Borsite Alla Spalla

La borsite alla spalla, chiamata anche borsite subacromiale o borsite subdeltoidea, è una frequente causa di dolore nella zona anteriore e superiore della spalla. Come altre patologie che colpiscono questa articolazione, le persone più interessate dalla borsite sono gli atleti (come i tennisti) e tutti coloro che sono portati a compiere dei movimenti ripetitivi delle braccia.

Che cosa è la “borsa”

La borsite è una malattia che colpisce la borsa, un piccolo sacco ripieno di liquido che è posto all’interno dell’articolazione della spalla, con lo scopo di diminuire gli attriti durante i movimenti, ed evitando che un muscolo o un tendine si lesionino sfregando contro l’osso. Può capitare però che a causa di movimenti ripetuti o un forte trauma, la borsa si infiammi richiamando acqua al suo interno: il rigonfiamento genera dolore che può cronicizzarsi, senza poter dunque rispondere efficacemente a terapie fisiche e alla riabilitazione.

Sintomi della borsite della spalla

I sintomi della borsite della spalla sono molto simili a quelli di una comune infiammazione dei tendini dei muscoli della cuffia dei rotatori. Si avverte pertanto un dolore tipico, nella parte anterosuperiore della spalla, con dolore accentuato in caso di palpazione. La mobilità dell’articolazione risulterà limitata, rendendo dolorosi i movimenti.

Diagnosi della borsite della spalla

Per poter arrivare alla diagnosi della borsite della spalla, oltre che la condivisione con il proprio medico dei sintomi di cui sopra, potrebbe essere utile ricorrere al c.d. “test di conflitto di Neer”. La palpazione diretta sopra la borsa subacromiale è essenziale. Non sono generalmente necessarie – salvo per scongiurare altri problemi e traumi – indagini diagnostiche come la risonanza magnetica e le radiografie.

Come curare la borsite della spalla

Come curare la borsite della spalla

Di norma la borsite alla spalla reagisce positivamente al riposo e al trattamento con il ghiaccio, da applicarsi nella fase acuta. Se necessario, e se condiviso con il proprio medico curante, si può altresì procedere all’assunzione di farmaci antinfiammatori, efficaci per poter favorire e rendere più celere la guarigione. Superata la prima fase acuta, dopo 3-4 giorni dal trauma, di norma si può cercare di passare alla cura del caldo, mantenendo in tepore la spalla o ricorrendo ad applicazioni locali di calore. Solamente nelle ipotesi in cui il paziente non dovesse rispondere positivamente a queste applicazioni, si procederà alle iniezioni locali di steroidi, con il rischio – tuttavia – che il cortisone possa indebolire i tendini che prendono contatto con la borsa.

Solamente nelle ipotesi più gravi, la borsite alla spalla punta a cronicizzarsi. In queste ipotesi può rendersi necessario ricorrere all’asportazione chirurgica in artroscopia della borsa o di parti di essa. In assenza di complicazioni, i tempi di guarigione sono oramai piuttosto ristretti (2-3 settimane), al termine delle quali il paziente può riprendere le sue attività lavorative o sportive.

Che fare in caso di dolore alla spalla

Chi effettua per lavoro dei movimenti ripetitivi alla spalla, i tennisti, chi fa sollevamento del peso e altri atleti, possono soffrire in maniera ricorrente di dolori alla spalla. Come intuibile, non sempre si tratta di una borsite, mentre spesso si tratta di una “semplice” infiammazione.

Naturalmente, se dopo un breve riposo il dolore persiste, è opportuno contattare il proprio medico per poter cercare di comprendere quali siano le cause del disturbo e, di conseguenza, intraprendere le cure più opportune. Per far ciò, è importante cercare di condividere con il dottore quante più informazioni utili e puntuali possibili. Ad esempio, potrebbe essere molto importante cercare di comprendere in che zona della spalla si è determinato il dolore, ricordando come la borsite alla spalla generi fastidi nella zona anteriore e superiore della spalla, e non in quella posteriore e inferiore.

Detto ciò, è anche utile cercare di capire da quanto si soffra di dolori alla spalla, e se vi siano stati degli episodi specifici che l’hanno fatto apparire (un movimento particolare, ecc.). È altresì utile condividere con il proprio medico l’esistenza di sintomi concomitanti, e l’evoluzione del dolore (è peggiorato, è continuo?), e così via.

Vi consigliamo altresì di non sottovalutare il disturbo, poichè spesso senza una tempestiva cura del problema si corre il rischio di andare incontro a sgradite complicazioni determinate proprio dal pensiero (errato) che si possa far finta di nulla nell’attesa che il problema scompaia da sè…