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Scompenso cardiaco, quando il cuore non è più grado di funzionare normalmente

Lo scompenso cardiaco viene provocato dal fatto che il cuore non è in grado di svolgere il suo normale compito. Quindi, non riesce ad eseguire l’attività contrattile di pompa e garantire un usuale apporto di sangue ai vari organi.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella

In modo particolare nel corso del periodo precoce della patologia non è una situazione che si può individuare sempre con estrema facilità. Piuttosto di frequente, infatti, questa malattia può manifestarsi senza alcun sintomo.

Definizione

Questa situazione si caratterizza per comprendere un gran numero di sintomi e segnali fisici provocati da una mancanza del cuore. Lo scompenso cardiaco è in grado di insorgere ad ogni età e può derivare da un gran numero di cause. L’insufficienza cardiaca viene causata di solito da una lesione muscolare cardiaca. Spesso si tratta di un infarto che va a colpire il miocardio, mentre in altri casi la causa corrisponde ad una sollecitazione cardiaca troppo alta. Quest’ultima può derivare da un’ipertensione arteriosa che non è stata curata in maniera adeguata. Altre volte può essere legata ad una disfunzione valvolare cronica. Grazie all’esame dell’elettrocardiogramma, in tanti pazienti che soffrono di tale patologia si può rinvenire un blocco di branca sinistra.

Quali sono i sintomi

Sintomi dello Scompenso cardiaco
credit: stock.adobe.com/Bits and Splits

Dal punto di vista clinico lo scompenso cardiaco non presenta dei segnali molto evidenti. Nella fase precoce i sintomi o non ci sono del tutto oppure sono molto lievi. Ad esempio, possono insorgere solamente dopo un’attività fisica particolarmente intensa. Lo sviluppo di tale malattia ha di solito carattere progressivo e i sintomi, quindi, cominciano ad essere sempre più evidenti man mano che il tempo passa. Per via del fatto che il cuore non è in grado di pompare il sangue in maniera corretta, l’ossigeno non arriva a organi fondamentali come cervello e reni. I soggetti che soffrono di scompenso cardiaco, infatti, spesso hanno a che fare con vari sintomi. Si tratta, spesso, di dispnea da sforzo e, in alcune occasioni, anche da riposo. Tra gli altri segnali più diffusi troviamo astenia, difficoltà a respirare in una posizione supina e tosse. Inoltre, troviamo anche gonfiore che colpisce l’addome, mancanza di appetito, confusione e perdita di memoria.

Quali sono i gradi di gravità

Il grado dello scompenso cardiaco viene classificato in relazione a quanto può essere limitante circa l’attività fisica. In base a quanto è previsto dalla New York Heart Association, questo disturbo viene classificato in quattro gruppi. La prima classe è quella in cui il paziente non avverte alcun tipo di sintomo. Quindi, la normale attività fisica non causa né stanchezza né dispnea. La seconda classe di gravità è quella lieve. Dopo un’attività fisica moderata può causare dispnea oppure affaticamento. La terza classe di gravità può variare da moderata a grave. Un’attività fisica piuttosto ridotta è in grado di provocare dispnea e stanchezza. Nell’ultima classe, la quarta, lo scompenso cardiaco è particolarmente grave. Quindi, anche quando il paziente è a riposo, può avere a che fare con dispnea, astenia e affaticamento.

Come si arriva ad una diagnosi

La diagnosi di questa problematica si basa sulla valutazione dal punto di vista clinico del paziente. Quindi, il medico procederà con un’anamnesi completa, un esame fisico e delle adeguate indagini strumentali. Tra i vari esami che possono essere prescritti, troviamo radiografia del torace e test ergometrico. Altre indagini strumentali diffuse sono elettrocardiogramma, prelievo per dati ematochimici e holter ECG 24 ore. Qualche volta il medico può prescrivere anche esami come coronarografia e cateterismo cardiaco.

Quali sono i principali trattamenti

La cura dello scompenso cardiaco agisce su più livelli. L’obiettivo senz’altro è quello di diminuire il più possibile i sintomi avvertiti dal paziente. In questo modo, si può rendere migliore anche la qualità della vita del soggetto colpito da tale disturbo. La malattia presenta, quindi, una progressione meno rapida e anche il tasso di sopravvivenza aumenta. Esattamente come per tante altre patologie, è fondamentale giungere precocemente ad una diagnosi corretta. La cura di questo disturbo può basarsi sulla somministrazione di alcuni farmaci. Al tempo stesso, chiaramente, deve essere corretta anche la tabella alimentare del paziente. Contemporaneamente anche lo stile di vita deve essere il più equilibrato e sano possibile. Nel caso in cui la terapia a base di farmaci non basti, allora si può optare anche per altri trattamenti. Ad esempio, è molto diffusa la terapia elettrica. In questo caso vengono impiegati dei dispositivi che permettono di effettuare la resincronizzazione cardiaca. Nello specifico, tali strumenti svolgono la loro azione benefica in associazione con i farmaci antiscompenso. In altri casi si rende necessario l’uso di pacemaker biventricolari CRT-P oppure di defibrillatori biventricolari CRT-D.