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Salute e Benessere

Non è solo quanto bevi: cambia tutto in base a cosa scegli nel bicchiere

Pubblicato da
Aurora De Santis

C’è una cosa che spesso si sottovaluta quando si parla di alcol: non è solo una questione di quantità, ma anche il tipo.

Negli ultimi anni, un’analisi davvero ampia ha provato a mettere un po’ di ordine su questo tema. Parliamo di oltre 340.000 adulti seguiti per più di tredici anni nel Regno Unito. Un periodo lungo, abbastanza da osservare abitudini reali e capire come si riflettano sulla salute.

Non è solo quanto bevi: cambia tutto in base a cosa scegli nel bicchiere – Inran.it

I dati arrivano da uno dei database più importanti in ambito medico, lo UK Biobank, e sono stati presentati in un contesto scientifico di alto livello. L’idea di partenza era semplice: bere poco è sempre meglio? Oppure conta anche cosa si beve?

Per orientarsi, i partecipanti sono stati divisi in gruppi, da chi beve occasionalmente a chi ha consumi più elevati. E già qui emerge qualcosa di interessante: non tutte le bevande sembrano comportarsi allo stesso modo.

Non tutte le bevande si comportano allo stesso modo

Quando il consumo diventa alto, il discorso è piuttosto chiaro: il rischio aumenta. Si parla di un +24% di mortalità generale, con picchi più marcati per tumori e problemi cardiovascolari. Ma è quando si scende a livelli più bassi che la situazione si fa meno scontata.

Non tutte le bevande si comportano allo stesso modo – Inran.it

A parità di quantità, birra, sidro e superalcolici risultano associati a un rischio maggiore, anche tra chi beve con moderazione. In particolare, cresce il rischio cardiovascolare.

Il vino invecesembra seguire un’altra strada. Chi lo consuma con moderazione mostra un rischio più basso di mortalità cardiovascolare rispetto a chi beve raramente o per niente.

E qui nasce il dubbio vero: è davvero il vino ad avere un effetto protettivo, oppure è tutto il contesto che gli ruota attorno?

Dietro i numeri: non c’è solo la chimica

Una parte della risposta potrebbe stare nella composizione. Il vino, soprattutto quello rosso, contiene sostanze come i polifenoli e altri antiossidanti che possono avere un ruolo nella protezione dei vasi sanguigni. Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo.

Conta molto anche il modo in cui si beve. Il vino, nella maggior parte dei casi, è legato ai pasti, a ritmi più lenti, a un’alimentazione complessivamente più equilibrata. Birra e superalcolici, invece, sono spesso associati a contesti diversi: aperitivi veloci, serate fuori, consumo meno strutturato.

C’è poi un altro aspetto: i distillati, ad esempio, non portano con sé particolari sostanze “protettive”. L’organismo si trova a gestire quasi esclusivamente l’etanolo, con effetti più diretti su pressione e cuore. Insomma, non è solo cosa bevi, ma come, quando e in quale contesto.

Cosa dobbiamo davvero portarci a casa

Come sempre, quando si parla di studi così ampi, bisogna andarci cauti. I dati si basano anche su dichiarazioni personali e il campione analizzato tende a essere più sano della media.

Inoltre, alcune categorie di persone – chi ha già patologie, ad esempio – potrebbero essere più vulnerabili agli effetti dell’alcol.

C’è però un punto che resta fermo, ed è importante dirlo senza giri di parole: l’alcol non è mai completamente innocuo. È una sostanza riconosciuta come cancerogena e non esiste una soglia totalmente priva di rischi.

Questo non significa demonizzare ogni bicchiere, ma forse cambiare prospettiva. Più che cercare benefici, ha senso chiedersi come si inserisce il consumo nelle proprie abitudini, nella propria salute, nella propria quotidianità e, ogni tanto, fermarsi un attimo prima di riempire il bicchiere.

Aurora De Santis

Classe 1990, mi dedico agli studi classici per poi specializzarmi in grafologia. Collaboro da diversi anni con testate giornalistiche e siti web. La scrittura è un mondo che ha un fascino speciale per me. Infatti, unisco la passione per la scrittura al mondo della grafologia. Sono grafologa, grafologa forense, educatrice del gesto grafico e grafologa dell’età evolutiva.

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Aurora De Santis