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Alzheimer e Parkinson: quali sono i soggetti più a rischio

Pubblicato da
Serena Ponso

Secondo uno studio se da giovane hai svolto una certa attività potresti essere un soggetto a rischio e contrarre facilmente malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson. 

Signore anziano che fa un puzzle (Adobe Stock)

L’Alzheimer e il Parkinson sono malattie del sistema nervoso che interessano per lo più le persone della terza età. Molti studi hanno indagato queste malattie che in entrambi i casi comportano perdita di memoria e disturbi del comportamento.

In particolare, c’è uno studio che ha dimostrato che in realtà esistono alcuni soggetti che sono più propensi rispetto ad altri a contrarre queste malattie.

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Il rischio di Alzheimer e Parkinson è maggiore in alcuni soggetti

Risonanza magnetica di cervelli (Adobe Stock)

Il nostro cervello è l’organo principale del nostro corpo perché ne consente il corretto funzionamento. Ma proprio per questo motivo è anche molto delicato e in grado di risentire delle nostre attività quotidiane, anche andando indietro nel tempo.
Il cervello è infatti in grado di immagazzinare tantissime informazioni e altrettanti ricordi. E potrebbe succedere che in alcuni casi risenta di una determinata azione che però abbiamo svolto in passato.

Questo lo afferma uno studio effettuato presso l’University of Glasgow, che ha dimostrato come ci sia uno stretto legame tra l’attività sportiva e le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson. Sono note le teorie secondo le quali alcuni sport violenti, come il rugby o il football americano ma anche la boxe, che espongono i giocatori a un maggiore rischio di urti in zone del corpo sensibili, potrebbero in qualche modo favorire lo sviluppo di malattie neurodegenerative.

Ma in questo caso lo sport preso in esame non ha nulla a che vedere con quelli menzionati. Stiamo parlando del calcio, che a quanto pare può influenzare il tasso di mortalità di questi disturbi. Con questa ricerca gli studiosi hanno confrontato il tasso di mortalità a causa di malattie neurodegenerative tra 23.028 pazienti e 7.676 ex giocatori di calcio, sottoponendo entrambi i gruppi agli stessi controlli.

Dai risultati è emerso che il tasso di mortalità per malattie neurodegenerative è dello 0,5% nei pazienti “comuni” e dell’1,7% negli ex giocatori di calcio. A quanto pare, questi ultimi prima del raggiungimento dei 70 anni sono in grado di abbattere i rischi di mortalità generali. Ma superata questa età la mortalità aumenta radicalmente, sopratutto a causa di malattie neurodegenerative, specialmente l’Alzheimer.

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Nonostante questa importante scoperta, a quanto pare i ricercatori non sono stati in grado di individuare quali sono i fattori che determinerebbero questo aumento di mortalità. Ricordano, dunque, e sottolineano, che giocare a calcio, come qualsiasi altro sport, fa anche bene alla salute e soprattutto previene le malattie cardiovascolari.

Serena Ponso