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Anemone di mare: un tripudio di colori cui è bene prestare molta attenzione

L’anemone di mare è un parente stretto del corallo, così come anche della medusa. Fa parte della famiglia dei polipi (attenzione, non dei polpi!) ed è molto urticante. Il suo tempo, o, almeno, la maggior parte di esso, lo trascorre abbarbicandosi alle rocce del fondale marino o, ove esista, anche sulla barriera corallina, attendendo che incauti ed ignari pesciolini passino a tiro dei suoi corti tentacoli urticanti e velenosi, per fare il suo spuntino.

L’Anemonia viridis (questo è il nome scientifico dell’anemone di mare) abita generalmente le acque poco profonde dell’Oceano Atlantico e del Mar Mediterraneo, dalle coste del Sud-Ovest della Gran Bretagna fino al Portogallo e, meno frequentemente, lo si può incontrare anche lungo le coste africane, subito sotto lo Stretto di Gibilterra. Il suo habitat preferito è rappresentato dal fondale duro, dalle pareti orizzontali e dalle secche.
La profondità massima alla quale lo si incontra, raramente supera i dieci, massimo dodici metri di profondità poiché le alghe simbiotiche che vivono protette dai suoi tentacoli, le “zooxantelle”, hanno bisogno di esposizione diretta a raggi solari di intensità sufficientemente elevata per svolgere la fotosintesi.
Proprio la fotosintesi dà ai più di duecento tentacoli vischiosi il colore verdastro caratteristico, con le punte di colore violaceo. Se mancassero le alghe, invece l’anemone sarebbe di colore biancastro lattiginoso. Possiede ben sei file di tentacoli piuttosto lunghi, che, come abbiamo visto, formano una corona che circonda la bocca.

Il suo corpo si compone di un disco pedale adesivo, meglio conosciuto con il nome di “piede”, mentre il resto del corpo ha forma cilindrica trovandosi al centro dei tentacoli che, come una corona, di dispongono a cerchio intorno alla vorace bocca.
I tentacoli sono una delle parti del corpo dell’anemone di mare sulla quale è più importante dare informazioni. Essi sono sensibilissimi anche al tocco più leggero ed hanno anche la possibilità di lanciare dei piccoli dardi ripieni di veleno e con la forma di un piccolo arpione.Il veleno, in realtà, altro non è che una neurotossina che, una volta iniettata nella vittima, la paralizzano all’istante, così che l’anemone di mare, per godersi il suo pasto, altro non dovrà fare che trascinare proprio con i tentacoli velenosi, la preda, ormai completamente immobile, sino alla bocca.

Le specie di anemone di mare sono proprio tante, se ne contano più di mille e si distribuiscono negli oceani di tutta la Terra ed a profondità differenti. Le specie di dimensioni superiori e quelle con la colorazione più variopinta si trovano nelle zone costiere dei mari ai tropici. Il colore di un anemone di mare può spaziare tra le infinite sfumature dello spettro cromatico intero e le sua dimensioni in lunghezza possono variare da poco più di un centimetro fino a sfiorare i due metri, mentre il diametro si aggira, per gli esemplari medi, intorno ai venti centimetri.

Taluni anemoni di mare, al pari dei coralli, loro parenti stretti, instaurano delle relazioni di simbiosi con delle alghe verdi. Lo scambio simbiotico consiste in questo: le alghe verdi forniscono all’anemone di mare ossigeno e zucchero, frutto della fotosintesi da esse svolta, ed in cambio ricevono dell’anemone protezione ed esposizione ai raggi del sole.

Però tra le alleanze simbiotiche strette dall’anemone di mare quella più conosciuta, e, oltretutto, portata anche alla ribalta dal famosissimo film “Alla ricerca di Nemo” è quella con il pesce pagliaccio. Anche in questo caso è la protezione il maggior beneficio che l’anemone offre al suo “ospite”, mentre ne riceve un beneficio alimentare:
l’anemone mangia i residui alimentari dei pasti del pesce pagliaccio. Ma come fa il pesce pagliaccio a non paralizzarsi per le puntura dei tentacoli del suo “padrone di casa”? Semplice: tutto il suo corpo è rivestito da un sottile strato di un particolare muco che lo immunizza dagli effetti della neurotossina inoculata dai tentacoli dell’anemone di mare.

L’Actinia viridis, l’anemone di mare mangia piccoli pesci o piccoli invertebrati che restano imbrigliati nei suoi lunghi tentacoli i quali, con l’enorme numero di cellule urticanti che possiedono, che prendono lo strano nome di “cnidocisti”, paralizzano la preda rendendone più facile il trasporto verso la bocca e l’ingestione. Proprio per le caratteristiche estremamente urticanti dei suoi tentacoli, l’anemone di mare non va mai toccato nel modo più assoluto a mani nude.
Oltretutto i suoi tentacoli urticanti, sono anche estremamente fragili e vischiosi, quindi appiccicaticci: in caso di contatto provocheranno una dolorosissima infiammazione e resteranno “appiccicati” ai tessuti della mano che li ha toccati, proseguendo con l’inoculazione della neurotossina.

In quanto alla deambulazione, si deve precisare che l’anemone di mare è per lo più un organis
mo di tipo sessile
, anche se, se richiesto dalla presenza incombente di un suo predatore, oppure dall’esigenza di trovare una zona con più risorse alimentari a sua disposizione, non disdegna di spostarsi laddove trovi migliori risposte alle sue esigenze. L’anemone di mare, nonostante le caratteristiche urticanti dei suoi lunghi tentacoli, ha anche dei predatori, per lo più alcuni pesci, i granchi ed anche i polpi. Con altri esseri viventi, invece, stringe alleanze di natura simbiotica, anche oltre quella famosa e già descritta con il pesce pagliaccio.
Ad esempio anemone di mare e gamberetto fantasma (nome scientifico: Periclimenes sagittifer) trovano reciproco vantaggio in questa alleanza: il piccolo gamberetto, come già il pesce pagliaccio, gode della protezione dai predatori che gli offrono i tentacoli urticanti dell’anemone, mentre quest’ultimo sfrutta la pulizia che il gamberetto gli offre mangiando i prodotti di scarto dei suoi pasti.