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Guerra in Iran, l’operazione USA per sbloccare Hormuz può riaprire le ostilità

Pubblicato da
Antonio Papa

Nel buio salmastro dello Stretto di Hormuz, i radar brillano come lucciole nervose. Migliaia di voci sussurrano in radio la stessa attesa: passare, ripartire, tornare a casa. Poi gli Stati Uniti annunciano Project Freedom. E l’acqua, d’un tratto, sembra più stretta.

I numeri sono freddi, ma parlano. Circa 20.000 marittimi fermi su 2.000 navi. Scorte in calo. Turni allungati. L’IMO registra almeno 19 attacchi dall’inizio della guerra. Dieci morti. Otto feriti. Non c’è precedente nell’era moderna, dicono gli esperti. E ogni alba qui pesa come una sera.

Guerra in Iran, l’operazione USA per sbloccare Hormuz può riaprire le ostilità (AnsaFoto) – inran.it

L’UKMTO classifica la minaccia come “critica”. Suggerisce rotte lungo le acque omanite, a sud del sistema di separazione del traffico, dove gli Stati Uniti hanno creato una fascia di sicurezza rafforzata. Poche ore prima, una petroliera al largo di Fujairah è stata colpita da proiettili non identificati. Un lampo. Un’eco. Niente di certo su chi abbia sparato.

Nel mezzo del blocco, arriva l’annuncio di Project Freedom: Washington guiderà i convogli per “liberare” le navi ferme. Teheran reagisce subito. “La sicurezza di Hormuz è sotto il controllo dell’Iran. Ogni movimento sicuro va coordinato con noi.” L’avvertimento si fa minaccia: qualunque forza armata straniera che entri nello stretto sarà “presa di mira e attaccata”. Per l’Iran, un ingresso unilaterale violerebbe il cessate il fuoco. È la linea rossa, messa in chiaro.

Qui sta il punto che inquieta. Una scorta navale può sbloccare il traffico. Può anche riaccendere le ostilità. In mare, un errore dura un secondo e costa una guerra. L’aria stessa sembra tesa. L’odore del carburante si mescola al sale e alla paura del primo colpo.

Intanto, il conflitto ribolle altrove. L’esercito di Israele colpisce nel Libano meridionale obiettivi definiti “infrastrutture di Hezbollah”. Teheran fa sapere di aver giustiziato due uomini accusati di legami con il Mossad nelle proteste di gennaio. Un messaggio doppio: interno e oltreconfine. Sullo sfondo, gli USA trasferiscono in Pakistan l’equipaggio di una nave iraniana catturata. Un tassello in più in un mosaico già complesso.

Eppure, tra i graffi, spunta spazio per la diplomazia. L’ambasciatore Witkoff assicura: “Parliamo con l’Iran”. Da Teheran confermano: proposta ricevuta da Washington, in valutazione. Le trattative camminano. A passi brevi, ma camminano.

Tra diplomazia e avvertimenti

Per i comandanti in plancia, le istruzioni sono pratiche. Coordinarsi sul canale VHF 16 con le autorità omanite. Restare a sud, dove le navi da guerra USA pattugliano. Valutare finestre di transito in convoglio. I premi assicurativi schizzano. Gli scali ruotano gli ormeggi per guadagnare ore. Al momento, non ci sono dettagli pubblici completi su regole d’ingaggio, corridoi, tempi di avvio di Project Freedom. Manca trasparenza, e l’incertezza in mare è già metà del rischio.

Nel frattempo, anche la politica scricchiola. A Gerusalemme, la testimonianza di Netanyahu nel processo per corruzione viene di nuovo rinviata. La guerra che entra nei tribunali. E la vita civile che si adatta, come può, alle crepe del fronte.

Resta un’immagine. Una sirena che vibra nella foschia del Golfo. Le prue allineate, le scialuppe pronte, gli occhi dei marinai puntati sull’orizzonte. Il primo suono sarà quello di un convoglio che parte o di un colpo d’avvertimento? In un canale così stretto, la scelta non è mai solo di chi comanda. È anche di chi, ogni giorno, tiene il mare.

Antonio Papa

Giornalista pubblicista dal 2010, "fratello maggiore" di tanti redattori del network, autore di trasmissioni televisive. In TvPlay sono, insieme a Claudio Mancini, il conduttore di FantaTvPlay, di "Chi Ha Fatto Palo" e di altri format creati da noi. Sono una persona che ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, coronando un sogno che avevo fin da bambino. Il mio motto è “lavorare seriamente senza mai prendersi sul serio”. Cerco di trasmettere la mia passione e il mio entusiasmo alle persone che lavorano con me: quando ci riesco… ci divertiamo!

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