Ormone antimulleriano: cosa è e quali sono i valori normali

L’ormone antimulleriano è una glicoproteina che viene prodotta dai testicolo nell’uomo e dalle cellule ovariche (follicoli) nelle donne.

Ormone antimulleriano

La sua concentrazione è di norma molto elevata nei maschi sotto i 2 anni anagrafici di età, per poi diminuire progressivamente fino all’età della pubertà, quando si registra un forte calo. Di contro, le concentrazioni di ormone antimulleriano risultano essere piuttosto basse nelle bambine fino alla pubertà, momento nel quale le concentrazioni aumentano in misura sensibile, per poi stabilizzarsi in età adulta, quando – ancora – subiscono una variazione (in diminuzione). Nelle donne in menopausa, di norma, non sono rilevabili.

Questo ormone ha un ruolo importantissimo nella follicologenesi, cioè determina la stimolazione e la crescita del follicolo dominante ogni ciclo mestruale. L’ormone antimulleriano è un ottimo indicatore della cosiddetta riserva ovarica, ossia il numero di follicoli ancora a disposizione di una donna. Alcuni scienziati hanno dimostrato che la misurazione di questo particolare ormone è davvero utile nel diagnosticare la sindrome dell’ovaio policistico e l’insufficienza ovarica primaria, due patologie piuttosto difficili da trattare.

Valori normali

I valori normali di ormone antimulleriano negli uomini sono pari, se di età inferiore ai due anni, a 14-466 ng/ml. Tra i 2 e i 12 anni la concentrazione è di 7.4-243 ng/ml. Negli adulti è invece di 0.7-19 ng/ml. Nelle donne la concentrazione nelle persone di età inferiore ai due anni è meno di 4.7 ng/ml, tra i 2 e i 12 anni è inferiore a 8.8 ng/ml, tra i 13 e i 45 anni è di 0.9-9.5 ng/ml, mentre nelle donne con età superiore ai 45 anni è meno di 1.0 ng/ml.

Di seguito trovate un elenco riassuntivo per fascia di età: il primo valore sono gli anni, il secondo è la concentrazione mediana, il terzo è la concentrazione media.

  • 24 3.4 4.1
  • 25 3.2 4.1
  • 26 3.2 4.2
  • 27 2.9 3.7
  • 28 2.8 3.8
  • 29 2.6 3.5
  • 30 2.4 3.2
  • 31 2.2 3.1
  • 32 1.8 2.5
  • 33 1.7 2.6
  • 34 1.6 2.3
  • 35 1.3 2.1
  • 36 1.2 1.8
  • 37 1.1 1.6
  • 38 0.9 1.4
  • 39 0.8 1.3
  • 40 0.7 1.1
  • 41 0.6 1.0
  • 42 0.5 0.9
  • 43 0.4 0.7
  • 44 0.3 0.6
  • 45 0.3 0.5
  • 46 0.2 0.4
  • 47 0.2 0.4
  • 48 0.0 0.2
  • 49 0.1 0.1
  • 50 0.0 0.0

Significato di valori bassi

Se con la misurazione dell’ormone antimulleriano si rilevano valori bassi, oltre che alla menopausa, si può pensare a un’insufficienza ovarica. Questo vuol dire che per la donna sarà più difficile rimanere incinta perché i follicoli a disposizione sono ormai pochi. Ciò però non significa che valori buoni dopo una certa età possano invece aiutare il concepimento, va infatti ricordato che l’età è un fattore indipendente e fondamentale per la fecondazione. La misurazione dei valori dell’ormone antimulleriano sono comuni quando una donna decide di sottoporsi alla fecondazione in vitro e sarà lo specialista ad indicare quale quadro clinico si prospetta, interpretando i vari fattori.

Fattori che influenzano l’ormone antimulleriano

Ci sono sia fattori genetici che acquisiti che influenzano l’ormone antimulleriano e quindi la riserva ovarica. I fattori di tipo genetico possono determinare il pool ovocitario di partenza. La genetica è responsabile anche della “sindrome del X fragile” cioè della menopausa precoce. Oltre ai fattori genetici cioè non modificabili, ci sono i fattori su cui è possibile agire modificando le abitudini di vita. Tra i fattori acquisiti si possono annoverare il vizio del fumo che fa anticipare la menopausa anche di quattro anni. Un altro fattore è l’abuso di alcol che ha in comune col fumo l’effetto tossico sull’organismo.

Fecondità

Considerando che la quantità circolante è proporzionale al numero di follicoli che la donna ha a disposizione, l’ormone antimulleriano rappresenta un ottimo indicatore della riserva ovarica, ovvero del numero di follicoli a disposizione della donna. Si tratta inoltre di un indicatore che è indipendente dalla fase del ciclo mestruale, da una gravidanza in corso e dall’eventuale assunzione della pillola contraccettiva.

Si tratta altresì di un indicatore di fecondità abbastanza utile: le analisi hanno infatti dimostrato che le donne che presentano alte concentrazione di ormone antimulleriano hanno infatti una miglior risposta alla stimolazione ovarica e, dunque, sono portate a produrre ovociti più “recuperabili” rispetto alle donne che invece, clinicamente, manifestano valori bassi o non rilevabili di AMH. Insomma, il valore dell’AMH può essere fruito per poter stimare il tasso di fecondazione, il numero e la qualità degli embrioni, la probabilità di aborto e tanto altro ancora.

Come interpretare i dati

Sebbene l’interpretazione dei dati dell’ormone antimulleriano spetti al medico competente, si può ricordare come, in linea di massima, donne che manifestano valori molto bassi di ormone antimulleriano siano quelle in menopausa o in grado di disporre di una riserva ovarica trascurabile. Si tratta pertanto di donne che avranno maggiori difficoltà a rimanere incinta con metodi naturali, nella necessità di tenere sempre in debita considerazione l’età della donna.

Si tenga inoltre in considerazione che, come quasi tutti i test di laboratorio, l’ormone antimulleriano da solo non è sufficiente per poter effettuare una diagnosi, e che pertanto i suoi valori devono essere integrati con le considerazioni effettuabili alla luce del quadro clinico globale con gli altri risultati degli esami, come una ecografia ovarica, una ecografia addominale o testicolare, le rilevazioni di steroidi sessuali e così via.

Per poterne sapere di più vi consigliamo di parlarne con il vostro medico di fiducia.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia