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Quel cuore che doveva salvare una vita e invece ha aperto mille domande

Pubblicato da
Aurora De Santis

Un bambino di due anni e mezzo lotta ancora. Intorno a lui, domande pesanti, indagini aperte e parole che lasciano spazio a troppi dubbi.

Per tre ore è stato ascoltato dai magistrati. Giuseppe Limongelli, cardiologo, professore universitario ed ex responsabile del follow up dei trapianti pediatrici all’Ospedale Monaldi, ha ricostruito il suo ruolo e ciò che sa di questa vicenda dolorosa.

Quel cuore che doveva salvare una vita e invece ha aperto mille domande – Inran.it

Le sue dimissioni sono arrivate il 29 dicembre, appena sei giorni dopo il trapianto di cuore al piccolo di due anni e mezzo che oggi sta ancora combattendo per la vita. Una coincidenza temporale che inevitabilmente ha acceso interrogativi.

Va chiarito che Limongelli non ha partecipato direttamente all’intervento. Il suo compito era seguire i bambini prima e dopo il trapianto, accompagnarli nel percorso clinico, monitorarli nel tempo. E quel bambino, a quanto pare, lo conosceva bene. È stato seguito per due anni. Un tempo lungo, fatto di controlli, attese, speranze. Poi il trapianto e subito dopo, qualcosa che non ha funzionato.

“Proteggiamo la mamma”: parole che fanno pensare a errori e incomprensioni

In un’intervista ha detto una frase che fa davvero riflettere: bisogna proteggere la mamma, poi verrà fuori tutto. Non sono parole casuali. Lasciano intendere che dietro ci siano stati problemi, forse errori, forse semplicemente una comunicazione che non ha funzionato come avrebbe dovuto.

“Proteggiamo la mamma”: parole che fanno pensare a errori e incomprensioni – Inran.it

Si parla di possibili incomprensioni tra i medici napoletani partiti per l’Alto Adige e quelli che hanno avviato l’intervento a Napoli. Coordinare équipe diverse, in momenti così delicati, non è mai semplice. Ma quando al centro c’è il cuore di un bambino, ogni dettaglio diventa decisivo.

La famiglia sostiene che l’organo sarebbe stato danneggiato durante il trasporto, parlando di un utilizzo improprio di ghiaccio secco invece di quello tradizionale. Secondo questa ricostruzione, il cuore sarebbe arrivato compromesso e nessuno avrebbe rilevato i danni prima dell’impianto. Accuse gravissime. Che adesso devono essere verificate, una per una.

Sei indagati e un’inchiesta complessa tra Napoli e Bolzano

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta coordinata dall’aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante. Nel registro degli indagati risultano sei sanitari tra medici e paramedici del Monaldi. L’ipotesi di reato è quella di lesioni colpose.

Sotto la lente tutto ciò che è accaduto il 23 dicembre, quando l’équipe partì per Bolzano per il prelievo del cuore, nell’ambito di un espianto multiorgano che coinvolgeva ospedali di diverse regioni. Nel pomeriggio l’organo venne impiantato a Napoli. Ma si rivelò subito non funzionante.

Le verifiche sono ancora in corso, sia a Bolzano sia sull’operato dei medici napoletani. L’indagine è complicata: sono passati quasi due mesi, le competenze coinvolte sono tante, le responsabilità da accertare altrettante.

Intanto però al centro di tutto c’è un bambino piccolissimo che lotta e una famiglia che aspetta risposte, non solo tecniche, ma anche umane.

Aurora De Santis

Classe 1990, mi dedico agli studi classici per poi specializzarmi in grafologia. Collaboro da diversi anni con testate giornalistiche e siti web. La scrittura è un mondo che ha un fascino speciale per me. Infatti, unisco la passione per la scrittura al mondo della grafologia. Sono grafologa, grafologa forense, educatrice del gesto grafico e grafologa dell’età evolutiva.

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Aurora De Santis