitare anche che alcuni ciuffi di capelli, ove mai dovessero trovarsi in una zona affetta da vitiligine, diventino bianchi.

Le cause della vitiligine

Le cause della vitiligine sono, a tutt’oggi, ancora sconosciute, pur se la comunità scientifica ha iniziato a formulare alcune teorie circa questa malattia. Esistono prove più o meno certe che coloro che abbiano sviluppato questa malattia hanno avuto in eredità un patrimonio genetico che li rende più probabilmente vittime di aree depigmentate sulla pelle.

Una delle teorie più accreditate è che la depigmentazione sia il frutto di un disturbo di tipo autoimmune, e cioè che le cellule che producono i pigmenti cutanei siano state distrutte per errore dal proprio sistema immunitario.

Un’altra di queste teorie parte dal concetto che un melanocita possa distruggerne altri. E’ stato anche riferito da parte di alcuni pazienti o, meglio soggetti, affetti dalla vitiligine, che la malattia si sia scatenata da un singolo specifico evento, come uno stress oppure, un colpo di sole. In questi ultimi casi, però, non è mai stato dimostrato il nesso tra causa ed effetto.

Fattori di rischio per la vitiligine

Pressappoco lo 0,5 / 1 percento della popolazione di tutto i mondo è affetto da vitiligine. Più o meno la malattia si manifesta intorno al venticinquesimo anno d’età, anche se potrebbe comparire a qualsiasi età. La malattia non fa distinzione di sesso e di appartenenza a gruppo etnico particolare anche se, ovviamente, il sintomo principale è più visibile nei soggetti con la pelle meno chiara.

La vitiligine pare essere più diffusa tra gli individui che abbiano contratto qualche malattia autoimmune, quali, ad esempio, una insufficienza surrenalica, un ipertiroidismo, una anemia perniciosa o una alopecia areata.

La comunità medica non ha individuato ancora una origine per l’associazione tra quste malattie autoimmuni e la vitiligine, soprattutto in quanto la maggior parte dei pazienti di vitiligine difficilmente è affetto da patologie di tipo autoimmune contemporaneamente.

Può capitare che l’andamento di questa malattia sia familiare. Disiamo che i figli dei pazienti di vitiligine hanno più probabilità di contrarla. Però è altrettanto vero che molti bambini figli di persone con vitiligine non l’hanno contratta ed i parecchi soggetti sofferenti di questa malattia manca la familiarità.

La sintomatologia della vitiligine

Normalmente la vitiligine si manifesta dapprima con la comparsa delle famose chiazze biancastre sulla cute. Le aree cutanee più soggette sono quelle che sono più delle altre esposte ai raggi del sole, quindi il viso e le labbra, le mani ed i piedi, le braccia e le gambe. Anche inguine ed ascelle sovente vengono interessate dalla depigmentazione, così come il retto, le aree genitali, l’ombelico, le narici, gli occhi ed il contorno della bocca

La vitiligine tipicamente si manifesta in una di queste tre varianti:

  1. Forma focale: la depigmentazione si circoscrive ad una zona o poco più.
  2. Forma segmentale: le chiazze biancastre interessano solamente un lato del corpo.
  3. Forma generalizzata: la variante più frequente. La depigmentazione interessa entrambi lati del corpo, in modo simmetrico.

Altri sintomi, oltre quello principale, sono un incanutimento precoce non solo della capigliatura, ma anche della barba, delle ciglia, delle sopracciglia. Nei soggetti con la pelle scura potrebbero manifestarsi delle zone depigmentate anche dentro il cavo orale.

La vitiligine può andare incontro a peggioramenti?

Le forme segmentale e focale di questa malattia restano relegate al loro lato del corpo, senza diffondersi nell’altro. La terza forma, quella generalizzata, ha la caratteristica dell’imprevedibilità: in alcuni pazienti le chiazza bianche restano relegate alle aree iniziali, purtuttavia in molti soggetti la malattia diviene progressiva, tendendo ad estendere le zone del corpo soggette a depigmentazione.

Le forme focale e segmentale di vitiligine rimangono in un lato del corpo e non si diffondono.

