Tremore essenziale: come riconoscerlo e trattarlo

Il tremore essenziale è un particolare tremore contraddistinto da alta frequenza e bassa ampiezza (alta frequenza, bassa ampiezza), che può colpire in prevalenza gli arti superiori, ma non è escluso che possa interessare anche altre parti del corpo come il capo, la voce o le gambe. Ma chi è interessato dal tremore essenziale? Quali sono i sintomi? E come poterlo trattare correttamente?

Chi colpisce il tremore essenziale

Chi colpisce il tremore essenziale

Il tremore essenziale può potenzialmente colpire persone di tutte le età, uomini e donne. Tuttavia, diverse ricerche hanno facilmente dimostrato come la sua incidenza sia portata ad aumentare in misura significativa con l’avanzare dell’età. Proprio per questo motivo, un tempo il tremore essenziale era comunemente conosciuto con il nome di tremore senile, essendo prevalente tra le persone con un’età anagrafica superiore ai 60 anni (in queste persone, infatti, la diffusione del disturbo è dell’1,3-5%). È inoltre noto che il tremore essenziale può colpire entrambi i sessi, e che è lievemente più prevalente nelle persone di razza bianca.

Cause del tremore essenziale

Le cause del tremore essenziale sono per il momento sconosciute, anche se alcune forme di tremore vengono comunemente denominate come tremore familiare poiché, in questi specifici casi, il tremore sembra avere una base genetica e si raggruppa nelle famiglie. Al di là di ciò, la determinante del disturbo è sconosciuta: alcune analisi effettuate con la tomografia a emissione di positroni risonanza magnetica nucleare indicano però il coinvolgimento del cervelletto e dei suoi tratti efferenti.

Come riconoscere il tremore essenziale

Il tremore essenziale è un disturbo cronico che può manifestarsi con diversi livelli di incisività. In alcune persone può rimanere molto lieve e colpire solo gli arti superiori, mentre in altre il tremore evolve in misura molto più rilevante, colpendo prima gli arti superiori, poi il capo, e quindi la voce. Si tratta inoltre di norma di un tremore c.d. “di azione”, poiché insorge sia durante l’estensione protratta del braccio sia durante i movimenti volontari. Il tremore essenziale non interessa invece il tono muscolare, che pertanto non avvertirà né debolezza né alterazioni di altra natura.

Vi sono altresì alcuni fattori di rischio che sembrano peggiorare, come il nervosismo, l’emotività, assumere posizioni scomode o effettuare particolari sforzi. Quando diventa fonte di imbarazzo o provoca delle inabilità, è possibile che il tremore essenziale possa comportare disagi emotivi e, dunque, condurre a isolamento sociale. L’ansia può accentuare il tremore, generando un circolo che sarebbe opportuno spezzare quanto prima.

Infine, ricordiamo come il tremore essenziale possa essere diagnosticato in vari stadi del disturbo, moderato o grave, generalmente dopo aver escluso una lunga lista di altre cause.

Come trattare il tremore essenziale

Come trattare il tremore essenziale

Molte persone temono il tremore essenziale poiché lo ritengono un disturbo invalidante e degenerativo. In realtà, non si tratta necessariamente di un fastidio che tende drasticamente a peggiorare, e non è nemmeno un disturbo che può essere associato ad altre malattie, come il morbo di Parkinson. Per poter ridurre l’imbarazzo provocato dal tremore, si può comunque consigliare ai pazienti di tenere vicino a sé gli oggetti per evitarne la caduta, o ancora evitare di mangiare cibi liquidi (minestra) in pubblico ed evitare posizioni e atteggiamenti scomodi. Quando il tremore è lieve, di solito non viene nemmeno indicata una terapia farmacologica.

Quando invece il tremore è più grave, possono rendersi necessarie la terapia farmacologica e la chirurgia. Si tenga però conto che spesso il tremore è farmaco – resistente negli anziani e negli adulti più giovani, e che i farmaci andrebbero comunque assunti con particolare attenzione. In particolar modo, se è vero che i b-bloccanti possono giovare, è anche vero che gli effetti indesiderati (come l’affaticamento o la depressione) sono tutt’altro che lontani, e si consiglia pertanto di limitarne il dosaggio. Il primidone, un anticomiziale si dimostra anch’esso molte volte utile, ma può causare sensazioni di sonnolenza e di confusione. Altri pazienti trovano le migliori risposte positive all’acetazolamide, al gabapentin o al clozapine. Solamente nei casi più gravi, e dopo che tutte le altre iniziative farmacologiche non hanno prodotto risultati soddisfacenti, si può valutare una talamotomia o l’impianto di dispositivi stimolatori endocerebrali ad alta frequenza.

Per poterne sapere di più, vi consigliamo naturalmente di parlarne con il vostro medico di fiducia, condividendo con lui tutti i sintomi avvertiti, e la loro evoluzione.

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