Questo sito contribuisce alla audience di logo ilmessaggero

Mononucleosi: Sintomi, cura e come comportarsi.

La mononucleosi è una malattia infettiva tra le più difficili da diagnosticare. Chiamata anche “malattia del bacio”, o “kissing desease”, deve il suo nome al fatto che si trasmette principalmente mediante la saliva e che, proprio per questo, è soprattutto trasmessa tra i giovani. Ma da cosa è causata? E in che modo la si può riconoscere e curare?

La mononucleosi è clinicamente determinata dalla presenza dal virus di Epstein-Barr (EBV), appartenente alla famiglia degli herpes virus (la stessa alla quale, per intenderci, fanno parte anche la varicella e il fuoco di Sant’Antonio).

Sintomi

Non sempre è facile individuare la malattia, considerato che i sintomi sono spesso “celati” e non manifestati chiaramente. Sia sufficiente ricordare, in merito, come i sintomi più importanti di questa malattia siano molto simili a quelli di un comune malanno invernale: febbre, debolezza, senso di malessere, ingrossamento dei linfonodi, e così via. Il periodo di incubazione supera generalmente il mese (e può arrivare anche a 40-50 giorni).

Per quanto concerne i sintomi, la primissima fase di riconoscimento prevede alcuni elementi piuttosto leggeri, come un pò di mal di testa, lieve febbre, scarso appetito, dolori muscolari diffusi, sudorazione, e così via. È in questo momento che al sistema immunitario è richiesta una risposta: se riesce a “vincere” contro il virus, i sintomi rientrano nella normalità; se invece “perde”, compaiono sintomi ben più specifici, come febbre, mal di gola, disidratazione, ingrossamento dei linfonodi, debolezza.

Ulteriori elementi che possono aiutare a diagnosticare la mononucleosi sono l’ingrossamento della milza e l’orticaria. Sono invece rare le complicazioni, quali quelle a carico del sistema nervoso centrale, periferico o vascolare, e ancora più rare sono le eventualità legate al coinvolgimento di cuore e polmoni.

La conseguenza più temuta è l’ingrossamento della milza e la sua rottura. E’ un’evenienza molto rara in realtà. Purtroppo, può durare molto a lungo. In alcuni casi, infatti, i sintomi possono protrarsi per diversi mesi.

E’ contagiosa?

Naturalmente, la mononucleosi è contagiosa, anche se – contrariamente a quanto si è generalmente portati a ritenere – la sua contagiosità non è elevatissima, pur essendo comunque modesta. Di norma il contagio avviene tra soggetti che hanno tra i 15 e i 25 anni, ed è diffusa in tutto il mondo con percentuali anche piuttosto importanti (secondo un recente studio, pari che circa il 90% della popolazione adulta sia venuta almeno una volta in contatto con il virus, ma solo una piccola quota di queste ha comunque manifestato segni di infezione, poichè l’organismo è stato in grado di produrre specifici anticorpi).

Ad ogni modo, è raro che – valutato il suo relativamente basso tasso di contagiosità, la mononucleosi possa effettivamente provocare l’esplosione di epidemie. La mononucleosi si diffonde infatti solamente quando colpisce soggetti in condizioni particolari (ad esempio quelli debilitati, o con un sistema immunitario compromesso).

Si ricorda inoltre come il contagio possa avvenire non solamente con la saliva, quanto anche con il rapporto sessuale o con le trasfusioni di sangue e di emoderivati, o ancora in maniera indiretta, attraverso l’utilizzo comune di oggetti contaminati come, ad esempio, le posate che si utilizzano comunemente in cucina.

Ancora, giova segnalare come la contagiosità può permanere per molto tempo, visto e considerato che l’eliminazione del virus in area faringea può impiegare anche un anno dopo l’infezione. Pertanto, è possibile che vi possano essere periodi di riattivazione del virus, anche se – d’altra parte – una volta che si è stati infettati, ulteriori contatti con persone affette dalla malattia saranno privi di conseguenze.

La diffusione della malattia

Si tratta di una malattia che è presente un po’ in tutto il mondo. Come detto, si manifesta in modo particolare nei soggetti adolescenti. Si stima che insorga entro tale fase nella metà delle persone che abitano nei Paesi industrializzati.

