IgE Totali, a cosa serve misurare questi anticorpi

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IgE Totali

Con il termine IgE si indicano una classe di immunoglobuline coinvolte nelle reazioni allergiche dell’organismo. Sono degli anticorpi prodotti dai Linfociti B o da alcune plasmacellule. Queste proteine sono responsabili della difesa dell’organismo dall’attacco di parassiti. Generalmente di quantità molto limitata, la loro produzione viene aumentata in caso di infezioni batteriche. Una loro forte presenza indica dunque un’infezione da parassiti. Ma l’indagine sulla loro quantità è utile anche per i test allergici. Il loro numero infatti aumenta, in una determinata casistica di pazienti allergici.

Il legame tra IgE e allergie

Le IgE nell’organismo sono in quantità molto limitata, per un totale dello 0,01% di tutti gli anticorpi. Queste aumentano in presenza di batteri, ma in quasi il 30% dei casi di allergia, vi è un aumento esponenziale della loro produzione anche in presenza di allergeni. Questo in quanto gli allergeni sono degli elementi estranei al corpo, e vengono interpretati come batteri.

Pur non essendoci nessuna connessione tra allergia e IgE, questa produzione provoca delle reazioni allergiche. Il processo che porta alla reazione è la rottura dei mastociti che stimola l’istamina nell’organismo.

La connessione tra reazione allergica e aumento delle IgE coinvolge però solo il 30% dei casi. Questo significa che la misurazione delle IgE non consente l’individuazione delle allergie. Il restante 70% infatti può presentare livelli normali di IgE ma soffrire di allergia. Il test delle IgE totali, una volta comune per individuare le allergie, è stato dunque abbandonato.

IgE e altre malattie

Il calcolo delle IgE totali attraverso il test è invece ancora utile per stabilire la presenza di infezioni, batteri e altre patologie ad esse collegate. In particolare un aumento delle IgE totali si manifesta in caso di immunodeficienza, mononucleosi e aspergillosi, ma anche di fronte a diverse patologie renali ed epidermiche. La nefrite interstiziale e la nefrosi che colpiscono i reni, provocano l’aumento dei livelli. Anche le pemfogoidi e la psoriasi è alla base di un aumento delle IgE totali.

Anche l’AIDS, la sarcoidosi e l’artrite reumatoide ne aumentano i valori.

La reazione allergica

IgE e altre malattie

Le IgE sono comunque responsabili di una reazione allergica, e la loro misurazione è quindi utile per una valutazione parziale. Il rilascio dell’istamina causato dall’aumento dei livelli, può provocare reazioni cutanee, orticaria, asma e sinusite. Nei casi più gravi può subentrare lo shock anafilattico.
La misurazione dei loro livelli è dunque utile se combinata con un’anamnesi e un test sulle allergie. Successivamente non è più necessario in quanto non indica le eventuali evoluzioni dell’allergia. La reazione allergica dovuta ad un loro aumento e il successivo rilascio di istamina si sviluppa con due processi distinti.

Quando l’allergene viene introdotto vi è la sensibilizzazione. Questa consiste nel riconoscimento, da parte delle IgE, dell’allergene come elemento estraneo. Questo primo processo conduce alla produzione di immunoglobulina E, che non porta a reazioni allergiche. Successivamente, quando l’elemento esterno viene reintrodotto nell’organismo, viene liberata l’istamina. Qui si scatena dunque la reazione allergica. Ogni IgE risponde ad un suo specifico elemento esterno, e questo si riflette sulla reazione allergica, differenziandola. In base alla sostanza, la reazione cambierà.

La sostanza allergenica potrebbe essere inalata, o ingerita, o venire semplicemente a contatto con la pelle. Queste possono avere diverse origini. Polline, acari, cibi o tessuti particolari, possono essere tutti responsabili della reazione.

Gli esami di diagnosi

I sintomi delle allergie IgE

Per stabilire i livelli di IgE e la sua correlazione con la reazione allergica, si procede con due esami. Il primo è la classica analisi del sangue, per la misurazione dei livelli. Il secondo è il prick test, sulla pelle. Questo secondo test, seppur molto veloce, richiede l’interruzione degli antistaminici.

I due test combinati forniscono una diagnosi con buona certezza. Il risultato fornirà una probabilità concreta di allergia ad un determinato allergene. Come già accennato però, un’allergia non determina sempre un aumento degli IgE totali, e viceversa.
Infatti vengono dichiarati falsi-positivi fino al 60% dei test per i livelli IgE. La diagnosi va quindi integrata dal medico in quanto la digestione può evitare la reazione allergica. Questo determina un falso-negativo.

Il test della pelle è dunque fondamentale per rivelare la presenza di allergie nel paziente. Il test però può presentare dei casi di impraticabilità, in particolare in presenza di forti eczemi. Anche la sospensione degli antistaminici a volte è impraticabile, rendendo il test inutile.

I sintomi delle allergie IgE

Vi sono dei sintomi che inducono il medico a sospettare un’allergia dovuta agli IgE. Questi sono però comuni a tutte le allergie. Si tratta delle solite dermatiti, dell’orticaria, ma anche di nausea e vomito, o diarrea. Vi possono essere problemi respiratori, tosse persistente fino al brancospasmo. Non raramente può esservi difficoltà respiratoria o congestione.

Altri sintomi possono riflettersi sull’apparato cardiocircolatorio, determinando aritmie o capogiri. Alcuni sintomi possono essere lievi, ma in alcuni casi vi sono dei rischi. Lo shock anafilattico è un rischio concreto per i casi più gravi.

Il Prist Test

Le analisi del sangue per la misurazione delle IgE totali vengono chiamate Prist Test. Serve misurare la quantità di questi anticorpi in presenza di allergie, ma non ne specifica la natura.

Per questo viene eseguito insieme al Rast Test, quando l’esame diretto sulla pelle non è possibile. Serve comunque alla prima analisi. La misurazione normale dei valori deve avere un range tra i 100 e i 200 kU/L.