Periodo fertile, come si calcola e quali sono i sintomi

Il periodo fertile di una donna, è quel momento buono del mese per concepire un figlio. Corrisponde alla fase ovulatoria. Vediamo come calcolarlo e quali sono i sintomi.

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Il ciclo femminile ha una durata di 28 giorni. Si suddivide in quattro fasi, che sono: la fase pre-ovulatoria (l’ovulo si forma), quella ovulatoria (l’ovulo è pronto per essere fecondato), pre-mestruale (l’ovulo non fecondato si prepara ad essere espulso) e mestruale (espulsione vera e propria). Il periodo fertile corrisponde all’ovulazione. Durante questi i giorni potete concepire un bambino. Difficilmente una donna resta incita dopo uno o due mesi di tentativi, quindi non scoraggiatevi per i tempi di attesa e, in caso di dubbi contattate il medico!

Cos’è il periodo fertile

Alcuni giorni vi abbiamo parlato di come fare il calcolo della data presunta parto. Oggi invece, vi spieghiamo come fare a calcolare il periodo fertile. In media dal primo giorno di mestruazione dovete andare avanti di 14 giorni sul calendario, in questo modo avete un’indicazione di quando il vostro corpo entra in ovulazione.

Molto comunque dipende dalla donna. Chi ha un ciclo mestruale irregolare trova difficoltà a calcolare il suo periodo fertile. Le mestruazioni in anticipo ad esempio, sono un segnale chiaro che il nostro orologio biologico si è settato su ritmi diversi rispetto alle altre.

Lo stato della fertilità spesso viene influenzato anche dalla quantità del ciclo, se è scarso oppure abbondate. Ci sono tanti piccoli campanelli d’allarme da non sottovalutare quando si cerca di avere un bambino.

Dicevamo che, dal quando compaiono le mestruazioni, dobbiamo calcolare quattordici giorni. Quello è indicativamente il giorno di ovulazione. Tuttavia la fertilità non si limita a sole 24 ore in un mese. L’ovulo è vero che viene espulso dal follicolo e aspirato nelle tube di Falloppio per un’intera giornata. Ed è vero che in questo arco di tempo può essere fecondato.

Viene da pensare che è solo uno il giorno fertile. In realtà considerando che gli spermatozoi possono sopravvivere anche fino a cinque giorni, se il rapporto sessuale avviene prima della fase ovulatoria, questi possono sopravvivere e risalire comunque fino all’ovulo al momento opportuno.

Quali sono i sintomi del periodo fertile

I sintomi del periodo fertile possono essere diversi. Alcune donne hanno un’ovulazione dolorosa mentre altre, la vedono passar via senza neanche rendersene conto. Se voi siete tra quelle donne che vogliono avere un figlio e ogni mese incrociate le dita davanti al test di gravidanza, avere un’ovulazione sintomatica è una vera benedizione.

Non esistono sintomi identici da una donna all’altra. Tuttavia ci sono dei segnali abbastanza comuni. Può esserci un dolore più o meno intenso su tutta la zona bassa del ventre, molto simile a quello delle mestruazioni ma di solito molto meno intenso.

Il dolore è causato dal follicolo in crescita. L’ovaio aumenta di volume, arriva al doppio. Ciò provoca la distensione della membrana interna della cavità addominale. Su tale membrana ci sono i recettori del dolore e sono evidentemente coinvolti. E’ nel momento in cui il follicolo si rompe che si entra nella fase pre-mestruale e ciò porta il dolore a scomparire.

Alcune donne le sentono queste fasi che si svolgono nell’arco di tempo molto limitato. Altre invece, non lo percepiscono. Di solito comunque i dolori legati all’ovulazione, che poi sono i sintomi del periodo fertile, scompaiono dopo la prima gravidanza. Un altro segnale è il muco cervicale. Discende e si deposita sugli slip oppure va via nell’atto di urinare. Durante l’ovulazione è praticamente trasparente e molto filamentoso.

Molte donne percepiscono il periodo ovulatorio doloroso e perciò debilitante. Alcune donne possono avere perdite ematiche, fitte al fianco, senso di pesantezza, crampi all’addome, stipsi, minzione frequente.