Per taluni pazienti i tempi di estensione delle chiazze è molto lungo, potendo durare anche molti anni, ma, purtroppo, capita anche che la malattia possa progredire in tempi molto più rapidi. Alcuni soggetti hanno riferito che nuove chiazze sono comparse contemporaneamente a situazioni di stress di natura fisica o psicologica.

La diagnosi della vitiligine

diagnosi della vitiligine

La diagnosi di questa malattia si fonda principalmente sull’esame obbiettivo, ma anche sulla anamnesi e su qualche esame di laboratorio che vedremo di seguito.

Si potrà sospettare di esserne affetti, ovviamente, quando inizieranno a comparire le prime chiazze biancastre (comunicate dal soggetto o riscontrate all’esame obbiettivo) sulla pelle. Se si sospetta la contrazione di questa malattia, lo specialista effettuerà indagini sul passato clinico del paziente. Tra i fattori più importanti per la diagnosi ricordiamo la storia familiare relativa alla vitiligine, eventi di ustioni da esposizione al sole o eruzioni cutanee, incanutimenti precoci. Lo specialista si informerà pure circa la presenza in famiglia di eventi di disturbi autoimmuni e valuterà la sensibilità cutanea del soggetto. Potrebbe rendersi necessario un prelievo di un piccolo campioncino di cute del paziente (biopsia) per una osservazione al microscopio. Se il paziente è effettivamente affetto da vitiligine, si noterà la completa assenza di melanociti sul campione di cute. Se, al contrario, si rileverà la presenza di qualche cellule infiammatoria, probabilmente la causa della depigmentazione potrebbe essere dovuta ad altro tipo di patologia.

Dal momento che la vitiligine potrebbe associarsi ad un’altra patologia, l’anemia perniciosa (o anche all’ipertiroidismo), non è escluso che si possano anche prescrivere esami per il controllo delle emazie e della funzione tiroidea.

Per alcuni soggetti potrebbe raccomandarsi una visita presso un oculista per poter escludere che siano in atto uveiti (infiammazioni a carico dell’occhio), che è una condizione che spesso si associa alla vitiligine.

Anche la ricerca ematica di anticorpi antinuclei (una delle tipologie anticorpali) può essere utile per stabilire se il paziente sia affetto da qualche disturbo di tipo autoimmune.

Convivere con la vitiligine

Abbiamo detto come la vitiligine sia una affezione per nulla pericolosa, però non sono da porre in secondo piano i coinvolgimenti di natura psicologia ed emozionale che l’esserne affetti può provocare.

Queste antiestetiche chiazze biancastre possono avere ripercussioni sia sull’autostima che sulla tranquillità psichica del paziente. I soggetti con vitiligine possono essere soggetti a stress di natura emozionale, soprattutto se il sintomo si estende ad aree del corpo particolarmente in vista (piedi, braccia, mani e viso) o anche sulle aree genitali. Sovente gli adolescenti (i soggetti maggiormente preoccupati di apparire di bella presenza) possono avere conseguenze emozionali devastanti in seguito alla comparsa delle chiazze bianche, soprattutto se la vitiligine è molto diffusa sul loro corpo. Molti di loro reagiscono con sensazioni anche gravi di vergogna, imbarazzo, depressione o eccessiva preoccupazione del giudizio altrui.

Naturalmente, grazie a Dio, non mancano i metodi per dare una mano ai pazienti di vitiligine: vari tipologie di trattamento (le vediamo nella sezione successiva) possono diminuire fortemente, oppure mimetizzare o anche far sparire del tutto le macchie di depigmentazione sulla pelle.

E’ estremamente importante, naturalmente, trovare uno specialista molto competente in modo specifico di questa malattia, anche perché valuti le conseguenze psicologiche del disturbo. Occorre, poi, sempre riferirgli anche i risvolti psichici della malattia perché anche per queste complicazioni la medicina può trovare delle soluzioni. Non è da trascurare, poi, l’importanza di acquisire di persona delle nozioni sulla propria malattia, in modo da poter partecipare con cognizione di causa alla scelta delle terapie.

