Senza la scrittura in corsivo perdiamo qualcosa di più di una bella grafia

Scrivere in corsivo è un gesto umano profondo che unisce corpo e pensiero e oggi rischia di andare perduto.

La scrittura manuale corsiva non è solo una cosa che si impara a scuola, tra un quaderno a righe e una penna blu. È un gesto profondamente umano.

Dentro quel tratto ci sono il corpo, il pensiero, il ritmo personale di chi scrive. È un’eredità antica, fatta di segni che nei secoli si sono trasformati in linguaggio, relazione, identità.

bambino scrive in corsivo
Senza la scrittura in corsivo perdiamo qualcosa di più di una bella grafia – Inran.it

Eppure oggi il corsivo rischia davvero di sparire. In molti Paesi, soprattutto quelli più digitalizzati, viene insegnato sempre meno. Tablet, tastiere e schermi arrivano prestissimo, spesso già nei primi anni di scuola. Scrivere a mano diventa secondario, quasi superfluo. Ma è davvero così?

La scrittura in corsivo è più di uno stile grafico

Qui non si parla di romanticismo o di amore per la carta. Gli studi in ambito neuroscientifico e pedagogico lo dicono chiaramente: scrivere a mano non è come digitare. Quando un bambino scrive in corsivo, mette in moto un sistema complesso che coinvolge occhio, mano, attenzione, memoria, coordinazione fine. È un lavoro profondo, che costruisce connessioni.

uomo scrive
La scrittura in corsivo è più di uno stile grafico – Inran.it

Con la tastiera tutto questo si riduce. Il gesto è sempre uguale, non c’è adattamento, non c’è personalizzazione. E a lungo andare questo ha conseguenze: sulla capacità di concentrazione, sull’apprendimento della lettura, sulla memoria e persino sul modo di organizzare il pensiero.

La scrittura corsiva si impara guardando, imitando, provando e riprovando. Cambia nel tempo, si adatta alle persone, mantiene però una continuità che attraversa le generazioni. Ed è proprio questo uno dei criteri fondamentali del patrimonio culturale immateriale secondo l’UNESCO: non oggetti fermi, ma saperi che vivono grazie a chi li pratica.

Il corsivo crea legami. Tra insegnanti e alunni, tra genitori e figli, tra passato e presente. È un linguaggio che racconta chi siamo, anche quando non ce ne accorgiamo.

Il corsivo come patrimonio immateriale UNESCO

La Convenzione UNESCO del 2003, ratificata dall’Italia nel 2007, stabilisce che un elemento può essere riconosciuto come patrimonio immateriale se viene trasmesso nel tempo, dialoga con la storia e l’ambiente, rafforza l’identità culturale e promuove la creatività umana.

La scrittura corsiva italiana risponde a tutti questi criteri, non è un’eccezione: è un esempio perfetto di sapere che rischia di perdersi proprio perché dato per scontato.

bambino impara a scrivere
Il corsivo come patrimonio immateriale UNESCO – Inran.it

Molte tradizioni calligrafiche sono già state riconosciute: dalla scrittura araba a quella armena, dalla calligrafia cinese a quella georgiana. Anche la Turchia ha ottenuto il riconoscimento per uno stile ornamentale tradizionale.

La petizione per salvaguardare la scrittura in corsivo

È il momento di fare un passo anche in Italia e chiedere che la scrittura manuale corsiva insegnata nelle nostre scuole venga candidata come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Per farlo serve partecipazione, consapevolezza, adesione.

Firmare una petizione non è un gesto simbolico. È dire che quel tratto, quell’attenzione, quella relazione tra mano e pensiero hanno ancora valore e meritano di continuare ad esistere.

Clicca qui per accedere al link per firmare la petizione

Articolo a cura della Dott.ssa Aurora De Santis, grafologa, esperta in educazione e ri-educazione del gesto grafico, grafologa dell’età evolutiva, grafologa forense dell’età evolutiva e grafologa forense e giudiziaria civile e penale, iscritta all’A.G.P. (Associazione Grafologi Professionisti) al n. 9/171.

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