Chiaramente davanti ad un dolore persistente è bene fare la visita dal ginecologo. Alcune volte non si tratta di semplici dolori legati all’ovulazione. Può esserci ad esempio una cisti ovarica, ma anche una gravidanza ectopica oppure l’endometriosi. Può essere anche una semplice infiammazione, come ad esempio la cistite.

Fate attenzione anche al fatto che alcune volte non si tratta di ovulazione. I dolori associati possono essere gli stessi che ci sono all’inizio di una gravidanza.

I sintomi però, non sempre ci sono

Non potete far affidamento sui sintomi del periodo fertile perché spesso non ci sono. Non è detto che ogni mese percepite l’ovulazione, può capitare che per alcuni mesi i sintomi sono evidenti mentre in altri completamente assenti.

In questo caso la cosa migliore da fare è calcolare il periodo ovulatorio con il calendario oppure misurando la temperatura interna, la quale durante l’ovulazione è un po’ più alta.

Come si calcola il periodo fertile

Potete calcolarlo con il calendario. Partite dal primo giorno dell’ultima mestruazione e calcolate due settimane. Se avete un ciclo più lungo dei classici 28 giorni, ricordatevi che l’ovulazione inizia sempre 2 settimane prima del prossimo ciclo. Se ad esempio il vostro orologio è impostato su una frequenza di 36 giorni, vuol dire che dopo 22 giorni dal primo giorno di ciclo, entrerete in ovulazione.

Non si tratta comunque di un calcolo affidabile perché anche le donne con un ciclo mestruale molto regolare, possono subire dei ritardi a causa ad esempio di malattie, stress, medicinali… Altrimenti è possibile sapere indicativamente quando il nostro corpo è pronto ad accogliere un figlio, basandosi sulla temperatura basale.

Imparare a conoscere il proprio corpo

Che sia per favorire una gravidanza o per avvalersi di un metodo di contraccezione naturale, è consigliabile per ogni donna imparare a capire i delicati meccanismi dell’ovulazione e della fecondazione, tenendo presente che non esiste uno standard comune, e che spesso la situazione si modifica anche da un ciclo all’altro. Inoltre, evitare o programmare una gravidanza utilizzando un metodo naturale, è un sistema che può funzionare solo se esiste un’ottima interazione con il partner. Dopo aver individuati i giorni fertili, se l’intenzione è quella di evitare la gravidanza, è ovviamente indispensabile evitare di avere rapporti sessuali non protetti.

Periodo fertile dell’uomo

In un articolo completamente rivolto alle donne, non poteva mancare un piccolo riferimento anche alla fertilità dell’uomo. Nella coppia entrambe le parti giocano un ruolo fondamentale al momento del concepimento. Secondo uno studio condotto in Italia e pubblicato poi da Chronobiology International, l’uomo è più fertile in estate. La mobilità degli spermatozoi raggiunge infatti il piccolo in estate, mentre durante l’inverno è molto più bassa. Si parla quasi del doppio della capacità di movimento! Tuttavia altri studi dimostrano che gli spermatozoi si riducono durante l’estate a causa del molto caldo.

L’uomo è più fertile ad esempio quando si trova in una condizione ottimale, dove il ciclo del sonno è buono e i livelli di ormone dello stress non sono alti. Ugualmente vale se ha un colesterolo nella media e se assume molta vitamina D.

Periodo fertile e ovulazione, quante sono le probabilità di restare incinte?

Ma quali sono per una donna, le possibilità di restare incinta ad ogni ovulazione? Come abbiamo già visto i fattori determinanti sono tanti. Si parte da una condizione generale di salute, allo stile di vita (fumo, assunzione di alcol e farmaci), lavoro stressante, inquinamento atmosferico etc. Molto importante poi l’età.

Secondo uno studio, la donna ha il 30% di possibilità di rimanere incinta prima dei trent’anni. Verso i 40anni sono scese al 10% e superati i 43 anni, scendono al 5%.

