Diabete di tipo 1 curato con le cellule staminali sulle cavie

Una nuova ricerca ha utilizzato con successo una tecnica innovativa per convertire le cellule staminali umane in cellule beta produttrici di insulina in modo molto più efficace. Le cellule produttrici di insulina hanno a loro volta determinato nei topi affetti da diabete di tipo 1 una rapida guarigione, con benefici durati per 9 mesi.

Ricordiamo che nel diabete di tipo 1 una risposta autoimmune difettosa fa sì che il sistema immunitario attacchi e distrugga le cellule beta che producono insulina all’interno del pancreas, e che diverse ricerche hanno indicato le cellule staminali umane come una potenziale via terapeutica per il diabete di tipo 1, considerato che possono auto-rinnovarsi nelle colture di laboratorio e possono differenziarsi in una varietà di tipi di cellule.

Il nuovo studio

Jeffrey R. Millman, Ph.D., assistente professore di medicina e di ingegneria biomedica alla Washington University School of Medicine, ha spiegato quali erano le sfide che hanno fermato i progressi degli scienziati fino ad oggi.

Ha in particolar modo sottolineato che un problema comune quando si cerca di trasformare una cellula staminale umana in una cellula beta che produce insulina – o un neurone o una cellula del cuore – è che si producono anche altre cellule che non in realtà non si desiderano.

Nel caso delle cellule beta, afferma ancora Millman, si rischia di ottenere altri tipi di cellule del pancreas o cellule del fegato. Sebbene l’impianto di queste cellule inutili – o “fuori obiettivo” – non provoca alcun danno, la creazione di un numero maggiore di esse compensa il numero di cellule terapeuticamente utili. Insomma, più cellule fuori bersaglio si ottengono, meno cellule terapeuticamente utili si avranno.

Tuttavia, la nuova ricerca ha utilizzato una tecnica innovativa che ha bypassato questo problema, come rammentato in un recente articolo apparso sulla rivista Nature Biotechnology, che sfrutta un citoscheletro per “dirigere” la loro differenziazione in cellule pancreatiche. Vedremo, nei prossimi mesi, se ci saranno ulteriori passi in avanti.

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