Nei Paesi che sono in via di sviluppo, al contrario, si manifesta molto prima. Visto che si tratta di una patologia molto contagiosa, ecco che la mononucleosi può provocare delle ridotte epidemie. Solamente, però, in condizioni del tutto specifiche. Ovvero quando i soggetti vivono insieme e sono a stretto contatto. Oppure nel caso in cui le condizioni igieniche siano insufficienti. O, ancora, quando si passano diverse ore in un luogo sovraffollato. In base a delle statistiche recenti, circa il 90% della popolazione adulta si scontra con il virus di Epstein-Barr. Gran parte di tali soggetti, però, non ha mai sofferto di alcun sintomo legato all’infezione. Il motivo? Come detto, aver sviluppato degli anticorpi del tutto particolari.

Dopo quanto scompare?

In seguito al contagio, la mononucleosi insorge nel giro di tre-sei settimane. Dopo tale periodo gran parte delle persone colpite sono in grado di riprendere la vita di tutti i giorni che facevano in precedenza.

Ad ogni modo, una stanchezza generalizzata può rimanere per alcune settimane. In alcuni casi, può persistere anche per vari mesi. Una volta guarito, il paziente può conservare l’infezione in uno stato di latenza. Quindi, potrebbe presentarsi nuovamente ogni tanto.

La prognosi

Nella maggior parte dei casi la mononucleosi infettiva è autolimitante. In ogni caso, la durata di questa patologia è piuttosto variabile. Piuttosto di frequente, la fase acuta ha una durata all’incirca di due settimane. Di solito, un quinto dei pazienti può fare ritorno a scuola o al lavoro nel giro di una settimana. La metà dei pazienti, invece, torna alla vita di tutti i giorni nel giro di due settimane. L’astenia può perdurare per svariate settimane. Solamente nell’1-2% dei pazienti permane per numerosi mesi. Il decesso, invece, colpisce meno dell’1% dei pazienti. Si tratta, però, di casi in cui non è la patologia in sé a portare alla morte, quanto piuttosto le complicanze. Ad esempio, nel caso in cui si rompi la milza, ostruisca le vie aeree o in caso di encefalite.

Quali sono le possibili complicazioni

Questa malattia è in grado di portare a numerose complicazioni, anche se in realtà si manifestano piuttosto raramente. A livello del sangue, possono insorgere anemia emolitica e piastrinopenia. Per quanto riguarda il sistema nervoso, invece, possono svilupparsi alterazioni del comportamenti e convulsioni. Non solo, ma anche meningiti ed encefaliti. In alcune situazioni possono esserci delle conseguenze anche sui polmoni e sul cuore. In caso di alcune complicazioni particolari, si può prendere in considerazione l’idea di usare i corticosteroidi. Si tratta, ad esempio, di trombocitopenia grave, anemia emolitica e ostruzione delle vie aeree.

Diagnosi

Come anticipato in apertura del nostro approfondimento, spesso non è facile cercare di diagnosticare correttamente la mononucleosi, poichè i suoi sintomi sono confusi con altre situazioni di malessere (ad esempio, una comune influenza invernale). Tuttavia, il medico potrebbe essere in grado di diagnosticarla puntualmente e con precisione attraverso l’esame clinico dei suoi sintomi tipici come la febbre, l’ingrossamento dei linfonodi e il mal di gola. Solamente attraverso l’esame del sangue, e la constatazione della presenza di linfociti, si potrà tuttavia procedere a una corretta diagnosi anche se, come risulta facilmente intuibile, anche in questo caso si potrebbe confondere la mononucleosi con altre malattie che presentano gli stessi elementi sintomatici e clinici.

Mononucleosi cura

Chiariti quali sono i principali aspetti caratteristici di questa malattia, e in che modo si manifesta nei soggetti dal sistema immunitario debilitato, cerchiamo di concentrarci sulla cura e, dunque, sulle potenziali terapie che è possibile intraprendere per poter abbandonare la patologia.

Contrariamente a quanto suggeriscono alcuni, non è affatto detto che i soggetti che contraggono la mononucleosi debbano necessariamente convivere con il virus per parecchi mesi. Nella maggior parte dei casi, infatti, la mononucleosi tende a risolversi positivamente entro due o tre settimane, e raramente si soffre di ricadute croniche negli anni successivi. Naturalmente, non si può tuttavia escludere che alcuni soggetti possano soffrire di alcuni dei sintomi tipici della malattia, come la stanchezza e la difficoltà di concentrazione, anche per diversi mesi dopo il contagio.

