In quali marchi di pasta potremo presto trovare la farina di grillo come ingrediente

Dalla fine di gennaio in Europa stato dato il via alla vendita di farina di grillo, in quali marche di pasta possiamo trovarla?

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La farina di grillo in ciotola (Canva – Inran.it)

L’introduzione della farina di grillo nel mercato europeo ha sollevato una marea di polemiche, molte delle quali totalmente prive di senso. Come per ogni cosa, la scelta spetta sempre al consumatore, e nessuna azienda e nessun “potente di turno” costringe il cittadino all’acquisto. Tra l’altro, la farina di grillo si va a sommare alle centinaia di prodotti lontani dalla nostra cultura culinaria che quotidianamente consumiamo.

Insomma, gran parte delle polemiche sono dettate da pura ignoranza, o più che altro dallo spavento di una incomprensibile minaccia alla tradizione culinaria mediterranea. Per prima cosa, per chi non lo sapesse, la UE ha scelto una sola azienda, la Cricket One Co, per l’importazione di tale farina, quindi non c’è un libero mercato, proprio per dare maggiore sicurezza e garantire controlli certi ai prodotti venduti.

Le marche che potrebbe contenere farina di grillo come ingrediente

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Farina di grillo da vicino (Canva – Inran.it)

La farina di grillo è considerato prodotto di alta qualità, perciò comporta costi più elevati rispetto alle comuni farine che siamo abituati a consumare. E già qui crolla tutta la teoria complottista della somministrazione inconsapevole ai danni dei cittadini. I costi elevati sono dovuti ovviamente ai passaggi che la farina deve affrontare per arrivare fino ai supermercati e ai controlli che deve superare.

Questo prodotto ha un costo che si aggira, in media, sui 75 euro al kg, inoltre si differenzia dalle farine a base di cereali perché composto da proteine e non da fibre alimentari e amidi. In Italia, la farina di grillo ancora non è molto diffusa, e non è vero, come evidenziano tante bufale sul web, che la spacciano facilmente in tanti prodotti di consumo quotidiano.

Insomma, non ce la ritroviamo nei pacchi di pasta, nei biscotti o nelle patatine, ma solo su prodotti mirati, gestiti appunto dalla Cricket One Italia. I prodotti che fanno uso di questa farina, per legge sono obbligati a scriverlo sull’etichetta in modo chiaro e trasparente. Perciò, per sapere se un prodotto fa utilizzo di farina di grillo, basta controllare la dicitura Italia Cricket Farm.

Al momento, nessun grande marchio conosciuto fa utilizzo di questa farina, perciò gli allarmismi che girano su Internet sono delle bufale clamorose. Il marchio di pasta contenente il 20% di farina di grillo è la pasta Cricket, un prodotto di punta del nuovo mercato degli insetti edibili. In etichetta, inoltre bisogna controllare la dicitura Acheta domesticus tra gli ingredienti, ossia la specie di grillo utilizzata per la farina.

Altra bufala da contestare è la tossicità della chitina, la componente principale delle corazze degli insetti e dei crostacei. Si tratta di una sostanza presente anche in altri alimenti che solitamente si consumano in Europa, come appunto i crostacei o anche funghi e licheni.

È una fibra insolubile che, se non ingerita in quantità eccessive o se non si è allergici, comporta anche alcuni benefici, come effetti positivi sul microbiota, la flora intestinale, promuovendo il transito intestinale e facendo proliferare i bifidobatteri, che rafforzano le difese immunitarie e modulano il metabolismo degli zuccheri.

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Ad esempio, esiste anche il chitosano, un integratore alimentare derivato dalla chitina e che in tanti usano per perdere peso. Insomma, la repulsione per gli insetti è solo un fatto culturale, visto che insetti e crostacei, dal punto di vista biologico, sono strettamente imparentati. Studi scientifici effettuati negli anni, molto prima del 24 gennaio 2023, quando la farina di grillo è stata commercializzata, e reperibili sul sito scientifico EVA, Sapere e Potere, non mentono. Basta solo informarsi.

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