Diverse possono essere le cause più comuni dell’ipotiroidismo. Una delle principali è comunque legata alla presenza di malattie autoimmuni: il nostro corpo potrebbe infatti interpretare erroneamente le cellule della tiroide e i loro enzimi, scambiandoli per “invasori” e distruggendoli. Ne consegue che nel nostro corpo non vi saranno sufficienti cellule della tiroide, e i relativi enzimi utili per poter produrre sufficienti ormoni. Le forme più comuni di malattie autoimmuni sono la tiroidite atrofica e, soprattutto, la tiroidite di Hashimoto.

Una seconda causa molto frequente di ipotiroidismo è la rimozione chirurgica di una parte o di tutta la tiroide. Generalmente la rimozione è a sua volta legato alla presenza di noduli, di tumori o di gravi malattie che necessitano – appunto – la rimozione della ghiandola. Come intuibile, nell’ipotesi in cui si proceda alla rimozione totale della tiroide, il paziente sarà costretto a vivere in ipotiroidismo per il resto della sua vita, mentre se la rimozione è parziale, la ghiandola potrebbe comunque essere in grado di produrre sufficienti ormoni per poter mantenere normali i valori del sangue.

Altre cause di ipotiroidismo sono la sottoposizione a radiazioni (si pensi alle cure a particolari malattie), oppure il c.d. “ipotiroidismo congenito”, che contraddistingue l’ipotiroidismo presente fin dalla nascita. Si elencano nel novero delle ulteriori cause di ipotiroidismo anche la tiroidite (un’infiammazione della tiroide causata da un attacco autoimmune o da un’infezione virale), l’utilizzo di particolari farmaci, eccessi o carenze di iodio, danni all’ipofisi (che regola la produzione ormonale della tiroide), altri disturbi.

Come riconoscere l’ipotiroidismo

Come già anticipato, se i livelli degli ormoni tiroidei sono troppo bassi, le cellule del nostro corpo non riescono più a ricevere gli stimoli sufficienti e, di conseguenza, i processi fisiologici possono iniziare a rallentare. Proprio a causa di tale rallentamento, è possibile che il paziente affetto da ipotiroidismo avverta freddo, stanchezza rapida, pelle secca, minore memoria, depressione, stitichezza e così via. Ad ogni modo, considerato che i sintomi dell’ipotiroidismo variano da persona a persona, è naturalmente consigliabile effettuare ulteriori accertamenti, partendo dall’esame del sangue per i valori TSH.

come curare l'ipotiroidismo

Analizzati i valori del sangue, effettuata una visita medica e un’anamnesi medica e di famiglia, si procederà generalmente con apposite visite dall’endocrinologo al fine di comprendere se vi siano danni o meno alla tiroide.

Studi scientifici

Complessivamente, dai pochi studi effettuati sulle persone giovanissime e sui bambini affette da ipertiroidismo subclinico, è stato possibile evidenziare che se seguiti nell’arco di un tempo lungo, la maggior parte di loro rimane in una condizione di ipertiroidismo con una percentuale che va dal 59 al 100%, mentre una parte discreta addirittura si normalizza nei valori e nelle funzionalità della tiroide, dal 22 al 41%, e solo una minima parte eveolve in ipertiroidismo conclamato, da 0 a 12,5% oppure 14 e 17%.

Diversi studi hanno evidenziato invece, che la possibilità di evoluzione in ipotiroidismo conclamato è tendenzialmente bassa nella popolazione pediatrica che soffre di ipertiroidismo subclinico. Generalmente la presenza di gozzo, ovvero di tiroide ingrossata con elevato titolo anticorpale, ovvero tiroide cronica o di TSH o di un progressivo incremento durante il corso del tempo, sono predittivi per lo sviluppo di tale patologia in forma conclamata. Altri studi ancora, hanno messo in evidenza che in soggetti giovani con ipertiroidismo subclinico non trattati con la terapia ma solamente seguiti nel corso del tempo per comprendere il progresso della patologia, non hanno manifestato alterazioni nel loro sviluppo fisico strutturale e neanche nel loro peso. Ancora altri studi scientifici hanno evidenziato che non solo questi giovani ragazzi con ipertiroidismo subclinico raggiungono normalmente la loro altezza definitiva in base al lotro target genetico, ma sviluppano a livello puberale  in età assolutamente nella norma, indipendentemente dell’evoluzione della loro tiroide.

