Se al ristorante trovi un capello o un insetto nel piatto, l’imbarazzo dura un attimo: sapere come reagire e cosa prevede la legge cambia tutto.
Succede raramente, ma quando succede lo ricordi bene. Sei al ristorante, il piatto arriva, inizi a mangiare e all’improvviso lo vedi.
Un capello oppure un insetto. Un attimo prima avevi fame, quello dopo ti passa tutto. A quel punto scatta il dubbio: lo dico o faccio finta di niente? Devo pagare lo stesso? Posso alzarmi e andarmene? La legge, su questo, è molto più chiara di quanto si pensi.
Quando entri in un ristorante e fai la tua ordinazione, anche se nessuno firma nulla, nasce automaticamente un accordo tra te e il locale. Si chiama contratto di ristorazione. Non riguarda solo il cibo che pagherai a fine pasto, ma anche qualcosa di molto più importante: la tua salute.
Il ristoratore si impegna a servirti piatti preparati in modo corretto, con ingredienti sicuri e nel rispetto delle norme igienico-sanitarie. Per questo trovare un corpo estraneo nel piatto non è una semplice “svista fastidiosa”, ma un vero e proprio inadempimento.
Se nel piatto trovi un capello, una mosca o qualsiasi altro corpo estraneo, hai il diritto di rifiutarti di pagare quella portata, poiché significa che il servizio non è stato eseguito correttamente.
Ma c’è di più, infatti secondo l’interpretazione giuridica del contratto di ristorazione, anche una sola portata contaminata può far venire meno l’accordo nel suo complesso. In pratica, la legge ti consente di non pagare nemmeno le altre portate della stessa comanda, anche se già consumate. È un aspetto che pochi conoscono, ma che esiste ed è tutelato.
La presenza di un insetto nel piatto può essere anche un segnale di scarsa igiene del locale. Per questo la legge permette al cliente di segnalare l’accaduto all’ASL competente, che potrà avviare controlli sanitari. Non è una vendetta, ma uno strumento di tutela, soprattutto se la situazione lascia dubbi sulle condizioni della cucina.
Nel caso in cui il corpo estraneo provochi un danno concreto, per esempio una reazione allergica o un malessere documentabile, il discorso cambia ancora. Oltre a non pagare il conto, puoi anche chiedere un risarcimento. In questo caso, però, servono prove: referti medici, testimonianze, elementi oggettivi che dimostrino il nesso tra il piatto servito e il danno subito.
Detto tutto questo, nella pratica la maggior parte delle situazioni si risolve con il dialogo. Il cameriere, di solito mortificato, propone di sostituire il piatto o di non farlo pagare. Spesso ci si accorda per saldare il resto del conto e chiudere lì la questione. Sta poi al cliente decidere se accettare o far valere fino in fondo i propri diritti.