Eritema nodoso

Eritema nodoso

L’eritema nodoso è comunemente classificato come una panniculite, cioè un’infiammazione a carico delle cellule adipose sottocutanee che si manifesta con noduli rossi e dalle dimensioni variabili in diverse zone del corpo.

I sintomi dell’eritema nodoso e come si diagnostica

Diagnosticare l’eritema nodoso è semplice: in condizioni normali basta un esame obiettivo. I noduli tipici della patologia, infatti, compaiono quasi sempre sulla tibia e, più raramente, in zone come le cosce, le braccia, il tronco, il collo o il volto. Hanno dimensione che varia dai 2 ai 6 centimetri e sono inizialmente di colore rosso brillante, duri al tatto e dolenti sia spontaneamente sia se sottoposti a stimoli palpativi. Durante il decorso della malattia, che può durare fino alle sei settimane, però, le dimensioni dei noduli tendono a diminuire, questi diventano più molli e meno sensibili e anche il colore sfuma verso il giallo-verdognolo.

Spesso per accertarsi che si tratti effettivamente di eritema nodoso possono essere presi in considerazione altri sintomi come febbre, tosse e altre manifestazioni di tipo influenzale, oltre che dolori addominali e senso di malessere e stanchezza generale. Non va dimenticato, poi, che anche problemi alle articolazioni, soprattutto di ginocchia e polsi, come dolore, gonfiore e rigidità, si accompagnano spesso a questa patologia.

In qualche caso, però, specie se ci si è rivolti a un medico, è possibile che a seguito di una diagnosi di eritema nodoso vengano consigliate ulteriori indagini cliniche. Si tratta, quasi sempre, di biopsie ed esami istologici su un campione di tessuto o altri test laboratoriali come tamponi faringei, emocromo, analisi delle feci o colonscopia o, ancora, rx-torace e test per la tubercolosi e servono a escludere eventuali cause patologiche di cui l’eritema nodoso è manifestazione.

Cosa causa l’eritema nodoso?

Esistono, infatti, almeno due tipologie di eritema nodoso. Quello idiopatico insorge senza cause apparenti, ha un’incidenza relativamente alta (tra il 30% e il 50% dei casi diagnosticati) e colpisce per lo più donne (il rapporto con gli uomini è di circa 6 a 1) e pazienti giovani, di età compresa tra i 20 e i 35 anni.

L’eritema nodoso secondario, invece, è manifestazione di un’altra condizione patologica o infiammatoria a carico dell’organismo e, in genere, compare in concomitanza con questa o a pochi giorni di distanza.

Diverse sono le malattie che possono causarlo:

  • quasi sempre è legato a infezioni da streptococco, in particolar modo del gruppo A, che si manifestano come infiammazioni a livello cutaneo o della gola;
  • anche alcune malattie autoimmuni come la sarcoidosi possono manifestarsi con la comparsa dell’eritema nodoso, oltre che con la presenza di granulomi diffusi sul resto del corpo.
  • Come si è accennato, poi, la tubercolosi potrebbe essere tra le cause scatenanti dell’infiammazione delle cellule adipose sottocutanee,
  • così come alcune malattie veneree tra cui la clamidia
  • e le malattie infiammatorie intestinali come la colite ulcerosa o il morbo di Crohn.
  • Spesso un eritema nodoso secondario può essere manifestazione anche di infezioni di tipo batterico, tra le più comuni quelle causate da mycoplasma pneumoniae (polmonite), yersinia enterocolitica (infezioni intestinali), campylobacter (responsabile dell’omonima malattia) e salmonella.
  • In qualche caso anche cocktail di farmaci come la pillola anticoncezionale e i derivati dalla penicillina possono essere causa scatenante dell’infiammazione
  • e, in quelli più gravi, l’eritema nodoso è spia di linfomi o leucemie.
  • Se il sistema immunitario della futura mamma è compromesso o eccessivamente sensibile, poi, anche in gravidanza può manifestarsi l’eritema nodoso.

Che cura per l’eritema nodoso?

È chiaro, allora, che il trattamento di simile infiammazione non può prescindere dall’individuazione delle cause e dall’eventuale cura. Come si è accennato, del resto, i noduli tipici dell’eritema nodoso si riassorbono spontaneamente con il decorso della malattia. Nelle fasi più acute o per alleviare i sintomi associati alla comparsa dello sfogo cutaneo si può valutare, insieme al proprio medico di fiducia, l’assunzione dei più comuni antinfiammatori o corticosteroidi. Alcuni rimedi, poi, permettono di accelerare la guarigione: il riposo in primis. Può essere utile, per esempio, applicare impacchi freddi o bendaggi umidi sulle zone interessate o assumere ioduro di potassio, un farmaco normalmente consigliato nel caso di febbre e di dolori alle articolazione. Tra i rimedi naturali, invece, c’è chi consiglia di applicare direttamente sui noduli arrossati e dolenti alcune gocce di tintura madre di calendula o ortica diluita in acqua o un gel a base di aloe vera e camomilla.