Depakin Chrono, come utilizzare il farmaco per trattare l’epilessia

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Depakin Chrono è un farmaco molto comune nel trattamento dell’epilessia generalizzata, aiutando a contrastare una serie di sintomi come la sensazione di assenza, l’atonicità, gli attacchi di tipo mioclonico o tonico-clonico o ancora misti. Viene inoltre utilizzato per poter trattare l’epilessia parziale, sia nella forma semplice che nella forma complessa, o ancora nella forma secondariamente generalizzata.

Il farmaco è altresì spesso prescritto per cercare di trattare alcune sindromi specifiche come quella di Lennox – Gastaut, e per poter trattare alcuni episodi maniacali correlati al disturbo bipolare, nell’ipotesi in cui non vi sia la possibilità di somministrare del litio (poiché magari non viene tollerato dal paziente, o è controindicato sulla base del suo complessivo quadro clinico). È inoltre possibile che alcuni medici consiglino l’assunzione del farmaco anche dopo l’episodio di mania, se il paziente ha dimostrato di reagire positivamente al valproato per la mania acuta.

Cosa contiene il Depakin Chrono

Cosa contiene il Depakin Chrono

All’interno del Depakin Chrono, comunemente venduto nella confezione di 300 mg compresse, a rilascio prolungato, dalla Sanofi Aventis, sono contenute (dosi per compressa):

  • sodio valproato 199.8 mg
  • acido valproico 87.0 mg
  • eccipienti

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Nella “versione” da 500 mg di compresse a rilascio prolungato, ogni compressa conterrà invece:

  • sodio valproato 333 mg
  • acido valproico 145 mg
  • eccipienti

Come utilizzare il farmaco

In linea di massima, e ferma restando la necessità di consultare e seguire le indicazioni del proprio medico di fiducia, prima di iniziare la terapia occorrerà cercare di comprendere in che modo il principio attivo del Depakin Chrono può interferire con altri farmaci.

In particolare, in pazienti che non vengono trattati con altri farmaci contro l’epilessia, è possibile che il medico possa consigliare di incrementare gradualmente la posologia per gradini successivi, distanziati 48-72 ore, al fine di raggiungere il livello ottimale nell’arco di 7-10 giorni. In pazienti che invece sono già protagonisti di trattamenti con altri farmaci antiepilettici, la sostituzione del vecchio medicinale con il nuovo dovrà essere graduale, cercando anche in questo caso di raggiungere la posologia ritenuta “ideale” in maniera graduale, nell’arco di 10-15 gg.

In aggiunta a quanto sopra, il medico cercherà di ponderare la posologia consigliata attraverso un’analisi dell’età e del peso del proprio paziente, unitamente al suo quadro clinico complessivo e, per quanto intuibile, dalla sua sensibilità al valproato. Ancora, la posologia potrà essere monitorata e modificata gradualmente nel tempo, sulla base della risposta clinica.

Stabilito quanto precede, generalmente la posologia iniziale è quella di 10-15 mg / Kg, con dosi che poi saranno progressivamente oggetto di incremento – come sopra anticipato – fino ad arrivare ai 20 – 30 mg / Kg. Il medico potrebbe tuttavia incrementare ulteriormente le dosi se si rende conto, dal colloquio con il paziente, che gli attacchi non vengono adeguatamente controllati e affrontati con questa posologia. Difficilmente si giunge tuttavia a dosi superiori ai 50 mg / Kg: in questi casi l’assunzione è resa sotto stretto monitoraggio medico, che dovrà controllare l’evoluzione del proprio paziente fin dal breve termine. Per quanto concerne i pazienti più particolari, come i bambini, difficilmente la posologia supererà di 20 – 30 mg / Kg.