Periodo fertile: app che possono esservi utili

Esistono varie app per smartphone e tablet che vi aiutano a monitorare il ciclo mestruale e sapere quando siete nel periodo fertile. Gli esperti ricordano che non sono particolarmente affidabili, tuttavia permettono di avere delle indicazioni utili. Non sono chiaramente da usare come metodo contraccettivo ma vi supportano se invece siete in cerca di un bambino! Ecco tre app per voi, da usare sia su iOS che Android!

  • Calendario WomanLog: vi aiuta a calcolare il vostro ciclo mestruale e vi indica anche quando siete entrati nel periodo fertile. Grazie a una comoda schermata monitorate anche gli ultimi tre mesi del vostro ciclo.
  • Igyno: è stato pensato un po’ come un ginecologo virtuale. Monitora il ciclo le variazioni degli ormoni. Offre anche un tutorial per l’auto-palpazione, c’è il grafico dell’ovulazione e la possibilità ci condividere tutti questi dati con il vostro partner, grazie a una semplice schermata.
  • LoveCycles: un’app molto semplice da utilizzare. Monitora la durata del ciclo, vi segna quando tornerà il successivo e anche di tenere nota di quando avete i rapporti sessuali. Potete anche aggiungere informazioni come sull’umore, il peso etc.

Se desiderate saperne di più, vi consigliamo ovviamente di ricorrere alla consulenza esperta del vostro medico di famiglia o del vostro ginecologo.

Ed infine, passiamo adesso, per vostra maggior praticità e facilità nell’individuazione ai sistemi pratici per il calcolo.

Periodo fertile: cinque sistemi per l’individuazione del giorno X

Pratici consigli per restare incinte: le ecografie transvaginali, i test che si possono acquistare in farmacia, la temperatura basale, osservare il muco della cervice uterina, il calcolo dei giorni della ovulazione ed il periodo fertile. Ecco tutto e dettagliatamente.

Intensificare i propri rapporti sessuali, nel senso di averne anche ogni due o tre giorni, certamente è il metodo più facile (ed anche meno stressante) se si è alla ricerca di una gravidanza. Rimane, però, il fatto che gli incontri tra gli spermatozoi e gli ovociti risultano possibili in sol giorno e solo in quello del ciclo mestruale e conoscere i metodi per sapere quale è questo “momento giusto” (cioè, per intenderci, proprio il periodo fertile) costituisce un’ottima possibilità di incremento delle probabilità che ci si riesca.

Nel dettaglio, si conoscono cinque modi (e segnali) che una donna può usare per l’individuazione del giorno esatto in cui ovula, per poter sapere, di conseguenza, quando arriva il momento di intensificare il numero dei rapporti sessuali: effettuare periodicamente delle ecografie di tipo “transvaginale” per il cosiddetto “monitoraggio follicolare”, utilizzare i test accessibili nelle farmacie, rilevare la temperatura basale, osservare il muco della cervice uterina (il muco cervicale) e calcolare i giorni. Vediamoli tutti in dettaglio.

1 – Le ecografie transvaginali

Se una donna non riesce perfettamente a comprendere i segnali che il proprio corpo le invia e quindi non le è semplice l’individuazione autonoma del momento in cui sta ovulando, potrebbe scegliere di chiedere al proprio ginecologo di eseguire quello che, comunemente, viene chiamato “monitoraggio ecografico”. In parole povere si effettuano ripetutamente delle ecografie transvaginali (a giorni alterni se non anche proprio tutti i giorni) in modo tale che il ginecologo possa avere una ripetuta osservazione del follicolo dominante (cioè il follicolo che procederà alla vera e propria ovulazione, cioè rilascerà l’ovocita che dovrà essere fecondato) e, quindi, possa avvertire la paziente dell’imminente ovulazione. Quando si raggiungono, infatti, le dimensioni di circa 20 millimetri, l’ovulo è solitamente pronto per il rilascio dell’ovocita. Il medico consiglierà la propria paziente di intensificare i rapporti, quindi di averne quello stesso giorno ed anche il giorno successivo.

2 – I test che si trovano nelle farmacie

Il momento dell’ovulazione può essere individuato anche per il tramite di appositi stick che si possono acquistare nelle farmacie, ma non solo, anche in tanti supermercati.

