Citomegalovirus, i rischi e come proteggersi

Il CMV fa parte della ben nota famiglia degli Herpesvirus, alla quale appartengono la varicella, l’herpes labiale e quello genitale. Chi entra in contatto con questa infezione non ne diventa immune ma anzi, dopo l’infezione primaria è facile che ricorra più volte nell’arco della vita (il virus non scompare mai del tutto e si riattiva in condizioni favorevoli). Può trattarsi della riattivazione del ceppo già presente oppure, di una reinfezione, cioè con un ceppo virale diverso.

La persona infetta non si rende conto subito di esserlo perché il citomegalovirus quando entra nel corpo non offre particolari sintomi. Alcune persone possono accusare un lieve senso di stanchezza oppure un po’ di febbre, ma di certo non pensano al CMV.

Come avviene il contagio?

Il contagio nell’adulto con un sistema immunitario sano non è così facile. Deve infatti esserci un contatto diretto di saliva, sangue e urine. Si trasmette anche attraverso il rapporto sessuale. In un sistema immunodepresso (ma in alcuni casi anche in un buon stato di salute) può invece trasmettersi anche attraverso oggetti come spazzolini da denti e bicchieri.

E’ molto importante quindi adottare le principali misure di sicurezza e igieniche, in modo tale da evitare di contrarre un’infezione. Precauzioni che devono essere seguite in modo ancor più scrupoloso dalla donna in dolce attesa. IL CMV è considerato infatti la più frequente infezione materno-fetale. Colpisce circa 1 gravidanza su 100.

Bisogna quindi lavarci non entrare in contatto diretto con sangue, urina e saliva delle altre persone. Infine, non avere rapporti sessuali non protetti. I soggetti immunodepressi e le donne incinte, devono adottare precauzioni ulteriori come lavarsi le mani spesso, soprattutto dopo essere entrati in contatto con ambienti pubblici. Vanno evitati contatti troppo ravvicinati con i bambini, non si devono condividere posate e bicchieri e vanno evitati i luoghi affollati.

Quali sono i sintomi del citomegalovirus?

Il CMV quando entra in contatto con il nostro organismo lo fa in modo silenzioso e, con altrettanto silenzio, può restare latente all’interno del nostro corpo anche per anni. Quando le condizioni ideali per manifestarsi si palesano, ecco che si scopre di aver contratto il virus! Capire quando è successo può essere molto difficile.

Alcune persone invece avvertono sintomi un po’ più specifici ma non è detto che l’associno al virus. Può causare molta stanchezza, un po’ di febbre e dolori muscolari.

Nei sistemi immunodepressi, come ad esempio le persone che soffrono di AIDS, hanno un tumore oppure sono state sottoposte a un trapianto, il virus può portare anche a polmoniti ed encefaliti.

Citomegalovirus in gravidanza

Il CTM in gravidanza può essere molto pericoloso. Anche le donne in dolce attesa infatti, hanno un sistema immunitario un po’ più debole. A scopo fisiologico questo è indispensabile per evitare il rigetto del feto.

La donna perciò deve stare molto attenta a non contrarre l’infezione. Tuttavia se è già entrata in passato in contatto con il CMV potrebbe accadere che in questo stato si riattivi. Di solito tuttavia a causare l’infezione fetale non è la riattivazione la il contagio primario.

Complicanze

Il CMV in gravidanza è responsabile di varie complicazione. Può infatti portare all’aborto spontaneo e a danni fetali. Nell’infezione primaria c’è un rischio di contagio del 30-50%. Nell’infezione secondaria è invece rara ma non stabilita. Non è da sottovalutare il periodo gestazionale nel quale il CMV colpisce. Se accade all’inizio di una gravidanza, i rischi per il feto (ancora privo di difese immunitarie) possono essere molto seri. Possono manifestarsi convulsioni, microcefalia, idrocefalia, calcificazioni, difetti nello sviluppo celebrale etc.

L’infezione encefalica può portare a lesioni o alterato sviluppo dei neuroni e della loro migrazione. Questi difetti migratori accadono all’inizio del secondo trimestre e costituiscono la più comune lesione neurologica da CMV. Le conseguenze sono ritardi psicomotori gravi o sindromi spastiche. Nel 20% delle infezioni sintomatiche e nel 5% di quelle asintomatiche, viene sviluppata a causa del virus anche una sordità neurosensoriale.

Le infezioni possono portare anche ad altri problemi come la polmonite e l’epatite, fibrosi, danni oculari, gastroenterite…

Il bambino può essere contagiato anche in altri modi. Al momento della nascita ad esempio, oppure quando viene allattato. Per questo motivo per evitare la trasmissione il latte andrebbe scaldato a 70°C, temperatura alla quale il virus diventa inattivo.

