Varicella in gravidanza: perché è considerata rischiosa?

Quando questa patologia però interessa una donna in gravidanza, può avere dei rischi, soprattutto per il nascituro. Ecco quali sono.

Varicella in gravidanza e nei bambini

La varicella è una delle malattie classiche dei bambini, ma può essere contratta anche dagli adulti. Se l’adulto in questione è in stato interessante, questa malattia può determinare dei rischi per il feto. La varicella è provocata da un virus definito “varicella Zoster”. Una volta che un soggetto contrae la malattia, sviluppa per la stessa, un’immunità permanente. La varicella non è una malattia importante, tanto che di solito non da alcun problema ai pazienti, seppure risulta evidente dai puntini che ricoprono il corpo. Non è lo stesso però nel caso di varicella in gravidanza, poiché può dar luogo a una serie di fattori di rischio.

Contagiosità

La varicella è un virus che si trasmette per contatto diretto, di conseguenza il contagio è davvero molto facile. È quasi inevitabile che il virus venga trasmesso se in uno stesso ambiente ci si trova con una persona infetta, attraverso le vie respiratorie o per la vicinanza. È molto improbabile che la trasmissione sia indiretta, ovvero che se un soggetto viene in contatto con un’altra persona affetta, porti con sé l’infezione senza svilupparla; allo stesso modo non si contrae la malattia toccando un oggetto che è stato toccato da una persona malata. La varicella è una malattia che ha una fase di incubazione di 15-21 giorni e ha un intervallo di contagiosità di 1-2 giorni, ovvero prima della comparsa delle vescicole e fino a quando queste non si sono trasformate in croste.

Nel caso della varicella in gravidanza, non è scontato che il virus passi anche al feto, ma può accadere nel 17% dei casi e la gravità è connessa al momento nel quale questo accade.

Fattori di rischio: in caso di contagio del bambino

Varicella in gravidanza e nei bambini

Se la varicella in gravidanza contagia la donna durante il primo trimestre di attesa, gli organi dell’embrione sono ancora in formazione, di conseguenza le possibilità che il bambino nasca con la cosiddetta “sindrome da varicella congenita” sono al 7%. Questa sindrome è caratterizzata da lesioni cutanee, anche con cicatrici, atrofia dei muscoli, ipoplasia delle dita (quindi dita piccole e corte rispetto alla norma) oppure lesioni di tipo cerebrale come encefaliti, le quali possono in taluni casi dar luogo a ritardo mentale. Nei casi più gravi, la varicella in gravidanza può determinare un aborto spontaneo.

Se la varicella in gravidanza contagia la gestante nel secondo o nel terzo trimestre, le conseguenze sono inferiori. Esse infatti sono sempre meno rischiose mano a mano che si va avanti con i mesi. Nelle ultime settimane di attesa tuttavia, bisogna fare attenzione, in particolare:

Se il contagio avviene fino a 21 giorni prima del parto, la probabilità che il virus passi alla placenta è basso e, seppure avviene, la madre ha avuto il tempo di trasmettere al feto gli anticorpi. Il bambino può guarire in questo caso prima della nascita oppure manifestare la varicella post partum. In tutti i casi la malattia ha un decorso favorevole.

Se la donna partorisce quando sta incubando la malattia, il bambino nasce sano, ma può manifestare la malattia nei giorni successivi, poiché il bambino non ha ricevuto gli anticorpi della madre, che vengono prodotti infatti quando la malattia si manifesta. La concentrazione del virus in tal caso è inferiore, perché non è passato attraverso la placenta, ma per via respiratoria. In questi casi ai bambini vengono iniettate immunoglobuline contro il virus entro le 48 ore dalla nascita, cosicché il sistema immunitario, ancora debole, sia aiutato. Solo in un secondo momento si valuta se somministrare anche farmaci antivirali, che hanno comunque un’azione meno veloce delle immunoglobuline.

Se il contagio avviene 18-20 giorni prima della scadenza della gestazione e quindi il piccolo dovrebbe nascere proprio quando iniziano i sintomi della malattia nella madre, la viremia è massima. La mamma non ha ancora potuto trasmettere i suoi anticorpi al feto e lo stesso non ha ancora sviluppato la possibilità di una risposta immunitaria. La situazione in questo caso è grave e i rischi possono essere anche letali. Proprio per questo motivo, si valuta se prolungare o anticipare la data del parto, cosicché la nascita non coincida con i giorni più critici.

I rischi sono sempre per il bambino, la madre non corre alcun rischio particolare. Per alleggerire il decorso della malattia e ridurre al minimo il rischio di trasmissione, è possibile somministrare alla madre delle immunoglobuline, ma sempre entro 72 ore dal contagio. I farmaci antivirali sono invece sconsigliati durante la gravidanza.

Il vaccino contro la varicella in gravidanza

L’unica arma contro la varicella è il vaccino, che in molte regioni è anche gratuito. Se la donna è sicura di non aver mai avuto questa malattia e ha in programma di avere un bambino, può programmare una vaccinazione 3 mesi prima del concepimento, in modo da non correre alcun rischio. Molte volte coloro che hanno avuto la malattia, in una percentuale del 20% non sanno nemmeno di averla avuta. In caso vi sia comunque il dubbio, è possibile effettuare un esame del sangue per verificare la presenza degli anticorpi specifici. Se l’esito è negativo è bene sottoporsi alla vaccinazione.

Il virus della varicella in certi casi può rimanere nei gangli nervosi, nel midollo spinale. In questi casi, c’è la possibilità, benché molto rara, che il virus si riattivi a seguito di situazioni di stress. In questo caso il virus va a colpire solo la fascia di un nervo, in corrispondenza del quale compaiono vesciche, rossore, bruciore, dolore. È quello che viene definito Herpes Zoster oppure fuoco di S. Antonio. Il virus è lo stesso della varicella, ma il contagio è più difficile e avviene solamente mediante il contatto con il liquido delle vesciche.

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