Si tenga inoltre in debita considerazione il fatto che il virus alla base della malattia, anche dopo la guarigione, tende a rimanere latente nel tessuto linfoghiandolare e può riattivarsi attraverso la c.d. “sindrome da fatica cronica”, uno stato di debilitazione generale che può durare anche diversi mesi, sottraendo al soggetto che ne è colpito significative energie fisiche e mentali.

Pertanto, al fine di prevenire la riattivazione del virus e il trascinamento di tali sgraditi sintomi nel breve, medio e lungo termine, è consigliabile mantenere l’efficienza del sistema immunitario con uno stile di vita particolarmente attivo, che sia lontano da eccessivi stress e che possa essere basato su un’alimentazione sana ed equilibrata.

Ancor prima, è consigliato che il paziente che viene colpito dalla mononucleosi segua qualche indicazione medica piuttosto tipica, come il rimanere a letto e riposare il più possibile, evitando così degli sforzi fisici per almeno un mese, soprattutto se tra i sintomi della mononucleosi c’è l’ingrossamento della milza. Il motivo di tale ultima accortezza è ben noto: una delle complicazioni più gravi – ma per fortuna piuttosto rara – è infatti la rottura della milza per traumi di natura addominale. Le categorie che figurano essere maggiormente a rischio sono in questo caso i bambini e gli sportivi, che pertanto dovrebbero astenersi da qualsiasi sforzo per almeno qualche settimanel dopo la completa remissione clinica. Se durante l’attività fisica dovessero invece sorgere dei dolori acuti e diffusi nella parte superiore sinistra dell’addome, concomitanti anche a palpazione, o in seguito a un incidente, è bene interrompere l’attività e richiedere un tempestivo intervento dei soccorsi sanitari.

È infine possibile cercare di curare la mononucleosi attraverso una terapia farmaceutca, che il vostro medico potrebbe consigliare (o meno) sulla base delle specifiche condizioni cliniche. In questo caso, la terapia farmacologica si baserà sulla somministrazione di alcuni medicinali analgesici come l’acetaminofene e l’ibuprofene, e alcuni medicinali antipiretici tranne l’acido acetilsalicilico, che in alcuni casi potrebbe determinare l’insorgere di alcune gravi complicazioni (la sindrome di Reye).

I farmaci corticosteroidei sono invece generalmente sconsigliati, e solamente nei casi più gravi il medico valuterà la loro somministrazione. Solamente nell’ipotesi in cui anche tali medicinali non dovessero fornire al paziente un concreto aiuto, la cura potrà avvenire con le immunoglobuline.

Alcuni aspetti importanti

È bene evidenziare come l’infezione EBV insorga davvero molto di frequente. Il virus, tra l’altro, resta come ospite all’interno del corpo del paziente per tutta la vita. La sua eliminazione avviene in modo saltuario e senza segnali particolari dall’orofaringe. Solamente il 5% dei soggetti sono contagiati da persone con un’infezione acuta. I sintomi tipici includono l’affaticamento, che in alcuni casi può durare anche svariati mesi. Molto più di rado insorgono faringite, febbre e splenomegalia. Si consiglia sempre l’esecuzione del test degli Ac eterofili. In pochi casi, invece, viene suggerita l’esecuzione del dosaggio degli Ac specifici del virus della mononucleosi.

Cosa fare

Pertanto, come abbiamo più volte ricordato in questo approfondimento, la mononucleosi è certamente una malattia piuttosto “particolare”, che non può essere trattata omogeneamente a causa delle sue evidenti specificità. Chiunque manifestasse dei sintomi tipici della mononucleosi non dovrebbe comunque allertarsi più del dovuto: molto spesso si tratterà di un comune malanno di stagione e, nel caso in cui si desideri ottenere una consulenza qualificata per poter escludere tale ipotesi, sarà sufficiente ricorrere al proprio medico di fiducia.

Anche nel caso in cui dovesse essere accertata la mononucleosi, è bene ricordare che nella maggior parte dei casi la malattia si risolve in maniera piuttosto positiva in poche settimane, e che non sono previste delle riattivazioni. Per ridurre i rischi, sarà consigliabile cercare di seguire alla lettera le raccomandazioni del proprio medico, con particolare riferimento al suggerito riposo (ovvero, astenersi da qualsiasi sforzo fisico e, contemporaneamente, favorire il riposo a letto).

