Malattia e controlli: cosa sta cambiando davvero per chi lavora

Malattia sul lavoro: spesso si pensa solo al certificato e ai giorni a casa. In realtà dietro c’è un sistema sempre più attento.

Negli ultimi mesi si è registrato un aumento delle richieste di malattia da parte dei lavoratori. Nulla di strano: ammalarsi è un diritto, e quando la salute vacilla è giusto fermarsi. Quello che però sta emergendo con chiarezza è un altro dato: insieme alle certificazioni mediche stanno crescendo anche i controlli.

Malattia e controlli: cosa sta cambiando davvero per chi lavora – Inran.it

 

Secondo gli ultimi numeri diffusi dall’INPS, tra giugno e dicembre 2025 sono stati trasmessi circa 14 milioni di certificati di malattia. Un incremento del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Parallelamente, le visite fiscali domiciliari hanno sfiorato quota 400.000, con un aumento del 3,7%.

In pratica, l’Istituto sta osservando con più attenzione. Non per togliere un diritto, ma per evitare che venga usato in modo scorretto.

Il diritto alla malattia e il periodo di comporto

È importante dirlo chiaramente: il lavoratore dipendente è tutelato. Durante la malattia ha diritto a un’indennità economica e alla conservazione del posto di lavoro. Non è un favore del datore, è una garanzia prevista dalla legge.

Esiste però un limite, il cosiddetto periodo di comporto. È il numero massimo di giorni di assenza consentiti in un determinato arco di tempo. Superato quel limite, l’azienda può arrivare al licenziamento. Non è automatico, ma è una possibilità concreta.

Il diritto alla malattia e il periodo di comporto – Inran.it

Oggi, grazie alla trasmissione digitale dei certificati da parte del medico curante, tutto è più rapido e tracciabile. Il lavoratore comunica al datore solo il numero di protocollo. Il resto viaggia direttamente verso l’INPS, che può monitorare in tempo reale.

Le fasce orarie da rispettare (anche nei festivi)

Uno dei punti più delicati riguarda le visite fiscali. Quando si è in malattia, bisogna restare reperibili presso il domicilio comunicato nelle fasce orarie previste: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00. Sì, anche la domenica e nei giorni festivi.

Le visite possono essere disposte in qualunque giorno e anche più volte durante lo stesso periodo di malattia. Se per qualsiasi motivo non si è presenti, occorre avere una giustificazione valida e documentabile.

E attenzione: se durante la malattia si cambia domicilio, la variazione va comunicata subito. Non farlo può costare caro.

Cosa succede se non si è a casa alla visita fiscale

Qui le conseguenze diventano serie. Alla prima assenza ingiustificata si può perdere l’indennità per i primi dieci giorni di malattia. Alla seconda, l’indennità viene ridotta del 50% per il periodo restante. Alla terza assenza, l’indennità può essere revocata del tutto e si rischiano anche sanzioni disciplinari. In casi estremi, può entrare in gioco perfino il posto di lavoro.

Non si tratta di creare paura, ma di essere consapevoli. La malattia è un diritto fondamentale, nessuno può metterlo in discussione, però è un diritto che ha delle regole precise.

Fermarsi quando si sta male è giusto, ma farlo con correttezza è indispensabile. I controlli aumentano, i dati parlano chiaro e ignorare le regole non è più una leggerezza.

Aurora De Santis