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Allerta biossido di titanio e nanoparticelle nei prodotti del supermercato

Pubblicato da
Sophia Melfi

Non solo biossido di titanio, anche le nanoparticelle ormai contaminano la maggior parte dei prodotti presenti nei supermercati. I risultati delle ultime ricerche ne svelano i possibili effetti collaterali.

Biossido in polvere (Adobe Stock)

Tra le nanoparticelle più diffuse non c’è solo il biossido di titanio. Molte altre sostanze, impiegate come additivi alimentari, contaminano numerosi prodotti nei supermercati italiani. Ma a cosa servono le nanoparticelle e quali rischi comportano? Tutti i dettagli.

Nanoparticelle negli alimenti: cosa sono e perché si utilizzano

Cosa sono le nanoparticelle? Per anni si è pensato che riguardassero solo il biossido di titanio, ufficialmente bandito dall’Unione Europea, mentre le ultime ricerche confermano che non è così.

Biossido nelle gomme da masticare (Adobe Stock)

Esistono infatti diversi tipi di nanoparticelle. In sostanza, si tratta di un processo di conversione di argento, rame, oro, silicio, carbonio e ossidi di metallo in particelle di dimensioni che vanno da 1 a 100 nanometri. Sono additivi alimentari, le cui dimensioni attraverso questo processo sono ridotte al minimo. Tra i più diffusi nei prodotti dei supermercati troviamo:

  • ossido di silicio
  • carbonato di calcio
  • ossidi e idrossidi di ferro
  • silicato di calcio
  • fosfati tricalcici
  • silici sintetiche

A cosa servono? L’industria alimentare utilizza le nanoparticelle dagli anni ’90. Il loro impiego garantisce una conservazione più duratura degli alimenti che appaiono dunque più colorati, cremosi e freschi.

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Tutti i rischi per la salute

Sul biossido di titanio si è detto abbastanza dal momento in cui l’Efsa lo ha ufficialmente vietato nella produzione alimentare europea. Ma per tutte le altre nanoparticelle? Non ci sono ancora ricerche ufficiali sui potenziali effetti collaterali delle nanoparticelle, in quanto si tratta di sostanze difficilmente rintracciabili dalle procedure standard.

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Tuttavia trattandosi di elementi non idrosolubili, alcuni studi ritengono che possano danneggiare la barriera ematoencefalica, circolare in tutto il corpo ed essere assorbite nel flusso sanguigno e negli organi. Considerato questo rischio, le nanoparticelle potrebbero penetrare le pareti cellulare causando malattie e processi infiammatori.

Uno studio del 2017 evidenzia come l’utilizzo di questi additivi alimentari, in forma organica e inorganica, sia sempre più diffuso negli alimenti in quanto ne migliorano sensibilmente l’aspetto e la durata media di conservazione. Resta, tutt’ora, difficile stabilire i rischi specifici dell’utilizzo delle nanoparticelle nell’industria alimentare.

Sophia Melfi