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Dalla tastiera alla penna: la scelta della scuola sul gesto grafico è chiara, ma manca l’apporto professionale del grafologo

Pubblicato da
Aurora De Santis

Le neuroscienze confermano i benefici del gesto grafico, la scuola lo riscopre, ma nel rinnovato interesse per il corsivo manca una competenza specifica.

Negli ultimi tempi si torna a parlare con insistenza di scrittura a mano nelle scuole. Non come moda nostalgica, ma come scelta educativa consapevole. Le nuove Indicazioni nazionali hanno riportato al centro il corsivo, invitando gli insegnanti a curare con attenzione il gesto grafico fin dalla primaria. In un’epoca dominata da tablet e tastiere, questa scelta ha acceso dibattiti, entusiasmi e qualche perplessità.

Dalla tastiera alla penna: la scelta della scuola sul gesto grafico è chiara, ma manca l’apporto professionale del grafologo – Inran.it

Eppure i dati scientifici sono chiari: scrivere a mano attiva circuiti cerebrali complessi, favorisce memoria, concentrazione, organizzazione del pensiero. Non si tratta solo di “fare bella scrittura”. Il gesto grafico coinvolge coordinazione, pianificazione spaziale, ritmo, controllo tonico-muscolare. È una funzione cerebrale a tutti gli effetti.

Pertanto, non può che nascere una riflessione che, da grafologa e grafologa forense, non posso tenere per me. Perché quando si parla di ritorno al corsivo, di calligrafia, di potenziamento grafo-motorio, la figura del grafologo spesso non viene nemmeno considerata?

Chi studia davvero il gesto grafico

Il grafologo è l’unico professionista che studia in modo sistematico il segno grafico nella sua dimensione strutturale, dinamica e psicologica. Non osserva solo la forma della lettera, ma il movimento che la genera, l’organizzazione dello spazio, la qualità del tratto, il ritmo dell’avanzamento.

Chi studia davvero il gesto grafico – Inran.it

La scrittura è movimento, è il risultato dell’integrazione di micro-gesti che si coordinano in modo armonico. Ogni grafema nasce da una sequenza precisa di flessioni, estensioni, adduzioni e abduzioni. È l’andamento della mano sul foglio che racconta lo scrivente, non la sola estetica del segno.

Il concetto di scrittura, per chi si occupa seriamente di grafologia, non si limita alle lettere. Comprende il tracciato numerico, il disegno, lo scarabocchio, ogni segno che la mano produce nel campo scrivente. Perché tutto ciò che passa dal cervello alla mano lascia una traccia organizzata.

Nella mia esperienza professionale vedo ogni giorno quanto il gesto grafico sia legato all’identità. Bambini che migliorano nella scrittura migliorano spesso anche nella sicurezza personale. Adulti che recuperano fluidità ritrovano fiducia.

Nuove figure, vecchie competenze dimenticate

In alcune realtà si introducono nuove figure legate al “segno” e alla calligrafia come supporto didattico. È positivo che si riconosca l’importanza della scrittura manuale. Ma è curioso che raramente venga citata la disciplina che, da decenni, studia il gesto grafico con metodologia scientifica.

Il grafologo dell’età evolutiva, ad esempio, si occupa di studiare disegni e grafia del bambino, coglie segnali di disagio, analizza il modo in cui il minore organizza lo spazio e struttura la forma. Non si limita alla leggibilità: osserva il processo.

La grafologia applicata alla scuola lavora su due piani paralleli: analisi e intervento. Analizza il testo scritto come si analizzerebbe un organismo, osservando forma, movimento, spazio e tratto. Ed è il grafologo educatore del gesto grafico – figura differente da quella del grafologo dell’età evolutiva – che interviene sul gesto quando necessario, aiutando il bambino a riorganizzare il movimento in modo più funzionale.

Una scuola davvero completa

Quando si parla di équipe scolastiche e di DSA, si citano psicologi, logopedisti, pedagogisti. Figure fondamentali, senza dubbio, ma se l’oggetto di osservazione è la scrittura, è evidente che chi studia in modo specifico il segno grafico dovrebbe avere un ruolo stabile.

Il ritorno alla scrittura a mano è una grande opportunità. Può essere l’occasione per rimettere al centro il gesto, la lentezza consapevole, il rapporto tra corpo e pensiero, ma rischia di restare parziale se non si riconosce la competenza di chi ha fatto del gesto grafico oggetto di studio, ricerca e pratica professionale.

La scrittura non è solo calligrafia, è funzione cerebrale, organizzazione dello spazio, costruzione dell’identità, e quando la scuola decide di tornare alla mano, forse è il momento di dare voce anche a chi quella mano la studia da sempre.

Articolo a cura della Dott.ssa Aurora De Santis,grafologa, esperta in educazione e ri-educazione del gesto grafico, grafologa dell’età evolutiva, grafologa forense dell’età evolutiva e grafologa forense e giudiziaria civile e penale,iscritta all’A.G.P. (Associazione Grafologi Professionisti) al n. 9/171.

Aurora De Santis

Classe 1990, mi dedico agli studi classici per poi specializzarmi in grafologia. Collaboro da diversi anni con testate giornalistiche e siti web. La scrittura è un mondo che ha un fascino speciale per me. Infatti, unisco la passione per la scrittura al mondo della grafologia. Sono grafologa, grafologa forense, educatrice del gesto grafico e grafologa dell’età evolutiva.

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Aurora De Santis