Per quanto concerne i bambini colpiti da mononucleosi, di norma i tempi di incubazione e di guarigione sono particolarmente accorciati rispetto all’ipotesi in cui ad essere contagiato sia un adulto o un giovane adulto. Inoltre, l’esclusione da scuola non è generalmente raccomandata, e pertanto è possibile che il piccolo possa proseguire nelle sue attività “quotidiane e ordinarie” nel breve termine, senza particolari traumi per il suo sviluppo.

Per quanto concerne l’ottenimento di maggiori informazioni, vi consigliamo di contattare il vostro medico di fiducia e condividere con lui ogni dettaglio sui sintomi manifestati e sui potenziali accertamenti che potreste essere chiamati ad effettuare.

Bambini e mononucleosi, come comportarsi?

Particolare apprensione nasce tra i genitori. Quando il medico da una diagnosi di mononucleosi molte mamme e papà si fanno assalire da timori e dubbi. Come abbiamo visto però si tratta di una malattia di solito innocua, solo molto fastidiosa visto che delle volte i sintomi impiegano mesi ad andarsene.

Ogni dubbio può sicuramente essere dissipato dal pediatra. Esistono però consigli generali che, pur non prendendo in considerazione il singolo caso (considerazione indispensabile però, la quale può essere fatta solo e soltanto dal pediatra!), si rivelano generalmente validi.

Il primo consiglio è quello di far riposare il bambino, senza stressarlo. In qualità di genitori occorre far attenzione alle classiche misure di igiene, contando poi che il bambino difficilmente sta attento a queste cose, sono i grandi a doverci pensare.

Il bambino deve usare stoviglie personali, asciugamani e bottigliette propri. Non occorre in realtà sterilizzare queste cose ma semplicemente lavarle con cura.

Il bambino con la mononucleosi manifesta una certa stanchezza, la cosa importante è non farlo affaticare troppo e soprattutto, far si che mangi in modo corretto, stuzzicandolo anche con i piatti che gli piacciono in modo particolare ma facendo attenzione a offrirgli prodotti nutritivi e non i cibi spazzatura (che purtroppo capita sempre più fi frequente che siano i preferiti dai bambini). E’ comunque sia normale che il bambino non ha appetito con la mononucleosi. L’inappetenza è destinata a sparire nel giro di poco. Chiaramente se proprio il bambino si rifiuta di mangiare, il pediatra può offrire consigli utili.

Per quanto riguarda il ritorno a scuola, di solito i pediatri consigliano di far tornare il bambino in classe dopo due o tre giorni da quando la febbre è scomparsa. Quando invece è stato particolarmente debilitato e i sintomi si sono manifestati in modo piuttosto forte, può essere un bene riguardarlo qualche giorno in più visto la sua vulnerabilità alle infezioni.

L’attività sportiva può essere ripresa dopo che la febbre è scomparsa da almeno una settimana. Visto però che la mononucleosi può portare all’ingrossamento del volume della milza, se così è stato, è bene non sottoporlo a sforzi. Parlarne prima con il medico, il quale suggerisce constatando lo stato di salute del piccolo paziente, qual è il tempo di attesa più idoneo.

Infine quando c’è un bambino malato in casa, c’è sempre la paura che possa contagiare gli altri. Se è vero che la maggior parte degli adulti l’ha già avuta e quindi ne è immune, ci sono situazioni particolari in cui scatta nella mente dei genitori un campanello d’allarme.

Il primo è quando in casa c’è un altro figlio, magari più piccolo o addirittura di pochi mesi. E’ normale cercare di “proteggerlo” ma non è necessario che quello malato venga isolato. Deve solo capire che non deve stare a stretto contatto. Buone regole sono:

  • Non condividere i giocattoli
  • Niente baci
  • Assolutamente no allo scambio delle forchette, dei bicchieri, degli asciugamani etc

I neonati hanno comunque una sorta di immunità in moltissimi casi perché se la mamma ha già avuto prima della gravidanza la mononucleosi, ha passato un po’ di anticorpi al neonato quando era in pancia.

Infine, c’è la paura da parte delle donne di prendere la mononucleosi in gravidanza. C’è infatti il timore che possa in qualche modo compromettere la salute del nascituro. Ecco allora che, se il figlio grande in casa è malato, cerca di non stargli a stretto contatto. Chiaramente utilizzare tutte le normali precauzioni è un bene, tuttavia non è una malattia che aumenta il rischio di complicanze e tanto meno porta a malformazioni fetali. Riduce un po’ le difese immunitarie e questo espone la donna a potenziali infezioni.

Fonte Principale: