Funziona davvero il metodo militare per addormentarsi subito o è tutta una bufala? Scopriamolo insieme in pochi minuti.
Addormentarsi in due minuti, così, come spegnere la luce. Ammettilo: solo a leggerlo viene voglia di provarci subito. In un periodo in cui dormire bene sembra diventato quasi un privilegio, l’idea di un “trucco” rapido è irresistibile.

Negli ultimi mesi il cosiddetto metodo militare per dormire è esploso sui social. Video, tutorial, testimonianze entusiaste. Tutti che promettono la stessa cosa: due minuti e sei nel mondo dei sogni. Non stupisce che abbia incuriosito così tante persone. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, quasi un italiano su tre dorme troppo poco e uno su sette dice di non essere soddisfatto della qualità del proprio sonno. Numeri che fanno riflettere.
In cosa consiste davvero questo metodo militare per addormentarsi in un batter d’occhio
Il nome fa pensare a qualcosa di rigido, quasi estremo. In realtà la tecnica nasce per aiutare i militari ad addormentarsi anche in situazioni difficili: rumore, stress, condizioni poco favorevoli. Non proprio la nostra camera da letto, ma il principio è interessante.

Secondo il ricercatore Dean J. Miller, che si occupa di sonno e performance presso la CQUniversity Australia, al di là delle mille versioni che circolano online, il metodo si basa su tre elementi semplici.
Il primo è il rilassamento muscolare progressivo: si contraggono e poi si rilassano i muscoli del viso, delle spalle, delle braccia, fino ad arrivare alle gambe.
Poi c’è la respirazione controllata lenta e regolare, con espirazioni un po’ più lunghe delle inspirazioni. Questo aiuta il sistema nervoso a “calmarsi”, come quando dopo una giornata intensa finalmente tiri un sospiro profondo.
Infine la visualizzazione: immaginare un posto tranquillo. Un lago, un prato silenzioso. Qualcosa che allontani i pensieri che si accavallano proprio quando spegni la luce.
È diverso dalla terapia per l’insonnia?
Qui la cosa diventa interessante. Miller ha messo a confronto questo metodo con la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia, considerata uno dei trattamenti più efficaci.
Anche lì troviamo tecniche di rilassamento, esercizi di respirazione, lavoro sui pensieri disfunzionali tipo “se non dormo otto ore domani sarà un disastro”. Si lavora sul controllo degli stimoli (il letto serve per dormire, non per scrollare il telefono), sulla regolarità degli orari, sull’igiene del sonno.
Insomma, niente di magico. Piuttosto un insieme di strategie già conosciute dalla scienza del sonno.
Davvero dobbiamo farcela in due minuti?
E qui viene la parte più importante. È davvero necessario addormentarsi in due minuti? Per chi ha una vita relativamente regolare e un ambiente tranquillo, fissarsi su quel numero rischia di diventare controproducente.
Se ti metti a letto pensando “devo dormire subito”, stai già creando pressione. E l’ansia da prestazione, anche quando si parla di sonno, non aiuta per niente.
In generale, addormentarsi entro 10-20 minuti è considerato normale. Tempi sotto i 5 minuti possono indicare eccessiva stanchezza accumulata. Superare regolarmente i 30 minuti, invece, può essere un segnale di insonnia.





