La febbre gialla viene causata da un virus che rientra nel gruppo dei Flavivirus, di cui fanno parte anche quei virus che provocano la dengue e l’encefalite giapponese. Ad ogni modo, si tratta di una malattia che viene trasmessa mediante la puntura delle zanzare Aedes. Si tratta di una malattia particolarmente diffusa in tutte le zone tropicali del continente africano, ma anche nei paesi del Centro e del Sud America.

Febbre gialla sintomi

Nel 60% dei casi, la febbre gialla insorge senza alcun tipo di sintomo. Ci possono essere dei fastidi molto leggeri, come un lieve aumento della temperatura, mentre in altri casi i sintomi possono essere decisamente più intensi e gravi. Si tratta, ad esempio, di dolori che colpiscono tutto il corpo, emorragie cutanee e interne particolarmente gravi, insufficienza epatica e renale che spesso e volentieri porta alla morte del soggetto che è stato colpito. Quest’ultima, infatti, può verificarsi già nel corso dei primi giorni dopo che è stata contratta la malattia. Dopo un primo periodo in cui la malattia si manifesta con dei sintomi chiari, si verifica una fase di remissione, che può durare solamente poche ore o anche diversi giorni, per poi ripresentarsi una fase di intossicazione molto intensa, in cui sono frequenti le emorragie cutanee e digestivi, disturbi che vanno a colpire il fegato e l’apparato urinario, come ad esempio l’insufficienza renale, oltre che provocare uno stato di shock.

Febbre gialla controllo e attività preventiva

La febbre gialla è una di quelle malattie che si possono prevenire eseguendo il vaccino 17D (quello AntiMarillico). Stiamo facendo riferimento ad un vaccino che è stato realizzato con virus vivo attenuato che è in grado di garantire una resistenza pari a circa 10 anni. Si tratta della sola vaccinazione che deve sottostare a delle norme vincolanti a livello internazionale. Per tutti coloro che devono viaggiare al di fuori dell’Italia e vanno in tutti quei paesi che sono maggiormente a rischio da questo punto di vista, il vaccino risulta essere obbligatorio. Deve essere eseguito al massimo dieci giorni prima della partenza.

Febbre gialla vaccino

La febbre gialla è la sola malattia per cui è prevista la possibilità di richiedere un certificato di vaccinazione per poter accedere ad un paese straniero. Ci sono diversi paesi che la richiedono in modo obbligatorio, altri solamente come raccomandazione. Il certificato di vaccinazione si può considerare valido solo ed esclusivamente se risulta conforme a tutti i requisiti previsti dall’OMS e deve essere concesso solamente da un centro vaccinazioni che abbia ricevuto l’autorizzazione dal Ministero della Salute.  Il vaccino per la febbre gialla riesce a esplicare i suoi effetti dopo 10 giorni, mentre dura un decennio. Per quanto riguarda le modalità di somministrazione, il vaccino prevede l’uso di una fiala da 0,5 ml tramite via sottocutanea per una sola somministrazione sia negli adulti che nei bambini. L’iniezione deve avvenire nella coscia per i bambini al di sotto dell’anno di vita, mentre in tutti gli altri casi la zona è quella del tricipite.

Febbre gialla vaccino controindicazioni

Si suggerisce di non eseguire il vaccino ai bambini sotto i sei mesi d’età, ma anche alle mamme durante i primi tre mesi della gravidanza, così come anche i soggetti immunodepressi dovrebbero evitarlo e, al contempo, non recarsi per alcun motivo nei paesi a rischio. È stata dimostrata anche l’allergia all’uovo. Dal punto di vista degli effetti collaterali, non ne sono stati dimostrati a livello medico. In alcuni casi è stata riscontrata un piccolo eritema sulla zona in cui è stata eseguita l’iniezione, che magari diventa un po’ più dura del solito, ma si tratta di sintomi che scompaiono nel giro di qualche ora e difficilmente portano ad un aumento nella temperatura corporea.

Febbre gialla diagnosi

Diagnosticare la febbre gialla non è certamente un’operazione molto semplice, soprattutto in virtù del fatto che si tratta spesso di casi molto isolati. Nei vari paesi tropicali, la diagnosi di tale malattia avviene clinicamente, semplicemente capendo quali siano i principali sintomi avvertiti dal soggetto colpito. La conferma della diagnosi arriva dall’isolamento del virus dal sangue, oppure da un titolo anticorpale che subisce un rialzo oppure dalla particolare necrosi che caratterizza le cellule epatiche che si trovano nella parte intermedia del lobulo. È meglio evitare l’agobiopsia del fegato nel corso della malattia, soprattutto perché può portare ad un rischio molto concreto di emorragie.