Sono, appunto, i cosiddetti “stick per ovulazione”, che si reperiscono nelle confezioni contenenti dai 5 ai 7 stick. Questi prodotti sono un ausilio per la donna che vuol sapere se la propria ovulazione e imminente oppure no. Tanto l’utilizzo che l’interpretazione di questi mezzi sono sufficientemente facili. E sufficiente urinare sullo stick per circa cinque secondi per poi attendere alcuni minuti. A questo punto sullo stick compariranno due lineette colorate: se la lineetta originale è di colore meno intenso della lineetta di controllo, allora si può dedurre che si è ancora abbastanza lontani dal momento dell’ovulazione; invece, se entrambe le lineette sono praticamente simili e di colorazione molto intensa, allora si può supporre che il periodo ovulatorio è molto vicino, e si può approssimativamente ipotizzare che avvenga nelle successive 24/36 ore (naturalmente anche prima). Questi test vanno ripetuti per qualche giorno, a partire da quello che si ritiene il più probabile in cui possa avvenire l’ovulazione, e fino a che non si perviene ad un risultato “positivo” (le due lineette intense e circa simili).

3 – La temperatura basale

Un altro sistema, completamente naturale, per l’individuazione del giorno in cui si ovula, consiste nella misurazione quotidiana della propria cosiddetta “temperatura basale”. Vale a dire la propria temperatura corporea nel momento esatto in cui ci si desta dal sonno notturno. Immediatamente dopo che si è ovulato, difatti, la temperatura ha una tendenza all’aumento dai tre ai cinque decimi di grado, potendo passare, per esempio, dai 36 gradi e mezzo di media durante la fase primaria del ciclo mestruale (la cosiddetta fase “pre-ovulatoria”), fino ai trentasette gradi nella fase successiva, quella che viene definita post-ovulatoria.

Il miglior sistema per procedere alla misurazione è quello di utilizzare il termometro inserendolo con la propria punta nella vagina, essendo sicuri di aver dormito per almeno quattro o cinque ore senza mai essersi risvegliate. Il sistema della rilevazione di questa temperatura, difatti, non è indicato per coloro che hanno un sonno non continuo, ma frammentato (ad esempio per le neo mamme che, dovendo allattare al seno, si devono svegliare ogni due o tre ore), per coloro che soffrono si squilibri di natura ormonale e, ovviamente, per le donne con stato febbrile o si trovano in un periodo di forte stress. Questi sono tutti elementi che potrebbero creare alterazioni alla normale temperatura corporea.

Occorre, inoltre, tenere nella debita considerazione anche il fatto che la temperatura corporea registra questo incremento esclusivamente quando l’ovulazione è già avvenuta. Per cui questo sistema è utile solo per sapere se si è già ovulato o meno, ma non per una previsione di quando l’ovulazione potrebbe avvenire. Questa caratteristica fa sì che sia difficile utilizzare SOLO questo sistema per cercare di ottenere una gravidanza.

4 – Il muco cervicale

Allorquando il periodo ovulatorio inizia ad essere più prossimo, incrementa la produzione del muco della cervice uterina (il cosiddetto “muco cervicale”. Questa situazione si rende palese grazie a delle perdite incolori e trasparenti che la donna può ritrovarsi nella biancheria intima o quando si reca alla toilette. Nella pratica, quanto più si avvicina il fatidico giorno, tanto più aumenta la quantità secreta di muco cervicale e tanto più esso acquista fluidità. Diventa, altresì, filante e tende a risultare non tanto appiccicoso come negli altri periodi.

Quando l’ovulazione è ormai prossima, questo fluido incrementa in modo assai sensibile di quantità e la sua consistenza diventa quasi simile a quella dell’acqua. Ebbene, questo giorno viene solitamente denominato quello “del picco”. Ed è proprio da quel momenti, difatti, che l’ovulazione può verificarsi, tanto nel giorno stesso, quanto quanto nel gioro delle successive 24 o 36 ore al massimo.

Ad ovulazione avvenuta il muco riprende la sua natura originale, diventando, cioè, più appiccicoso e denso, fino alla quasi totale scomparsa. Si ritorna, di conseguenza, alle sensazioni di asciutto che sono tipiche delle fasi iniziali del ciclo, quando si è ancora ben lontani dal momento della ovulazione.