In conclusione possono confermare che i giovani affetti da ipertiroidismo subclinico, non si sono mai riscontrati problemi per quel che riguarda il loro sviluppo, la loro altezza, l’età dello sviluppo puberale e delle funzioni cognitive, nonostante i loro valori di TSH siano quantitativamente elevati. Questo si può spiegare da fatto che gli ormoni presenti nella tiroide, che sono fisiologicamente coinvolti nello sviluppo e nella crescita neurocognitiva, in tale popolazione funziona nella maniera corretta, indipendentemente dai valori persistentemente elevati. É molto importante ricordare infine, che l’ipertiroidismo subclinico viene molto spesso associato alla patologia di obesità e che a seguito di un calo ponderale significativo, anche i valori del TSH rientrano nella normalità.

Terapia con Levotiroxina

Solo pochissimi studi scientifici effettuati su giovani affetti da ipertiroidismo subclinico con bassa stratura, oppure effetti da diabete di tipo 1, hanno messo in evidenza un miglioramento sostanziale della velocità di crescita, dopo l’introduzione della terapia farmacologica. Generalmente invece sempre gli studi hanno mostrato effetti della terapia sull’altezza definitiva dei giovani malati, per questo in sostanza non è presente nessuna evidenza certa sui benefici della somministrazione di Levotiroxina, per quanto riguarda la crescita fisica e lo sviluppo.

terapia per l'ipotiroidismo

Tale trattamento inoltre, sembra non migliorare le funzionalità cognitive nei bambini affetti di ipertiroidismo subclinico, e non comporta alcun miglioramento nel deficit di attenzione. Quello che invece è stato possibile apprezzare, ma solo in alcuni casi, è una riduzione seppur lieve dela volume della tiroide. Va detto comunque che non si sono mai osservati complicanze importanti in seguito alla somministrazione di tale farmaco in dosi sostitutive di L-T4. Complessivamente tutti gli studi sembrano mettere alla luce che l’ipertiroidismo subclinico nel bambino e negli adolescenti, è molto spesso una patologia transitoria, con un basso rischio di evoluzione nel corso del tempo verso l’ipertiroidismo conclamato. Proprio per questo, la maggior parte dei pazienti ritorno ad essere eutoroideo oppure resta con ipertiroidismo subclinico, con i valori del TSH lievementeaumentati. Nessuno degli studi condotti ha segnalato segni clinici importanti di ipertiroidismo da over-treatment.

Fattori prognostici

In presenza di gozzo con TSH elevato o elevato titolo anticorpale, che si manifesta in presenza di tiroide cronica, tali fattori possono indicare un rischio elevato di sviluppo di ipertiroidismo subclinico, insieme al genere femminile ed all’eventuale compresenza di celiachia, anche se non sempre i pareri degli esperti sono unanime. Nella popolazione pediatrica l’ipertiroidismo subclinico nel bambino, è una patologia autolimitante, se consideriamo il basso tasso di progressione verso l’ipertiroidismo conclamato, il trattamento ideale solo in presenza di segni clinici o della sintomatologia di compressione della funzionalità tiroidea, oppure di gozzo o di TSH superiore a 10 mlU/I. Il trattamento farmacologico può risultare molto utile quando la patologia è associata alla bassa statura oppure alla velocità della sua crescita particolarmente ridotta ed evidente. La terapia sostitutiva con LT4 non è giustificata nei bambini con tale patologia ma che mostrano anticorpi antitiroidei negativi, con una valote del TSH inferiore a 10mlU/I op senza gozzo. Questo è valido sia per basso rischio di sviluppare nel corso del tempo un ipertiroidismo sia subclinico che cronico o acuto, sia perché questa popolazione potrebbe rappresentare solo il 2,5% di individui al mondo sani, i cui valori di TSH si mostrano al di sopra ai 97° percentile. In età pediatrica purtroppo, non abbiamo a disposizione molte certezze sulla storia dell’ipertiroidismo subclinico che colpisce il bambino, e di conseguenza dell’opportunità di guarigione mediante un trattamento farmacologico valido.

