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Blocco atrioventricolare, da cosa dipende e quali potrebbero essere le conseguenze

Con il termine Blocco Atrioventricolare, si vuole indicare un difetto nel sistema di conduzione del cuore, che si manifesta tra atrio e ventricolo.

Blocco atrioventricolare

Quando si parla di Blocco Atrioventricolare, si indica una patologia che determina un difetto nel sistema di conduzione del cuore. Esso colpisce la porzione tra l’atrio ed il ventricolo. In normale condizioni fisiologiche, il nodo seno determina il ritmo del cuore, generando in questa maniera segnali elettrici.

Tali segnali, si propagano fino al ventricolo, ma in presenza di un blocco, l’impulso elettrico non raggiunge i ventricoli. In presenza di una interruzione totale della conduzione dal nodo senoatriale, i ventricoli proseguono nel loro lavoro, e continuano a contrarsi.

Blocco atrioventricolare

Blocco atrioventricolare: cause e fattori scatenanti

I fattori e le cause che determinano la comparsa del blocco atrioventricolare, possono essere diverse. Esse possono essere sia di natura congenita, come le cardiopatie, oppure ereditarie, autonomiche, o metaboliche.

Anche l’assunzione di alcuni farmaci, potrebbero provocare come affetto collaterale il blocco atrioventricolare, oppure la presenza di una infiammazione o una infezione. Il blocco atrio ventricolare, può essere una conseguenza tumorale, infiltrativa o degenerativa, o secondaria ad una manifestazione di un evento acuto.

Tra i vari fattori ereditari coinvolti nel blocco atrioventricolare sono compresi:

1. La sindrome di Lev-Lenègre
2. La distrofia miotonica
3. La distrofia facio-scapolo-omerale
4. La distrofia muscolare di Emery- Dreifess
5. La sindrome di Kearns- Sayre

Un’altra causa del blocco atrioventricolare, è l’effetto collaterale dovuto alla somministrazione di medicinali. Alcuni classi di antipertensivi, e beta bloccanti, oppure antagonisti del canale del calcio e digitalici, possono determinare tale disfunzione.

Blocco atrioventricolare

A causa della loro azione verso la conduzione degli impulsi, anche l’impiego di antiritmici di prima classe e di terza, così come il litio, possono determinare il blocco atrioventricolare.

Blocco atrioventricolare: tipologie

1. Blocco atrio ventricolare di grado I: si intende un allungamento del tempo, che impiega la corrente per raggiungere il muscolo cardiaco.
2. Blocco atrio ventricolare di grado II: è costituito dalla mancanza di trasmissione di alcuni impulsi, da parte degli atri verso i ventricoli. Il paziente affetto, potrebbe avvertire ad intermittenza, dei battiti cardiaci mancanti.
3. Blocco atrio ventricolare di grado III: è costituito da un blocco totale del passaggio degli impulsi dagli atri verso i ventricoli. Questa è una condizione clinica molto seria, che va trattata da personale qualificato. In base alla frequenza del centro di comando ventricolare, il paziente mostrerà o meno la sintomatologia. A causa della bassa frequenza cardiaca, accade molto spesso, che il soggetto affetto, perde conoscenza e cade a terra. La caduta può essere molto pericolosa, perché potrebbe determinare traumi cerebrali o fratture. Quando capitano tali avvenimenti, specialmente in persone anziane, in assenza di motivazioni valide, si deve intervenire nel blocco intermittente della conduzione.

Blocco atrioventricolare

Blocco atrioventricolare: sintomi

I blocchi atrioventricolari di primo e secondo grado, non manifestano alcuna sintomatologia. Essi si identificano casualmente a seguito di un elettrocardiogramma di routine, oppure per la percezione di mancanza di battiti. I sintomi molto spesso, si manifestano nei blocchi atrio-ventricolari, di grado terzo.

Questi comprendono: intolleranza agli sforzi fisici, astenia, mancanza di fiato sotto sforzo, respirazione semplificata stando con la testa alzata, capogiri e sincope. Ad accompagnare tale manifestazioni, nella maggior parte dei casi, è la frequenza del polso al di sotto dei 40 battiti al minuto. Possono essere presenti inoltre, anche segnali di scompenso cardiaco, progressivo ed anomalo aumento del peso corporeo, e gonfiore di piedi e gambe.

Blocco atrioventricolare

Blocco atrioventricolare: trattamento

I farmaci che attualmente vengono utilizzati in presenza di blocco atrioventricolare, sono l’Atropina e l’Isoprenalina. Questi vengono somministrati in condizioni di emergenza, e la somministrazione è per via endovena. Non esistono altri prodotti che si possono assumere per via orale in grado di migliorare la conduzione degli impulsi elettrici.

Quando a provocare tale disfunzione è l’effetto collaterale di un farmaco, è sufficiente interrompere il trattamento, oppure ridurre il dosaggio. In gran parte dei casi di blocco atrioventricolare di secondo e terzo grado, si impone al paziente di impiantare un pacemaker. Questo piccolo apparecchio, è in grado di stimolare il cuore quando esso non ce la fa da solo. Il pace consente al malato una vita migliore. Vivere con un pacemaker non è un handicap, ma una opportunità per poter vivere una vita normale, senza rischiare la propria vita a causa di una frequenza cardiaca troppo bassa.