E’ chiaro che per poter usare in modo efficace questo sistema è necessario che si abbia una discreta conoscenza del proprio corpo. E’, in ogni caso, un tipo di pratica che migliora con l’esperienza. Occorre tener presente, alla fine, che possono esistere talune condizioni (ad esempio qualche infezione) o malattie (la malattia dell’ovaio policistico) che possono indurre un’alterazione della consistenza del muco e far sì che la sua osservazione (al fine di restare incinte) sia molto più difficoltosa.

5 – Calcolare i giorni del periodo fertile

Il sistema più facile (però è anche quello dotato di minor precisione), al fine di individuare il giorno in cui si ovula, è quello di tenere in considerazione come periodo in cui si è maggiormente fertili, il giorno esattamente al centro del proprio ciclo mestruale. Vale a dire, in parole povere, che il sistema si fonda sull’elemento che, mediamente, l’ovulazione si verifica all’incirca al quattordicesimo o al quindicesimo giorno a partire del primo giorno del flusso mestruale. Più precisamente mediamente quattordici giorni prima che inizi il ciclo successivo.

I vantaggi di un metodo naturale

Se l’intento di riconoscere i giorni fertili del ciclo è mirato ad una funzione contraccettiva, il vantaggio più rilevante è sicuramente quello di evitare gli effetti collaterali dei farmaci, di non comportare costi, e di poter decidere in qualsiasi momento di pianificare la gravidanza. L’utilizzo regolare di pillole anticoncezionali e spirali non è certo raccomandabile, e il preservativo inibisce il vero piacere del rapporto sessuale. Il metodo naturale diviene invece inapplicabile per le donne che abbiano diversi partner sessuali, e nel caso assumano farmaci che possono interagire sulla regolarità del ciclo ormonale.

Quando la volontà è quella di avere un figlio

Se la ricerca dei giorni più fertili è dovuta al desiderio di maternità, oltre ai vari calcoli, come indicazione di base si possono ritenere validi i giorni del ciclo dall’ottavo al diciannovesimo. Il test che rileva la presenza nel sangue dell’ormone luteinizzante indica con maggiore certezza il periodo di fertilità, che varia da donna a donna in relazione alla durata e alla regolarità del ciclo. Inutile precisare che lo stress, il fumo, la scarsa attività fisica e l’alimentazione disordinata e scorretta influiscono inevitabilmente sia sull’ovulazione femminile che sulla qualità dello sperma maschile. Una situazione da evitare sono i rapporti sessuali troppo frequenti, che non aumentano le possibilità del concepimento, ma al contrario diminuiscono la concentrazione degli spermatozoi.

Temperatura basale: tutto quello che dovete sapere!

A margine del nostro approfondimento sul periodo fertile, giova approfondire in maniera più compiuta tutto quello che dovete assolutamente sapere sulla temperatura basale, che come abbiamo avuto modo di accennare è una condizione molto utile da monitorare per poter incrementare le opportunità di rimanere incinta. Il metodo della temperatura basale è infatti un metodo del tutto naturale, che può darvi una concreta mano per poter per individuare l’ovulazione: non sempre, infatti, l’ovulazione avviene con precisione a metà del ciclo, e potrebbe pertanto essere utile seguire l’evoluzione della temperatura in questione per poter individuare i propri giorni fertili.

Di cosa abbiamo bisogno per misurare la temperatura basale

Per poter misurare la temperatura basale è sufficiente munirsi di un termometro. Attenzione, però: non utilizzate un termometro comune (cioè, di quelli che si usano per poter misurare l’influenza). Acquistatene invece uno specifico in farmacia: si tratta di un accessorio che ha tacche più distanziate rispetto a quello normale, e può dunque garantire una rilevazione di più facile lettura. Se invece non potete o non volete acquistarne uno apposito, cercate per lo meno di riservarvi un termometro solo per questo scopo, possibilmente digitale e affidabile.

Come misurare la temperatura basale

Vediamo ora in che modo misurare correttamente la temperatura basale. Il nostro suggerimento è quello di iniziare o dal primo giorno della mestruazione o subito dopo la fine delle mestruazioni, ricordandosi – ovviamente! – di indicando in maniera chiara i dati giorno per giorno, con la precisione del decimo di grado, su una tabella che potete ricreare su Excel o su un pezzo di carta.