Conseguenze gravi per il feto:

  • malformazioni visibili a livello ecografico;
  • sordità congenita;
  • ritardo mentale;
  • corioretinite (patologia che porta alla cecità).

Gli esami del sangue

Gli esami del sangue

Il ginecologo dovrebbe prescrivere negli esami del sangue anche la ricerca delle immunoglobuline IgG e IgM che sono anticorpi presenti sia in caso che la donna abbia in passato contratto questa infezione (IgG) o che l’infezione sia in atto (IgM).

Fare o non fare lo screening?

Molti ginecologi però non prescrivono lo screening per vedere se è presente il Citomegalovirus in gravidanza. Questo perché attualmente ci sono pochi mezzi per contrastare l’eventuale infezione in atto e poi anche per il fatto che la percentuale dei bimbi nati con danni gravi ricordati prima, sono una percentuale modestissima.

Se il ginecologo decide di prescrivere questo esame, la ricerca degli anticorpi deve essere comunque fatta ad inizio gravidanza per vedere se la donna nel suo passato ha già contratto il Citomegalovirus. Se c’è presenza di immunoglobuline IgG vuol dire che la futura mamma è immune dall’infezione in quanto ha già contratto la malattia ed ora non può reinfettarsi.

Anche se il virus, che rimane latente nell’organismo femminile, dovesse riattivarsi, questa sarebbe un’infezione secondaria che non comporta rischi per il feto.

I rischi maggiori li ha una madre che contrae per la prima volta il Citomegalovirus in gravidanza.

In caso di IgG negative ma IgM positive è bene ripetere l’esame una seconda volta per essere certi che il risultato sia corretto. Inoltre è utile poter datare quando la donna ha contratto il virus. Se l’infezione avviene dal secondo mese in avanti è più rischiosa in quanto nel primo mese vale la regola del “tutto o niente” ossia, se qualcosa deve andare male, va male subito. In questo caso quindi, potrebbe esserci un aborto spontaneo.

In caso di infezione in atto è necessario rivolgersi ad un centro specializzato per vedere se il contagio è passato al bambino. La donna viene sottoposta ad una ecografia fetale ma anche così, non si può essere sicuri del tutto perché alcuni danni potrebbero non essere visibili.

L’amniocentesi è l’esame che può risolvere paure e dubbi. Se nel liquido amniotico il Citomegalovirus è assente, il feto non ha contratto l’infezione e non ci sono rischi da temere. In caso contrario, la situazione andrò valutata di conseguenza con una consulenza prenatale.

Controlli più attenti e frequenti con ecografie mensili di secondo livello in caso di citomegalovirus in gravidanza.

Controlli più attenti e frequenti con ecografie mensili di secondo livello in caso di citomegalovirus in gravidanza.

Una volta nato, il piccolo viene sottoposto ad una serie di esami aggiuntivi come esami di tipo sierologico e immunologico, test dell’udito, risonanza magnetica, ecografia cerebrale.

Diagnosi tempestiva

Una diagnosi tempestiva è fondamentale. Ecco perché i medici richiedono un’analisi del sangue mensile attraverso la quale è possibile vedere se è stato contratto il citomegalovirus. Se sono presenti gli anticorpi specifici vuol dire che la donna ha il CMV. Questo test riconosce sia le IgM, cioè le immunoglobuline presenti se vi è un’infezione primaria o acuta. E riconosce le IgG, che indicano quando la malattia è stata presa in passato.

Le IgM tuttavia possono essere presenti anche per altri motivi, quindi il medico deve in questo caso continuare a indagare.

Quando la donna scopre di essere infetta dal virus deve aspettare almeno 6-8 settimane dalla presunta data del contagio e sottoporsi all’amniocentesi, test che riconosce il virus nel liquido amniotico. Il tempo di attesa è necessario perché è in questo arco di tempo che il virus attraversa la placenta. Bisogna dire che l’infezione non equivale alla malattia fetale, la quale deve essere tempestivamente riconosciuta grazie alle frequenti ecografie. Alcune anomalie possono essere tardive, come l’idrocefalia o la microcefalia, ma anche le calcificazioni.

Ci sono cure?

Nel momento in cui viene diagnosticata tempestivamente, la donna può ridurre le possibilità di contagiare il feto prendendo immunoglobuline per via endovenosa ogni mese. Questi anticorpo vanno a contrastare la diffusione del virus. Qualora il virus sia già entrato in contatto con il feto, è necessario fornire a lui gli anticorpi.

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