Per quanto infine attiene il disturbo bipolare, la dose iniziata è di 1000 mg / die. Anche in questo caso, si ricorda che la dose viene gradualmente incrementata in maniera tale da raggiungere la dose terapeutica più bassa con la quale si ottiene l’effetto desiderato. Complessivamente, il dosaggio di mantenimento consigliato per poter trattare il disturbo bipolare si aggira tra 1000 e 2000 mg / die, ma in casi eccezionali si può raggiungere anche i 2500 – 3000 mg / die. Rimane necessario aggiustare la posologia sulla base della risposta clinica del soggetto.

Depakin Chrono effetti collaterali

Tra i più diffusi effetti ci sono anomalie congenite, infezioni, dolori addominali, alopecia, astenia, sonnolenza, nausea, tremori, vomito e anoressia. Altri effetti meno comuni sono dispnea, faringite, depressione, febbre, edema periferico, aumento di peso.

Possono verificarsi anche episodi di diarrea, sonnolenza, problemi alla vista, ciclo mestruale irregolare, acufeni, instabilità. Se uno qualsiasi di questi effetti collaterali si presentano, occorre informare immediatamente il medico o il farmacista di fiducia.

In chi assume anche anticonvulsivanti per qualsiasi condizione può verificarsi peggioramenti come depressione, pensieri legati al suicidio o altri disturbi legati all’umore. Informare subito il medico se si notano cambiamenti e alterazioni pericolose. In rari casi possono verificarsi episodi di encefalopatia grave, a volte fatale, in particolare nei soggetti affetti da alcuni disturbi metabolici (disturbi del ciclo di urea). Chiamare il medico in caso di debolezza inspiegabile, vomito e improvvisi cambiamenti di stato mentale (confusione).

Altrettanto rari ma molto gravi sono i seguenti effetti collaterali del Depakin Chrono: dolore toracico, emorragie, battito cardiaco irregolare (troppo veloce o troppo lento), gonfiore delle mani e dei piedi, movimenti incontrollati dell’occhio (nistagmo), brividi di freddo, respiro accelerato, perdita di coscienza.

Vi è anche la possibilità di una reazione allergica molto seria ma è davvero molto rara. A ogni modo i segnali sono: febbre, linfonodi gonfi, eruzione cutanea, prurito o gonfiore (viso, lingua, gola), vertigini, problemi di respirazione.

È comunque da ricordare che se il medico sente la necessità di prescrivere questo farmaco è perché ha valutato che i benefici sono maggiori degli effetti collaterali. Infatti, sono poche le persone che presentano problemi a causa del medicinale.

Precauzioni

Precauzioni

Prima di assumere il Depakin Chrono bisogna informare il medico in caso di allergie. Questo prodotto può contenere ingredienti inattivi (come l’olio di arachidi) che possono causare reazioni allergiche o altri problemi. Basterà chiedere consiglio anche al farmacista da cui ci si serve di solito per un consulto più accurato.

I professionisti devono inoltre conoscere la storia medica del paziente che hanno in cura. In particolare devono sapere se sono presenti, o sono stati curati in passato, i seguenti problemi: malattie epatiche, pancreatite, disturbi metabolici, abuso di alcol, problemi emorragici, malattie cerebrali (demenza), malattie renali, disidratazione, cattiva alimentazione. Il paziente deve anche riferire l’utilizzo di farmaci da prescrizione e non e prodotti a base di erbe.

Chi deve prendere il farmaco dovrebbe inoltre evitare gli sport da contatto e attività che coinvolgano l’utilizzo di oggetti affilati.

Questo medicinale può causare vertigini e sonnolenza o provocare problemi alla vista. Da evitare, quindi, di mettersi alla guida, di utilizzare macchinari complicati e di svolgere qualsiasi attività che richieda una prontezza di riflessi e una visione chiara, fino a quando non si è sicuri di poterla completare senza alcuna difficoltà. Da limitare anche il consumo di bevande alcoliche.

Le persone più anziane saranno più sensibili agli effetti collaterali del farmaco. In particolare ci riferiamo a sonnolenza, vertigini, instabilità e tremori e il tutto può trasformarsi in un elevato rischio di caduta.

Non è raccomandato in gravidanza, può danneggiare il feto. Non va bene neanche durante l’allattamento al seno.