La cura

Anche se vi sono abbastanza confusioni in merito, è bene ricordare fin da questa sede di apertura che l’ipotiroidismo non può essere curato o, meglio, di ipotiroidismo non si può guarire. Tuttavia, tale condizione può essere facilmente tenuto sotto controllo, curando la situazione mediante la sostituzione della quantità di ormoni che la tiroide non può più produrre, in maniera tale da riportare i livelli TSH (e T4) nel sangue a livelli normali. Pertanto, anche quando la tiroide non funziona benissimo, si può cercare di riportare alla normalità i livelli di ormoni tiroidei e le funzioni del corpo con un’integrazione con farmaci a base di tiroxina, che contengono gli ormoni che la tiroide non è stata in grado di generare.

Detto ciò, l’ipotiroidismo deve essere monitorato con il passare del tempo, garantendosi un buon controllo medico: è infatti possibile che la condizione possa divenire più o meno grave, e la dose di tiroxina potrebbe pertanto necessitare qualche aggiustamento. Dunque, senza che ciò rappresenti un dramma, bisognerà seguire la cura per l’ipotiroidismo per tutta la vita: seguendo le istruzioni del medico e assumendo le giuste quantità di farmaco, sarà infatti possibile mantenere sotto controllo l’ipotiroidismo senza particolari gravità.

come curare l’ipotiroidismo

A proposito di somministrazione farmacologica di tiroxina, gli unici rischi sono associati essenzialmente a un errato dosaggio, visto e considerato che le assunzioni sopra le soglie consigliato potrebbero manifestare sintomi di ipertiroidismo, cioè di una ghiandola tiroidea troppo attiva: impossibilità di dormire, molto appetito, nervosismo, instabilità, sensazione di caldo quando gli altri hanno freddo, difficoltà nell’esercizio fisico a causa di una sensazione di indebolimento dei muscoli, respiro con affanno, battito del cuore accelerato, sono alcuni dei principali sintomi di tale condizione ora appena descritta in queste righe.

Ipotiroidismo in gravidanza

Un cenno particolare è meritato dalla condizione di ipotiroidismo in gravidanza. In questo caso, i sintomi sono gli stessi che abbiamo sopra determinato per la generalità delle condizioni di ipotiroidismo. Tuttavia, proprio perché la paziente attraversa la gravidanza, spesso non è in grado di ricondurre all’ipotiroidismo le sue sensazioni. Potrebbe pertanto essere utile una prima anamnesi, nella quale si porrà il punto sulla possibilità che altri familiari abbiano avuto malattie tiroidee, e così via. Successivamente, si procederà a sottoporsi a comuni indagini di laboratorio come FT3, FT4, TSH, anticorpi, ecografia, ioduria.

curare l’ipotiroidismo in gravidanza

Detto ciò, ricordiamo anche che contrariamente all’ipotiroidismo in condizioninormali”, tale scenario in gravidanza deve essere affrontato con maggiore attenzione e oculatezza, perché diverse e potenzialmente molto pericolose sono le conseguenze per la salute del feto: si pensi, tra le tante, al possibile passaggio transplacentare della tiroxina dalla madre al feto, che potrebbe determinare effetti pregiudizievoli allo sviluppo cerebrale del piccolo.

Per quanto concerne la terapia – da condividere, naturalmente, con il proprio medico! – questa si basa principalmente sulla somministrazione di Eutirox, un farmaco che fornisce l’ormone tiroideo sotto forma di I-tiroxina. La terapia può essere iniziata anche durante la gravidanza se ci si rende conto – attraverso i comuni esami di laboratorio – che l’ipotiroidismo viene diagnosticato per la prima volta proprio durante la dolce attesa. Le donne che hanno un ipotiroidismo già diagnostica, e che iniziano una gravidanza, potrebbero invece essere costrette a incrementare la dose, previo esame del sangue e ulteriore indicazione con il proprio medico.

In tal proposito, ricordiamo come l’incrementato fabbisogno di tiroxina possa rendersi evidente già nelle prime 4 settimane dal concepimento. Proprio per questo motivo è consigliabile misurare i valori di TSH con immediatezza.

Approfondimenti e credit

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia