Due fratelli, un campo a Magione, una scarica elettrica: in pochi minuti Giacomo e Francesco non sono più tornati a casa.
All’inizio sembrava una sera come tante. Due ragazzi, un campo che conoscevano bene, qualche ora da passare all’aria aperta tra passioni e abitudini di sempre. Poi qualcosa si è spezzato, all’improvviso, e da quel momento niente è stato più come prima.

Giacomo e Francesco Fierloni erano gemelli, avevano poco più di vent’anni e quella sera si trovavano in un terreno a Soccorso di Magione, vicino al capanno di famiglia. Era un posto familiare per loro, dove tornavano spesso per dedicarsi ai richiami da caccia, una passione che coltivavano con costanza.
Non c’era nulla che facesse pensare a un pericolo. Poi, in un attimo, tutto è cambiato. Probabilmente un gesto veloce, forse il tentativo di recuperare un volatile con un’asta di metallo, e il contatto con i cavi della media tensione. Una scarica improvvisa, violenta, che non ha lasciato scampo.
Poco prima dell’incidente, Giacomo e Francesco hanno parlato con il cugino
Poco prima era tutto normale. Una telefonata con il cugino, qualche parola scambiata senza pensieri particolari. Un consiglio dato quasi per caso, come succede sempre tra familiari.
Poi l’ultima chiamata al padre, per dire che sarebbero andati a pesca e che avrebbero fatto un po’ tardi. Niente che facesse preoccupare.

Il problema è arrivato dopo, quando il telefono ha smesso di squillare a vuoto ed è rimasto semplicemente muto. Nessuna risposta, nessun messaggio. E per chi li conosceva bene, questo non era normale.
Con l’aiuto della fidanzata, è stata recuperata la posizione del cellulare. Erano ancora lì. È stato lo zio ad andare verso il capanno. Una salita fatta con l’ansia addosso, che poi si è trasformata in qualcosa di molto più pesante.
Li ha trovati tra l’erba, uno accanto all’altro, insieme. In macchina c’erano ancora le canne da pesca, mai usate. I soccorsi sono arrivati, hanno provato a fare il possibile, ma non c’era più nulla da fare.
Chi erano Giacomo e Francesco Fierloni
A Magione li conoscevano tutti. Lavoravano nell’azienda di famiglia. Chi li ha avuti come studenti o colleghi li descrive nello stesso modo: educati, seri, con la testa sulle spalle. Non cercavano di mettersi in mostra, vivevano le loro passioni in modo semplice.
La caccia, gli animali, il tempo passato all’aperto erano il loro modo di staccare, di stare bene. Quando parlano i genitori, non c’è bisogno di aggiungere molto. Le loro parole bastano.
Hanno detto che erano tutto per loro. Che erano la loro forza, il presente e anche quello che immaginavano per il futuro. E poi quella frase che resta lì, difficile da dimenticare: “sono nati insieme e insieme se ne sono andati”.





