Orticaria solare: le cause e i fattori di rischio più comuni

La causa di questo problema è da ricercare in alcune cellule della pelle che rilasciano sostanze che aprono i vasi sanguigni. I fluidi rilasciati nella pelle fanno venire prurito e macchie rosse.

L’orticaria solare è una patologia nella quale a causa della reazione alla luce di alcune cellule della pelle, un soggetto manifesta macchie e prurito. Originariamente la scoperta della malattia fu attribuita a P. Merklen nel 1904, il nome fu coniato nel 1923. La malattia è molto rara, nel secolo passato, ne sono stati segnalati circa un centinaio di casi.

Non importa se si tratti di luce solare oppure artificiale o se si tratti di un uomo o di una donna, essa può colpire in qualunque momento della vita. La luce in alcuni soggetti, stimola delle cellule ubicate sulla pelle del corpo umano. Queste cellule rilasciano sostanze chimiche, in particolare istamina. L’istamina determina l’apertura dei vasi sanguigni e la formazione di liquido che si raccoglie nella pelle. Questo da come conseguenza una fastidiosa sensazione di prurito e in molti casi compaiono a distanza di circa 60 minuti delle macchie rosse, che si possono talvolta anche gonfiare.

In particolare l’ orticaria solare (OS) è un tipo di orticaria fisica, una rara patologia in cui il soggetto teme la radiazione ultravioletta e in casi più gravi anche la luce visibile. Queste si possono manifestare sulle aree coperte e scoperte della pelle.  Le tipologie della malattia sono controverse, vi sono distinzioni fatte in base alla lunghezza d’onda delle radiazioni di luce che provocano il problema e altre in base al genere di allergene che l’attiva. L’agente responsabile della reazione alle radiazioni da parte della pelle è indicato come foto-allergene. Questo nel caso dell’ orticaria solare non è ancora stato identificato.

Le cause

La scienza tutt’oggi non ha saputi ancora spiegare come si sviluppi l’orticaria solare di preciso, probabilmente è data comunque da una reazione chimica che si manifesta nella pelle conseguentemente alla luce. In un certo senso si parla di una sorta di allergia alla luce che dà luogo all’orticaria.

L’orticaria solare è in sostanza comunque una forma di ipersensibilità mediata dalle IgE. Questa può essere introdotta per mezzo di fattori primari oppure secondari, o anche indotta da una fotosensibilizzazione esogena. L’ orticaria solare primaria è considerata un’ipersensibilità di tipo primario, una reazione ad un antigene che può interessare anche l’anafilassi. L’antigene in questione, cioè la sostanza che determina la risposta immunitaria, è data da una radiazione visibile o ultravioletta.

L’ orticaria solare secondaria invece si può verificare solo se un soggetto entra in contatto con precise sostanze chimice, come per esempio pece, catrame, coloranti, o che assumono farmaci come il benoxaprofene, o che sono affetti da protoporfiria eritropoietica. Queste tre possibilità determinano nei soggetti fotosensibilità.

In alcuni casi si sono anche evidenziate cause più rare, non ortodosse. In alcuni casi si sono manifestati focolai dati da un accumulo di radiazioni subito dalla t-shirt del soggetto. In un altro caso si è trattato di una conseguenza dell’assunzione di antibiotici tetraciclici assunti per un altro disturbo dermatologico.

Dei test fatti iniettando un siero autologo irradiato, hanno mostrato che in alcuni casi in pazienti con l’orticaria solare si è manifestata la malattia nell’area interessata dall’iniezione e in altri non vi sono stati sintomi. Questo ha dimostrato che la reazione è presente solo in chi ha la malattia non dovuta a fototossicità.

Fattori di rischio

Alcune condizioni sembrano favorire la comparsa dell’orticaria solare. In particolare coloro che assumono aspirina o farmaci vicini alla morfina sono più esposti al rischio. Il fenomeno potrebbe essere evitato limitando l’esposizione a questo genere di sostanze.

Sintomatologia

Un soggetto affetto da questo disturbo è interessato nelle zone colpite dalla luce, ma in alcuni casi si può manifestare anche al di sotto dei vestiti. Le aree poco coperte del corpo potrebbero potenzialmente essere un focolaio. La vita con questo genere di malattia può essere difficile, infatti i pazienti avvertono un costante prurito e dolore. Bastano pochi minuti sotto alle radiazioni ultraviolette perché compaia un’eruzione cutanea.

La reazione dell’orticaria solare si manifesta inizialmente come un prurito, diventando poi eritema ed edema in poco tempo. Se le zone esposte sono ampie, può essere che il soggetta perda molto liquido e questo può dare come risultato: mal di testa, stordimento, nausea, vomito. Solo di rado si sono manifestati broncospasmi. Se una grande zona di pelle viene esposta in modo improvviso può essere che si manifesti una reazione anafilattica.

Una volta tornata al di fuori dei raggi UV, la zona con eruzione cutanea, torna ad essere normale in poche ore.