Molti soggetti hanno rilevato che l’utilizzo di qualche cosmetico mascherante ha diminuito fortemente la visibilità delle chiazze biancastre e, conseguentemente, ha migliorato anche lo stato psicologico del paziente.

Le cure e le terapie per la vitiligine

Lo scopo che si deve prefiggere la cura è il ridurre il contrasto che si crea tra le aree colpite e le aree non colpite della pelle del paziente.

Le scelte terapeutiche sono in dipendenza delle sedi, delle dimensioni delle macchie, da quale è la loro diffusione e anche dalle preferenze personali. Ogni soggetto reagisce alle cure in nodo specifico e personale, quindi un determinato trattamento non sarà buono per tutti. Le alternative al giorno d’oggi constano di cure farmacologiche, operazioni chirurgiche ed anche delle terapie di tipo ausiliare (di supporto da una cura medica o chirurgica)

Terapie farmacologiche

Ne esistono di vario tipo, per lo più sono ad uso topico e servono per diminuire la visibilità delle aree chiare. Vediamo, di seguito, le più diffuse

  1. Terapia topica: consta di varie creme, anche contenenti corticosteroidi che possono dare u aiuto nella ripigmentazione delle chiazze biancastre, ma vanno utilizzate nelle fasi iniziali della malattia;
  2. Fototerapia: con la luce o con il laser con tecnologia a eccimeri, è una terapia utile per il trattamento della vitiligine, ma i risultati potrebbero essere transitori;
  3. Fotochemioterapia con psoraleni: anche nota con il nome di PUVA, può essere efficace in parecchi casi. Si prefigge il fine di ripigmentare le aree chiare. Si tenga presente, però, che è lunga e può indurre effetti indesiderati, a volte di una certa gravità. Lo psolarene è un medicinale che, reagendo ai raggi ultravioletti, provoca lo scurirsi della pelle. Il trattamento necessita di assunzione per os del medicinale o anche l’applicazione topica dello stesso, per poi esporre la pelle ai raggi UVA (sole o lampade speciali). Gli effetti dello psolarene cui accennavamo prima possono essere vomito e nausea, prurito e crescita pilifera abnorme, iperpigmentazione. Più grave è il rischio di carcinomi cutanei, anche se alle dosi necessarie per questo tipo di terapia il rischio è molto contenuto.
  4. La depigmentazione: è un trattamento particolare in quanto implica lo sbiancamento di tutte quelle zone di cute non implicate negli effetti della vitiligine, in parole povere invece di ripigmentare le aree chiare si vanno a sbiancare tutte le altre. Questo potrebbe essere il trattamento d’elezione per coloro che siano affetti da vitiligine su almeno la metà del loro corpo. Si applica un prodotto farmacologico, il monobenzil etere di idrochinone (anche chiamato monobenzene) due volte ogni ventiquattro ore sulla parte del corpo ancora pigmentata, fino a che esse non abbiano assunto la medesima colorazione delle aree affette. Occorrerà evitare un contatto diretto (pelle/pelle) con altre persone per almeno due ore dopo l’applicazione del prodotto perché altrimenti anche la pelle del soggetto “toccato” potrebbe depigmentarsi. Tra gli effetti collaterali annoveriamo un possibile prurito, e la pelle secca. Ma l’effetto più grave potrebbe essere una forte infiammazione con arrossamenti e gonfiori. La depigmentazione tenderà ad essere permanente e difficilmente sarà reversibile. Si ricordi che la depigmentazione renderà la pelle molto più sensibile alla esposizione al sole.

Terapie chirurgiche

  1. Trapianti cutanei autologhi: pelle di un’area non affetta del corpo viene impiantata su un’area affetta.
  2. Trapianti cutanei con innesti di blister: questa metodica richiede la generazione di blister (vescicole) tramite l’applicazione di estremi termici o suzione alla cute normalmente pigmentata.
  3. Micropigmentazione (tatuaggi): questa metodica prevede l’impianto di pigmenti nella cute con specifici strumenti chirurgici.
  4. Trapianti autologhi di melanociti: dopo un prelievo di tessuto non affetto si coltivano in soluzioni colturali i melanociti che poi verranno trapiantati nelle aree di pelle non pigmentata.