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Parossistico, un disturbo in cui i sintomi si manifestano all’improvviso

Quando si parla di disturbo parossistico si fa riferimento ad un gruppo di sintomi molto particolari che si manifestano all'improvviso.

Quando si parla di disturbo parossistico si fa riferimento ad un gruppo di sintomi molto particolari. Infatti hanno la peculiarità di manifestarsi all’improvviso e di scemare in modo altrettanto veloce e spontaneo. Di solito, infatti, tali sintomi scompaiono letteralmente nel giro di pochi secondi. Si tratta di sintomi che, secondo diverse teorie scientifiche e mediche, dovrebbero essere legati ad una sbagliata trasmissione dell’impulso nervoso.

Quali patologie sono legate al dolore parossistico

Questo tipo di peculiarità si riscontra in alcune malattie come la nevralgia del Trigemino, i disturbi legati al movimento, come può essere ad esempio una lenta, ma continua perdita di coordinazione motore del tronco piuttosto che degli arti, meglio conosciuto come atassia. Non solo, visto che il dolore parossistico può essere legato anche alla disartria, ovvero alla difficoltà nell’articolazione delle parole, Spesso porta anche al prurito e segno di Lhermitte, ovvero una particolare scossa elettrica che si verifica a livello della cervicale. Quest’ultima si riflette fino agli arti inferiori, provocando una serie di movimenti che portano a flettere la testa. Non esiste una particolare sequenza o schema con cui si manifesta il dolore parossistico.

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Infatti, presenta una frequenza decisamente differente. I sintomi possono insorgere anche solo 1-2 volte al giorno. Altre volte possono manifestarsi addirittura anche un centinaio di volte nell’arco della stessa giornata. In tutte queste occasioni, la terapia è chiaramente di tipo farmacologico. Nella maggior parte dei casi la reazione dell’organismo del paziente è positiva. Infatti, questo tipo di disturbi sono particolarmente sensibili alla carbamazepina. Diversi studi hanno sottolineato come anche un farmaco come il gapentin possa essere decisamente utile per dare sollievo al paziente.

Cos’è la sindrome del dolore parossistico

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La sindrome del dolore parossistico, meglio nota come PEPD (dalla lingua inglese acronimo che sta per Paroxysmal extreme pain disorder) si può considerare come una condizione che insorge molto raramente. Inoltre, denota un notevole dolore generalizzato e tutta una serie di arrossamenti che si manifestano sulla cute. Il dolore, in alcuni casi, può insorgere anche semplicemente toccando leggermente la cute del paziente. Per tanto tempo non si è riuscito a capire praticamente nulla di tale malattia, che è restata praticamente nell’ombra e del tutto sconosciuta, esattamente come le sue cause, fino al momento in cui si scoprì che le cause erano legate ad una mutazione dei canali del sodio voltaggio che dipendono da NaV1.7. Si tratta di canali che sono legati alla trasmissione di vari impulsi nervosi nocicettivi. La mutazione di questi canali è in grado di provocarne l’attivazione anche quando gli stimoli non sono di tipo doloroso e da qui la sindrome di dolore parossistico. I farmaci che vengono maggiormente impiegati per le terapie per la cura di queste problematiche sono la gabapentina, il topiramato e la carbamazepina.

La fibrillazione parossistica

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La fibrillazione atriale si caratterizza per poter essere sia parossistica che permanente. Nel primo caso il battito cardiaco riprende, in maniera del tutto spontanea, un ritmo normale. Si tratta di una condizione che si verifica perlopiù nel momento in cui i sintomi sono del tutto transitori. La durata può variare notevolmente, a partire da qualche minuto fino ad arrivare a diverse ore. In ogni caso tutti i sintomi scemano in maniera del tutto spontanea con tempistiche spesso inferiori ai sette giorni. Nel caso della fibrillazione atriale permanente, il discorso è completamente diverso. Infatti, i sintomi rimangono e sono costanti nel tempo fino al momento in cui non viene adottata una terapia per migliorare le condizioni di salute del paziente. In realtà esiste anche un altro sottotipo di fibrillazione atriale, che è quella persistente. Quest’ultima si caratterizza per il fatto che l’episodio aritmico non si blocca in modo spontaneo, ma solamente dopo degli interventi terapeutici esterni. Quella permanente, invece, è legata al fatto che non vengono considerati utili dei tentativi di cardioversione. Inoltre, anche gli interventi terapeutici non sono stati efficaci come si pensava.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella.
Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia