Clositol, medicinale per il trattamento della sindrome dell’ovaio policistico

Che cos'è e come funziona Clositol, un medicinale utilizzato per poter trattare la sindrome dell'ovaio policistico e altri disturbi nelle donne.

Clositol
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Clositol è un medicinale su principio attivo dell’inositolo, utilizzato per contribuire a contenere a ridurre i disturbi metabolici tipici delle donne che hanno la sindrome dell’ovaio policistico, ripristinando la fisiologica funzionalità ovarica.

I componenti di Clositol sono:

  • Inositolo,
  • Acido folico,
  • Vitamina C,
  • Vitamina E,
  • Lactium (Proteine del latte idrolizzate).

Ogni confezione di Clositol contiene 20 bustine.

Come assumere il medicinale

Clositol deve essere assunto seguendo le indicazioni del proprio medico. In ogni caso, il foglietto illustrativo ci suggerisce di assumerne 1 bustina al giorno per almeno 90 giorni.

Cos’è l’Inositolo

Il principio attivo di Clositol è l’Inositolo che – come dimostrano recenti studi – se somministrato in donne con la sindrome dell’ovaio policistico, è associato ad una riduzione dei livelli serici di insulina e di testosterone libero e totale.

L’Inositolo è inoltre utile per poter prevenire e correggere i meccanismi fisiopatologici che sono alla base delle alterazioni metaboliche e riproduttive collegate alla sindrome dell’ovaio policistico.

Ricordiamo che tra gli altri componenti del farmaco è presente l’acido folico, un elemento fondamentale per poter ridurre i livelli di omocisteina e ripristinare le concentrazioni di folati, così come la Vitamina C-Vitamina E, che favoriscono una rapida ripresa del ciclo mestruale e l’aumento dei livelli sierici di vitamine ed enzimi antiossidanti, e il Lactium, con i suoi naturali ed efficaci effetti anti-stress.

Cos’è la sindrome dell’ovaio policistico

Clositol e la sindrome dell’ovaio policistico
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La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia abbastanza frequente fra le donne con problemi di fertilità, e riguarda circa il 75% delle donne che hanno problemi di ovulazione.

Le caratteristiche della sindrome sono principalmente riconducibili a un’incrementata produzione di ormoni androgeni (come il testosterone totale e quello libero), accresciuti livelli ematici dell’ormone ipofisario LH, rapporto LH/FSH maggiore di 2, diminuzione della SHBG, possibile iperinsulinemia, possibile lieve aumento della prolattina, irsutismo, acne, irregolarità mestruali, infertilità.

Il problema di infertilità della donna è che l’aumentata produzione di ormoni androgeni da parte dell’ovaio altera la funzionalità ovarica. L’ovaio ne risulterà “rallentato” e, dunque, non riesce ad assolvere regolarmente la follicologenesi, ovvero quel processo che conduce alla ciclica maturazione degli ovociti.

Dieta per la sindrome dell’ovaio policistico

Nei casi di donne in sovrappeso con la sindrome dell’ovaio policistico, è sempre consigliabile seguire una dieta povera di carboidrati per poter ridurre gli effetti dell’iperinsulinemia e favorire la funzionalità delle ovaie.

Sebbene sia il caso di parlarne sempre con il proprio medico di riferimento, una dieta tendenzialmente efficace può essere quella improntata ad evitare la pasta, il riso, i prodotti da forno e i dolci. Bene inoltre, in ogni pasto, consumare una porzione di proteine (carne, pesce, uova) e verdura, mentre la frutta dovrebbe essere mangiata solo come spuntino evitando la frutta molto zuccherina.

Acido folico in gravidanza

L’acido folico è una sostanza che non viene sintetizzata nell’organismo. Deve dunque essere assunto con la dieta, per un fabbisogno quotidiano che in condizioni normali è circa di 0,2 mg, ma che aumenta durante la dolce attesa.

La carenza di folati in gravidanza è frequente, e costituisce un serio fattore di rischio della comparsa della spina bifida nel nascituro e condizioni di anencefalia, due gravi difetti a carico del sistema nervoso centrale che colpiscono circa 500.000 bambini ogni anno in tutto il mondo.

Per fortuna, l’incidenza di queste malformazioni potrebbe essere ridotta efficacemente se le donne in età fertile assumessero ogni giorno almeno 0,4 mg di acido folico prima della gravidanza e nei 3 mesi successivi. Tale assunzione regolare può infatti prevenire l’insorgenza dei principali difetti a carico del tubo neurale dei neonati, riducendo il rischio di malformazioni.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia