impianto-cocleare-3

Questo dispositivo elettronico fa si che le informazioni acustiche diventate segnali elettrici grazie all’impianto, siano inviate al nervo e di conseguenza al cervello. Serve a quelle persone, sia adulte che bambini, che sono nati oppure diventati sordi. Ma anche a coloro che hanno una perdita uditiva profonda ad entrambi gli orecchi.

Non tutte le persone sorde possono però usufruire dell’impianto cocleare. Alcune condizioni devono essere rispettate. E’ fondamentale che si tratti di un intervento precoce, cioè che sono diventati sordi da poco. Non è consigliato a chi, adulto, non ha mai sfruttato il canale uditivo.

Com’è fatto l’impianto cocleare

Si tratta di un piccolo computer con microfono capace di elaborare i suoni, legato a un’antenna trasmittente. Questa è la parte esterna. La parte interna invece, è formata da un ricevitore e gli elettrodi in numero variabile.

Il contatto tra le due parti avviene grazie a due micro antenne. Il microfono capta ed elabora i suoni. Questi vengono trasformati in impulsi elettrici e sono poi trasmessi grazie ad un’antenna al ricevitore, il quale è sotto la pelle in una nicchia. Gli elettrodi vanno a stimolare le fibre nervose del nervo, il quale invia il messaggio al cervello. Ogni elettrodo offre una sensazione del suono differente, perciò la parola viene trasmessa in modo fedele.

Dopo quanto si torna a sentire?

Dal momento in cui viene effettuato l’intervento, o ccorrono 20/30 giorni prima che gli elettrodi siano arrivati. Con il tempo poi viene effettuato il mappaggio, cioè la regolazione dell’impianto cocleare. E’ la ricerca della soglia uditiva minima e massima per la distribuzione corretta della frequenza del segnale.

Dall’attivazione degli elettrodi, migliora fin da subito la capacità di ascolto. I ritmi comunque restano differenti da una persona all’altra. Chi in passato sentiva normalmente si adatta meglio e più facilmente al segnale elettrico e i risultati sono raggiunti in 12/18 mesi.

I suoni uditi sono tutti, la voce per chi è diventato sordo, apparirà uguale quando è quella altrui, diversa per le prime settimane riferendosi alla propria.

Come funziona l’intervento e quando può essere fatto

Prima dell’impianto cocleare vengono eseguiti diversi esami, come quelli audiologici tradizionali, la valutazione della resa protesica, tac e/ la risonanza magnetica e gli esami quelli tradizionali per l’anestesia locale.

I tempi di attesa invece, dipendono solo dalla disponibilità dell’impianto e dell’azienda ospedaliera. Si tratta comunque di un intervento semplice per l’otochirurgo esperto. Questo intervento viene effettuato in anestesia generale, usando il microscopio. Viene fatta l’incisione dietro e sopra l’orecchio.

Dopo c’è la preparazione alle vie d’accesso alla cassa del timpano, viene individuata la finestra rotonda e da qui gli elettrodi sono inseriti nella coclea. Viene preparata la nicchia dove inserire il ricevitore, sono introdotti gli elettrodi e dopo avviene la ricerca del riflesso stapediale per valutare come funziona dell’impianto.

I rischi di questo intervento sono gli stessi di tutti gli interventi effettuati sotto anestesia generale. Alcune volte sono necessari periodi di riabilitazione di alcuni mesi. All’inizio le sedute sono giornaliere e durano circa un’ora. I controlli successivi saranno fatti a scadenze prefissate. Per i bambini la terapia viene potratta per più tempo.

Il costo di questo intervento è di 23.000€ ma, i cittadini italiani possono accedervi a carico dell’ASL, anche la riabilitazione. Eventuali riparazioni fuori garanzia sono a pagamento. I guasti sono all’ordine del 2% per la parte esterna, quelli interni invece sono rarissimi.

In teoria l’impianto cocleare dura tutta la vita. Il materiale interno non è soggetto a usura. Questo intervento può essere utile anche in caso di acufeni.

Manutenzione

Per quanto riguarda la manutenzione, l’impianto cocleare va costantemente tarato e mappato sulla base delle specifiche esigenze del paziente, procedura che richiede molto tempo e che si effettua sulla sola parte esterna dell’impianto stesso, senza ulteriori interventi chirurgici.

L’intervento chirurgico per l’innesto dell’impianto cocleare è eseguito, come la maggioranza degli interventi, in anestesia totale, e la durata di tale procedura è di circa un paio d’ore. Ovviamente essendo questo un vero e proprio intervento di chirurgia, vi possono essere complicazioni e rischi che andranno valutati insieme allo specialista.