Per quanto concerne il momento migliore per poter misurare la temperatura basale, i medici consigliano generalmente di procedere la mattina, dopo aver dormito almeno tre ore di fila, e preferibilmente sempre alla stessa ora o con una differenza di non più di 30 minuti. Nell’ipotesi in cui invece siate impossibilitate (o vi siate dimenticate!) a misurare la temperatura basale nello stesso orario, ricordate di segnare questa difformità rispetto a quanto usuale all’interno del grafico.

Passando alle modalità di misurazione, tenete conto che sono due le principali modalità (vi sconsigliamo invece di esaminare la terza, quella orale, poiché di notte può capitare di dormire a bocca aperta e la temperatura potrebbe essere pertanto influenzata da ciò):

  1. Per via rettale: si tratta del metodo migliore, in grado di dare i risultati più attendibili;

  2. Per via vaginale: un metodo sufficientemente attendibile e comodo, con l’unico problema che, tuttavia, la rilevazione precisa e puntuale della temperatura può essere falsata da eventuali infezioni vaginali.

Come si evolve la temperatura basale

Detto ciò, ricordate che l’andamento della temperatura basale è oscillatorio. In una prima fase (denominata come fase follicolare) la temperatura basale appare infatti essere mediamente bassa, fino al momento in cui scende per un giorno, per poi risalire oltre il livello medio della prima parte del ciclo nella fase luteinica. L’abbassamento e il successivo rialzo rappresentano un movimento tipico dell’ovulazione, da confermarsi dopo almeno tre giorni di rialzo consecutivo della temperatura. L’aumento può inoltre anche non avvenire in maniera immediata dopo l’ovulazione, ma potrebbero volerci anche 2-3 giorni. Superato questo momento, la temperatura rimane costantemente elevata fino a qualche giorno prima delle mestruazioni successive, quando tornerà di nuovo a scendere. In alcuni casi, inoltre, la temperatura basale scende anche il giorno delle mestruazioni o a volte anche nel giorno successivo. Se il vostro ciclo è ovulatorio, il grafico che otterrete dall’analisi della tabella delle temperature basali avrà un andamento bifasico, con la temperatura basale che sarà più bassa nella fase follicolare, e poi si alzerà di 3 decimi di grado circa nella fase luteinica.

Di contro, nell’ipotesi in cui il vostro ciclo sia anovulatorio, la temperatura basale si manterrà costante durante tutto il ciclo, oppure potrebbe manifestare un tipico andamento a “montagna russa”, senza poter individuare, pertanto, un andamento bifasico.

Tenete altresì conto che nell’ipotesi in cui vi sia una gravidanza, la temperatura tenderà a rimanere mediamente su livelli elevati anche nel giorno del presunto arrivo delle mestruazioni e in alcuni casi potrebbe subire un ulteriore aumento, generando un andamento chiamato di norma come trifasico da gravidanza.

Fin qui, una breve panoramica sulle potenzialità della misurazione della temperatura basale per poter “decifrare” al meglio il proprio ciclo e individuare i propri giorni maggiormente fertili. Prima di imbracciare con eccessiva enfasi il termometro, ricordate tuttavia che la misurazione della temperatura basale può essere influenzata da diversi fattori come il raffreddore, la febbre, l’influenza, l’uso di medicinali o ormoni come ad esempio il progesterone, le infezioni vaginali, l’assunzione di bevande alcoliche, l’utilizzo di un termometro diverso nello stesso ciclo, la misurazione in orario diverso.

Come si può facilmente immaginare, però, il sistema è troppo generico e quindi può valere solo per quelle donne che abbiano un ciclo regolare di trenta o trentacinque giorni e che potrebbe, in ogni caso, essere soggetto a qualche variazione da un ciclo all’altro. Potrebbe accadere, difatti, che l’ovulazione avvenga un po’ dopo o un po’ prima del giorno che si era previsto ed a questo punto diventa assolutamente inesatto il calcolo aritmetico che si fonda su una durata media di un ciclo mestruale.