Progetto Popmecca: i giocattoli in cartone. Un insegnamento particolare

Arriva il progetto Popmecca: un papà che prende spunto dal figlio come suo “collaudatore”. Cosa c’insegna tutto ciò? Che futuro vogliamo?

Progetto Popmecca
Un aereo fatto con il cartone (Facebook – Popmecca)

La domanda, che molti di noi si pongono nell’ultimo periodo, è quasi sempre la stessa: che cambiamento o modo di agire vogliamo apportare a questa società? Facile, da una parte, aspettare che accada qualcosa “dall’alto”. Molto più difficile ingegnarsi e agire nel piccolo, che vorrebbe dire cambiare anche lo stile di vita odierna. Qualcuno, però, lo vuole fare. E lo fa!

Parliamo di un progetto in particolare, chiamato Popmecca. Un progetto messo in piedi da un geometra, ma anche padre di un bambino al quale vuole lasciare e donare qualcosa di diverso, di sostenibile, di creativo e di ingegnoso. Lui, il geometra, si chiama Giorgio. Un progetto del tutto spezzino, ossia nato e cresciuto a La Spezia.

Ma in che cosa consiste tutto ciò? Formare dei giocattoli a partire dal “semplice” cartone. Giorgio, nel suo piccolo, ma anche nel suo grande, è sempre partito dal concetto di forma. E in questo caso si può trovare qualcosa di piatto, di rotondo, di quadrato, (come una scatola), apparentemente tutto già fatto, con una forma propria. Ma se si tratta di creare dei nuovi giocattoli?

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Il progetto Popmecca ha un grande collaudatore: il figlio di Giorgio

Progetto Popmecca
Giocattoli fatti con il cartone (Facebook – Popmecca)

Giorgio, come poc’anzi detto, è un geometra, con diploma in liceo artistico. Ha lavorato sempre nel design e nel settore degli arredamenti. Oggi realizza mobili per strutture ricettive e boulangerie. Ma ha da sempre la passione per i giocattoli. Una parola che ha come sinonimo un altro termine: creatività.

Il nome Popmecca deriva da un qualcosa di storico: Popular Mechanics, una rivista americana degli anni ’50. Da allora sono passati settant’anni. La rivista parlava di costruzione di macchine che puntassero a rappresentare qualcosa che superasse la realtà. Che prendesse in considerazione l’immaginario e il rivoluzionario. E così è nato il progetto.

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Lo stesso Giorgio, ai ragazzi di Italia che cambia, ha dichiarato: “Ho sempre cercato di coinvolgere mio figlio Pietro, come collaudatore dei miei progetti. Perché? Per il gusto di insegnargli che spesso le cose più semplici, come una scatola di cartone, possono essere smontate e da esse si può dare forma a un nuovo progetto. In questo caso un nuovo giocattolo”. Così, oltre a dare vita a nuove idee, del tutto rivoluzionarie, si attua un altro concetto: far sì che qualcosa già in vita, continui a durare nel tempo, sotto altre forme di pensiero. Senza buttare nulla, ma riciclando il materiale, sostenendo, così, un’idea di mondo altrettanto sostenibile.

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