Quando le verdure fanno male: gli studi che invitano alla prudenza

Con la primavera tornano sulle nostre tavole ortaggi freschi e colorati. Ma alcune verdure, se consumate male, possono avere dei rischi.

Quando parliamo di alimentazione consapevole, la prima cosa che dico sempre è questa: leggere le etichette, informarsi sulla provenienza, capire cosa stiamo portando in tavola. Sembra banale, ma non lo è affatto. Soprattutto quando si parla di frutta e verdura, che tendiamo a considerare “sempre e comunque sicure”. La realtà è un po’ più complessa.

Quando le verdure fanno male: gli studi che invitano alla prudenza – Inran.it

Con l’arrivo della primavera tornano sulle nostre tavole tanti ortaggi freschi. Colori, profumi, voglia di piatti leggeri. Eppure alcuni studiosi dell’Orto Botanico di Amburgo hanno acceso i riflettori su alcune piante che, se consumate in modo scorretto, possono creare problemi anche seri.

Le verdure che sembrano innocue, ma che possono nascondere dei rischi per la nostra salute

Partiamo dal glicine. Lo conosciamo tutti per i suoi grappoli viola spettacolari che decorano pergolati e giardini. Ma pochi sanno che non è una pianta da improvvisare in cucina.

Le verdure che sembrano innocue, ma che possono nascondere dei rischi per la nostra salute – Inran.it

I petali possono essere utilizzati, ad esempio nelle frittelle, ma con grande attenzione e solo in piccole quantità. Il resto della pianta – semi, baccelli, radici – è tossico. L’ingestione può provocare nausea, vomito, diarrea e dolori addominali anche intensi. Non è un dettaglio da poco. Insomma, il fatto che qualcosa sia “naturale” non significa che sia innocuo.

Cetrioli e contaminazioni: il problema non è l’ortaggio in sé

Al secondo posto troviamo il cetriolo. Qui il discorso è diverso. Non è l’ortaggio in sé a essere pericoloso, ma ciò che può accumulare.

Nei germogli, soprattutto se coltivati in terreni contaminati o con pratiche agricole poco controllate, possono trovarsi metalli pesanti come il cadmio o residui di pesticidi e clorati. Questo significa che la scelta della provenienza diventa fondamentale. Lavare bene sotto acqua corrente è il minimo. Ancora meglio privilegiare filiere controllate o biologiche certificate.

Ceci e gotta: attenzione alle purine

I ceci sono amatissimi, anche da chi segue un’alimentazione vegetariana. Sono nutrienti, versatili, sazianti. Però non sono adatti a tutti.

Contengono purine, sostanze che favoriscono l’aumento dell’acido urico nel sangue. Chi soffre di gotta dovrebbe limitarne il consumo, perché possono aumentare il rischio di infiammazioni articolari. In alcune persone, inoltre, possono dare fastidi respiratori o affaticare la funzionalità renale. Non vuol dire eliminarli a priori, ma conoscere il proprio corpo e le proprie condizioni di salute.

Asparagi selvatici: il rischio nascosto

Un discorso a parte meritano gli asparagi selvatici. L’allerta è arrivata dall’Agenzia nazionale francese per la sicurezza alimentare, che ha registrato diversi casi di intossicazione.

I sintomi comprendono: dolore forte alla gola, gonfiore della bocca e difficoltà a deglutire. Possono comparire anche tre ore dopo l’ingestione, sia da crudi sia da cotti.

Le analisi hanno individuato la presenza di rafidi di ossalato di calcio, minuscoli cristalli che possono irritare le mucose. In caso di sintomi, è fondamentale contattare subito il 118 e spiegare cosa si è mangiato.

Meglio scegliere verdura e frutta di stagione e di filiera corta

Alla fine, il punto non è demonizzare le verdure, ma imparare a sceglierle. Preferire prodotti di stagione, acquistare da venditori locali quando possibile, evitare ortaggi fuori periodo coltivati in serra con trattamenti intensivi.

Mangiare bene non è solo una questione di calorie o di moda. È una questione di consapevolezza. E quella, davvero, fa la differenza.

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