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Fame nervosa: Perché mangio anche se non ho fame?

Quello che gli studiosi del comportamento alimentare chiamano “Eating emozionale” o “Fame emozionale”, mangiare, cioè, non per fame ma in risposta ad uno stato emozionale, noi comuni mortali lo chiamiamo “fame nervosa”.

Che noi tutti si mangi non sempre e non solamente per fame è un dato di fatto ormai assodato. A volte, però, alcune emozioni più forti, alcuni stati d’ animo più intensi ci provocano la voglia di mangiare. La fame nervosa. Che però non dipende necessariamente da problemi psicologici importanti, perché a volte le normali preoccupazioni o anche più semplicemente le normali attività quotidiane possono essere uno stimolo all’assunzione di cibo indipendente dalla fame.

Perché mangio anche se non ho fame?

Come sappiamo bene tutti il cibo non è solo alimentazione, non è solo una indispensabile fonte d’ energia per il nostro organismo, ma è anche una fonte di piacere. Soddisfa uno dei nostri cinque sensi proprio perché il nostro organismo assolva con piacere ad una funzione indispensabile. Questo comporta però che, quando ci troviamo in uno stato emozionale intenso, importante, ed abbiamo necessità di “attutirlo” con una sensazione familiare, piacevole, che faccia da contrasto alla situazione di stress che quello stato emozionale provoca, il piacere del cibo, anche in assenza di fame, sia la “terapia” più vicina, veloce, semplice da recuperare ed a buon mercato che abbiamo a disposizione. Inoltre alcune combinazioni di zuccheri e grassi agiscono direttamente sulle aree cerebrali della soddisfazione e del piacere, concorrendo evidentemente all’ attenuazione delle emozioni forti.

Alcune combinazioni di causa e rimedio.

Mangio perché mi sento solo: la solitudine è una delle cause più frequenti della fame emozionale, in questo caso il cibo sostituisce qualcuno, un compagno, un amico, una persona che ci faccia sentire meno soli. E’ anche una delle tipologie di fame nervosa che più facilmente porta ad un aumento di peso fuori controllo, proprio perché ci manca la capacità di instaurare relazioni con altri. Il rimedio è insito nella lotta alla causa: cercare di concentrare la nostra attenzione, il nostro affetto su quelle poche, pochissime persone che realmente possono rispondere a questa nostra necessità. Una o due al massimo. Cerchiamo di conoscerle meglio e, soprattutto, partiamo dal concetto che le incomprensioni sono il pane quotidiano di qualsiasi relazione. Più ne accettiamo l’ esistenza, più riusciamo a superarle.

Mangio perché sono triste: a volte ci capita di confondere la tristezza con la depressione e cerchiamo di sconfiggerla assumendo del cibo. La tristezza, che è una reazione ad un evento negativo che abbiamo realmente analizzato come tale, è uno stato emozionale che necessariamente fa parte della nostra vita, “fisiologicamente”. La depressione è, invece, la reazione ad una visione distorta che possiamo avere di un evento, ad esempio una perdita. Ecco: il primo passo da fare per combattere questo tipo di fame nervosa è cercare di far nostra l’ idea che questo stato è frutto della nostra valutazione dell’ evento e non dell’ evento stesso. Anche un’ attività fisica regolare può essere molto d’ aiuto perché si ha un miglioramento generale dell’ umore. Non si tratta di un’attività fisica agonistica o sportiva nel senso più stretto del termine, anche semplicemente lunghe camminate ci restituiscono un umore migliore e quindi minor voglia di aprire il frigorifero!

Mangio perché sono in ansia: l’ansia, la preoccupazione, l’incertezza per un evento che potrebbe capitare e che potrebbe essere pericoloso o, comunque, sgradevole, vanno spesso a braccetto con le razzie nella dispensa. Questa sensazione, che non deve essere confusa con la paura, sensazione più specifica e, se vogliamo, anche fisica, viene spesso combattuta con quanto di più certo, stabile, appagante abbiamo a portata di mano: il cibo. Poiché lo stato d’ansia, come dicevamo, è una sensazione frutto di un’elucubrazione che la nostra mente fa di una situazione, il rimedio contro questo tipo di fame nervosa è, molto semplicemente, l’ individuazione dei pensieri che ci portano a distorcere o, comunque, a modificare la realtà, la loro razionalizzazione e, infine, un atteggiamento più consapevole nei confronti degli eventi che ci accadono.

Mangio perché… mi annoio!: anche la noia è uno stato emozionale che spesso ci induce all’ assunzione di cibo anche in assenza di fame, alla fame nervosa. Siamo annoiati per un lavoro che non solletica la nostra capacità creativa? Ok, piccola sosta, davanti al distributore di merendine. In questo caso il rimedio è semplice: cerchiamo di svolgere le attività lavorative meno stimolanti in luoghi dove non ci sia cibo facile da procurarsi e programmiamoci una serie di attività stuzzicanti e piacevoli per i periodi… noiosi!

Mangio perché sono arrabbiatissimo!: generalmente uno stato di rabbia – pensateci bene! – è generato dal fatto che non abbiamo ottenuto ciò che desideravamo. Mangiare è semplicemente regalarci qualcosa che desideriamo e possiamo ottenere con estrema facilità. Anche in questo caso il rimedio è insito nella lotta alla causa della fame nervosa: impariamo a gestire la rabbia esprimendola, laddove possibile, e non reprimendola, ma, soprattutto lavorando sui pensieri incoerenti che l’ hanno generata.