Come si cura

L’orticaria solare di solito viene curata con dei farmaci o seguendo particolarissime terapie mediche. In particolare i farmaci dedicati alla cura di questo disturbo sono gli antistaminici. Questi sono utili al fine di ridurre benché in modo parziale, la condizione di orticaria solare nel 60% dei pazienti. Gli antistaminici possono essere anche utilizzati in alcuni casi per prevenire il disturbo. Oltre a questi, si possono anche somministrare ai pazienti affetti farmaci capaci di deprimere il sistema immunitario, come il prednisolone e la ciclosporina. Il problema può essere così risolto, ma di solito si usa questo tipo di farmaco solo se la situazione è particolarmente grave, questo a causa degli effetti collaterali.

Come terapie mediche invece vi sono la fototerapia e la plasmaferesi. La prima è utile per ispessire la pelle, così da incrementare la tolleranza del paziente all’esposizione alla luce. Di solito si fa questa terapia 15 volte, con cadenza di 3-5 volta alla settimana. La plasmaferesi prevede invece la rimozione di parte del plasma del sangue mediante una macchina apposita.

I globuli rossi, una volta estratto il plasma, vengono rimessi in circolazione. La tecnica è ancora in fase di sperimentazione, ma a momento sembra avere effetti determinanti per eliminare i fattori che portano all’ orticaria solare.

I metodi utilizzati comunemente sono gli antistaminici e la fototerapia, solo in casi estremi e gravi si assumono immunosoppressori e si fa la plasmaferesi.

Diagnosi

La malattia è difficilmente diagnosticabile perché da sintomi molto simili ad altri disturbi dermatologici, come la PMLE, cioè la Polymorphus light eruption. Il test più utile è costituito da un fototest diagnostico, cioè un esame specialistico che confermerebbe la presenza nel soggetto di reazioni anomale a fronte delle scottature.

Le forme di questi test possono essere diverse e sono tutte necessarie per determinare il genere di orticaria solare ci si trova di fronte: photopatch test, fototest classico, foto provocazione etc.

I photopatch sono usati per diagnosticare l’ orticaria solare come sintomo di un’allergia che si verifica quando c’è la luce solare. Il paziente viene sottoposto ad una bassa dose di radiazioni UVA. Il fototest classico, stilizzatissimo, permette di sottoporre a diverse qualità di radiazioni UVA e UVB pochi centimetri di pelle, in modo da definire con precisione il dosaggio e la specifica radiazione che origina il problema. Il test viene fatto nelle zone dove sono comparse precedentemente eruzioni.

La foto provocazione prevede di esporre una zona di un braccio a delle radiazioni UVB e una dell’altro a quelle UVA. La quantità è la medesima di quella che il soggetto potrebbe prendere a mezzogiorno in un giorno d’estate. Se si manifestano eruzioni cutanee, si fa una biopsia su quella parte. Vengono poi associati a questi test: esami delle urine, delle feci, test biochimici.

Quante persone ne soffrono

Secondo quanto affermano gli ultimi dati forniti dalla Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic), l’orticaria riguarderebbe circa 5 milioni di persone, di cui 600 mila con orticaria spontanea e cronica, per cui è difficile o impossibile trovare una specifica causa.

La patologia è peraltro ben più complessa da gestire di quanto si possa immaginare, considerato che quasi un terzo dei casi non reagisce agli antistaminici che spesso vengono indicati per fronteggiarla, e a volte richiede la somministrazione di cortisone.

Quanto ci costa curare l’orticaria

È la stessa Siaaic a parlare altresì di un altro problema che ruota intorno a questa patologia: i costi per il servizio sanitario nazionale.

Curare l’orticaria costa infatti circa 40 milioni di euro l’anno e, per giunta, questo sforzo non riesce comunque a debellare del tutto il prurito nei pazienti, che al massimo possono ricevere un rimborso che copre la terapia per 11 mesi, insufficienti per molti pazienti con orticaria cronica.

Insomma, il rischio è che i casi veramente gravi escano al di fuori della copertura delle terapie con il SSN, tornando alle vecchie cure, con i disagi che ne conseguono. Il farmaco per alleviare i fastidi ha infatti un costo di 500 euro al mese che, evidentemente, è insostenibile per molti.

Bibliografia e credit

  • Orticaria solare – Orphanet
  • Orticaria solare – Wikipedia
  • Manuale di dermatologia medica. Paolo Fabbri, Carlo Gelmetti, Giorgio Leigheb; Ed. Edra Masson; 2014
  • Manuale di dermatologia medica e chirurgica. Tullio Cainelli, Alberto Giannetti, Alfredo Rebora; Ed. McGraw-Hill Education; 2017
  • Leenutaphong V, Hölzle E, Plewig G, Pathogenesis and classification of solar urticaria: a new concept, in Journal of the American Academy of Dermatology
Gestione cookie