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Arance trattate con pesticidi? Basta un accorgimento per limitarne i rischi

Pubblicato da
Andrea Cerasi

Se non biologiche, le arance che compriamo sono trattate con pesticidi, ma c’è un accorgimento basilare per limitarne i rischi e godere della loro vitamina C.

Non c’è niente di meglio che iniziare una giornata con una bella spremuta (foto da Pixabay)

Se non biologiche, le arance che compriamo sono trattate con pesticidi, ma c’è un accorgimento basilare per limitarne i rischi e godere della loro vitamina C. Un agrume meraviglioso, dal gusto profondo e pungente. Non c’è niente di meglio che iniziare una giornata con una bella spremuta di arancio. Le vitamine C contenute nel frutto fanno bene alla salute e ci danno la carica per affrontare la giornata.

Spesso, si tratta di arance non biologiche. Significa che queste sono state trattate con pesticidi, i quali si accumulano sulle bucce per conservarle a meglio. Come fare per mangiarle in tranquillità ed evitare di ingerire pesticidi? Basta attuare il metodo più semplice e intuitivo per ridurre il rischio di intossicarsi e per godere in tutta libertà di una sana spremuta. Vediamo quale.

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Il metodo migliore per ridurre il rischio di ingerire pesticidi dalle arance

Il metodo migliore per ridurre il rischio di ingerire pesticidi dalle spremute (foto da Pixabay)

Quando non sono biologiche, le arance sono trattate con pesticidi, ossia sostanze antiparassitarie che servono a tenere lontani germi e a evitare che queste ammuffiscano durante il trasporto. Queste sostanze, però, spesso le ritroviamo sulla tavola, e non fanno certo bene alla nostra salute. Si tratta di frutta contaminata che, inconsapevolmente, ingeriamo.

I pesticidi restano sulle bucce, ma può capitare che anche il succo venga contaminato. Le sostanze contaminanti utilizzate sono sodio ortofenilfenolo e conservanti ortofenilfenolo, ma anche tiabendazolo, un conservante sintetico, e l’imazalil, un fungicida. Quando le arance sono sottoposte a questi trattamenti, sulla confezione che acquistiamo dovrebbe esserci scritto.

Inoltre, a volte può capitare di leggere sulla confezione la scritta “cerata artificialmente”. Ciò significa che gli agricoltori hanno adoperato un rivestimento di cera sulla buccia per proteggere il frutto dagli agenti esterni e per non far disperdere la sua umidità. Bisogna ammettere, però, che raramente gli agenti esterni raggiungono la parte interna dell’agrume, contaminandolo.

Già negli anni 90 era stata fatta una ricerca, incentrata proprio sulla tossicità della frutta che portiamo a casa, e anche allora la situazione sembrava poco allarmante. Ma esiste pur sempre un piccolo rischio che questo accada. La mossa migliore, naturalmente, è quella di acquistare arance biologiche, ma se propri non ne possiamo fare a meno c’è un’accortezza basilare che possiamo attuare. Quale?

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Esiste una semplicissima accortezza che ci fa stare tranquilli, eliminando tutte le impurità, quando ci facciamo una sana spremuta. Prima di spremere le arance, sarebbe opportuno lavarle bene e lavare bene anche le mani prima di toccarle. Bisogna stare attenti anche quando chiediamo una spremuta al bar. Oppure, basterebbe chiedere al barman se le arance sono biologiche.

Andrea Cerasi

Romano, laureato in Lettere all'Università La Sapienza di Roma, è autore di romanzi e saggi. Appassionato di ambiente e di sostenibilità, amante della natura e degli animali.