L’invasività dell’intervento stesso oggi, grazie alle innovazioni tecniche della medicina, è notevolmente calato: infatti il chirurgo di solito va a praticare una piccola incisione di 3 o 4 centimetri, che sarà dietro l’orecchio, e quindi nascosta a livello visivo dalla crescita dei capelli, o comunque celata dal padiglione auricolare medesimo. Dopo aver accuratamente rasato la parte in cui si andrà ad effettuare l’incisione, il chirurgo andrà a sollevare lo strato di pelle e i tessuti connettivi che sono posti sopra l’osso mastoideo; successivamente, procederà con l’impianto degli elettrodi e della ricevente interna dell’impianto cocleare.

Nello specifico, gli elettrodi andranno posizionati vicino alle cellule uditive della coclea, in modo tale da supplire al loro deficit di funzionamento.

Decorso post-operatorio e tempi di recupero

Solitamente questa tipologia di intervento si effettua in day hospital, ossia si viene dimessi il giorno dopo l’avvenuta operazione chirurgica. Per quanto riguarda invece i tempi di recupero, dopo pochi giorni il paziente è in grado di tornare alla propria routine quotidiana. Ovviamente l’incisione e il riassorbimento dell’area in cui l’impianto cocleare è stato apposto richiedono più tempo per guarire del tutto: infatti dopo circa un mese anche questi evidenti segni dell’intervento non si vedranno più.

Una fase molto delicata è invece quella che riguarda la riabilitazione uditiva, la quale richiede svariate sedute di terapia da effettuare presso un medico logopedista, il quale farà eseguire al paziente esercizi specifici che hanno il compito di rieducare il soggetto a parlare nuovamente e ad esprimersi in modo corretto.

Impianto cocleare: Un po’ di storia e di studi

L’utilizzo dell’impianto cocleare viene approvato per la prima volta a metà degli anni ‘80 per trattare la perdita di udito negli adulti. Dal 2000 vengono utilizzati anche nei bambini i quali possono beneficiarne dal primo anno di vita. Sono, infatti, i più piccoli a ottenere i migliori vantaggi nell’uso dell’apparecchio: grazie all’impianto possono sviluppare le normali competenze linguistiche. E lo dimostrano alcuni interessanti studi in proposito. Questi studi hanno rilevato come i bambini che ricevono un impianto cocleare, seguito da una terapia intensiva, nei primi 18 mesi di vita, sono in grado di ascoltare, di comprendere i suoni e la musica e di parlare meglio di chi riceve gli impianti più avanti negli anni.

La ricerca non vuole dire che gli adulti ottengono risultati minori, ma vuole dimostrare che trattare il problema nei bambini più piccoli può aiutarli nella vita da adulto, donandogli le stesse probabilità di parlare e di comprendere il linguaggio. Perché è proprio durante il primo anno di vita che il bambino comincia a imparare le proprietà di linguaggio. Gli adulti con l’impianto imparano, invece, ad associare i segnali provenienti dal dispositivo con i suoni che ricordano, tra cui le voci, senza la richiesta di segni visivi come, per esempio, quelli forniti dalla lettura labiale e dal linguaggio dei segni.

Cosa riserva il futuro?

La tecnologia dell’impianto cocleare è sempre in costante evoluzione per migliorare i benefici sul singolo individuo. I ricercatori, infatti, stanno esplorando nuove possibilità come, per esempio, quella di utilizzare una matrice di elettrodi da inserire all’interno di una porzione della coclea. Questo potrebbe aiutare le persone la cui perdita dell’udito è limitata alle frequenze più elevate, preservando il loro udito alle frequenze più basse.

I ricercatori stanno, inoltre, esaminando i potenziali vantaggi nell’associare un impianto cocleare in un orecchio e un apparecchio acustico nell’altro.

Alcune cose da sapere

Ci sono alcune precauzioni da adottare. Ad esempio durante il lavaggio dei capelli la zona dell’impianto non deve essere sfegata con troppa energia e la parte esterna non deve essere bagnata. Esistono tuttavia delle protezioni, che consentono di fare anche il bagno. L’impianto non deve essere lasciato vicino a fondi di calore e, quando si passa tra le porte magnetizzate deve essere disattivato.

Chi ha l’impianto cocleare può fare sport senza problemi, purché ovviamente non includino urti al capo. In alcuni sport la parte esterna deve essere tolta, come nel nuoto. E’ possibile usare il telefono, la televisione viene seguita meglio, anche se qualche difficoltà vi è durante l’ascolto di film doppiati. Esistono comunque sistemi wireless che consentono l’ascolto di tv e radio, in quanto trasmettono l’audio all’impianto senza interferenze.