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Eritropoietina: un ormone per la cura dell’anemia

L’ eritropoietina è un ormone prodotto anche naturalmente dal corpo umano che fa produrre al midollo osseo globuli rossi anziché globuli bianchi. Farmaci a base di questa sostanza vengono usati per alcuni tipi di anemie.

L’eritropoietina è un ormone prodotto anche naturalmente dal corpo umano che fa produrre al midollo osseo globuli rossi anziché globuli bianchi. Farmaci a base di questa sostanza vengono usati per alcuni tipi di anemie.

Che cos’è l’ eritropoietina

L’ eritropoietina è un ormone glicoproteico noto anche come EPO. Esso è costituito da 193 amminoacidi dei quali 27 vengono persi quando la sostanza viene secreta. Essa ha la funzione di regolare la produzione di globuli rossi (eritropoiesi). Essa viene sintetizzata in particolare dalle cellule dei reni e in minima parte dal fegato che diventa il principale produttore solamente durante la vita fetale. L’uso dell’ eritropoietina in campo medico permette la cura di certi tipi di anemie, per esempio quella data da insufficienza renale cronica.

Le funzioni dell’ eritropoietina nel corpo umano

L’ eritropoietina dopo essere stata messa in circolo interagisce con recettori specifici (detti EPOR) che sono presenti a livello del midollo osseo, il più importante organo emopoietico nella persona adulta. Nello specifico il legame fra eritropoietina e recettore da il via ad una serie di processi che conducono alla formazione di globuli rossi nuovi. Gli eritrociti in sostanza costituiscono le cellule più numerose nel sangue: circa 5 milioni per ogni millimetro cubo. Sono senza nucleo, in modo da ospitare tranquillamente l’emoglobina, una proteina che è in grado di fissare l’ossigeno e di trasportarlo  alle cellule, caricandosi anche parte di anidride carbonica ed eliminandola nei polmoni.

Nel corpo umano non ci sono riserve di questo ormone e la sua sintesi cambia in base alle richieste metaboliche. Nello specifico la produzione di EPO è regolata dall’ossigeno nei tessuti e solo in minima parte dalla concentrazione nel siero. Quando i tessuti quindi non ricevono sufficiente ossigeno, i reni incrementano quindi la secrezione di eritropoietina e viceversa. In sostanza quindi basta chiudere una persona in una stanza con poco ossigeno e aumenta in modo importante la produzione di eritropoietina. Anche altri ormoni, come i tiroidei e il testosterone, intervengono in questo processo di sintesi. Nel sangue il livello normale di eritropoietina è di circa 20-25 mU/ml, ma può aumentare anche di 100 o 1000 volte come risposta ad ipossia.

L’eritropoietina sintetica

Il farmaco a base di questo ormone è stato creato nel 1985 da Lin e Jacobs, quando l’ormone venne clonato. L’EPO può infatti essere sintetizzato in laboratorio a partire dalla tecnica che si definisce del DNA ricombinante. Questo metodo, piuttosto costoso, permette l’estrazione del gene specifico dal DNA cellulare e l’inserimento in un’altra cellula. Questa poi produrrà grandi quantità anche della sostanza codificata da quello stesso gene, l’ eritropoietina in questo caso.

Che differenza c’è tra eritropoietina sintetica ed endogena

L’ eritropoietina può fare in modo che il processo di divisione cellulare porti alla formazione di globuli rossi, infatti l’ormone può selezionare e portare a maturazione solamente le cellule funzionali. L’eritropoietina che viene prodotta in laboratorio non è in grado di fare questa selezione. Quindi quando la si somministra si sintetizzano e si immettono in circolo cellule imperfette che possono portare più facilmente a patologie ematiche e tumorali.

Eritropoietina, sportivi e doping

Una concentrazione maggiore a livello del sangue di globuli rossi migliora il trasporto d’ossigeno ai tessuti, per questo l’ormone viene usato dagli sportivi per attività di durata, in modo da favorire i processi aerobici cellulari e per garantire più resistenza alla fatica. Anche se alcuni studi hanno dato a questa sostanza proprietà anaboliche modeste (come la riparazione di cellule muscolari e l’incremento della massa magra), il suo utilizzo in sport di potenza è limitato, anche perché è poco efficace per migliorare effettivamente la prestazione.

In alcuni sport intensi, come ciclismo e sci di fondo, le richieste di ossigeno nei tessuti sono molto elevate. Da tempo sono stati sviluppati metodi per incrementare la produzione di globuli rossi in modo tale da migliorare le performance sportive. La strategia più recente è quella di sfruttare il ruolo stimolatorio dell’ eritropoietina per la sintesi nel midollo osseo dei globuli rossi. L’ eritropoietina di origine esogena è più dannosa però per la salute umana rispetto a quella prodotta endogena dal rene. La somministrazione di eritropoietina determina la produzione di globuli rossi anomali e aumenta il rischio di sviluppo di malattie ematiche e tumorali, come le leucemie.

L’ eritropoietina sintetica è pericolosa per gli sportivi per un altro motivo: i globuli rossi aumentando di numero, riducono la fluidità ematica, facendo salire la parte corpuscolare solida (ematocrito). Per questo motivo la viscosità fa innalzare la pressione arteriosa, si parla di ipertensione, e favorisce l’insorgere di trombi. Questi una volta formatisi potrebbero occludere i vasi sanguigni e determinare trombosi. Questo rischio è maggiore in caso di disidratazione, cosa normale in gare di lunga durata. Tra gli effetti collaterali di questo farmaco inoltre vi sono aritmie cardiache, danni cerebrali (ictus) e in alcuni casi morte improvvisa.

Quando vengono fatti test antidoping prima delle gare viene anche misurato l’ematocrito, quando è superiore al 50% il valore non è normale, di conseguenza gli atleti vengono sospesi perché implica l’assunzione di EPO. Di recente senza fare prelievi di sangue è stato introdotto un metodo che permette di misurare l’ eritropoietina dalle urine, distinguendo anche fra quella endogena e quella sintetica da laboratorio, anche dopo 3 giorni dall’assunzione.

Effetti collaterali e rischi

L’assunzione di eritropoietina può causare effetti collaterali più o meno gravi.

  • Ipertensione arteriosa (1-30% dei casi)
  • Dolore osseo (40% dei casi)
  • Convulsioni
  • Cefalea
  • Fenomeni trombo embolici
  • Anemia
  • Aplasia dei globuli rossi
  • Disordini mieloproliferativi
  • Incremento della pressione sistolica
  • ictus
  • Morte improvvisa

 

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella.
Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia