Il lato negativo dello smart working e come superarlo

Lo smart working ha di certo il suo lato positivo ma come tutte le cose bisogna prestare attenzione anche a quello negativo.

Mentre nel resto del mondo era già praticato e molto funzionale, in Italia lo smart working e il lavoro ibrido ha preso il sopravvento come conseguenza della pandemia. I suoi benefici si sono visti subito e possono comprendere:

  • Aumento della produttività, del coinvolgimento e dei servizi erogati in modo più efficace
  • Riduzione dell’impatto ambientale grazie alla condivisione più intensiva degli spazi
  • Maggiore possibilità di scegliere quando, dove e come svolgere il lavoro
  • Supporto e connessione con le più recenti tecnologie
  • Migliore gestione del tempo libero
Smart working consegenze
Smart working (Canva – Inran.it)

Tuttavia, ben presto, si sono notati anche i suoi lati negativi e di come non avere contatti umani potesse essere deleterio per la salute. Difatti essere dimenticati o trascurati è una paura umana che molti provano. Ma per chi svolge regolarmente un lavoro da remoto, questa sensazione è una minaccia costante.

Smart working: il lato negativo comprende la solitudine, come affrontarla

Nonostante lo smart working sia uno strumento innovativo e abbia una serie di vantaggi dal lato lavorativo, dall’altra la comodità di lavorare da remoto comporta un grande impatto sulla vita di tutti i giorni e sul benessere mentale. Uno studio ha osservato che circa 8 lavoratori su 10 hanno sofferto di “solitudine professionale“.

solitudine cause
Solitudine (Canva – Inran.it)

Si tratta di una condizione nella quale la carenza di relazioni che si percepirebbe sul luogo di lavoro, viene a mancare, facendo percepire alla persona ansia, depressione, burnout e riduzione della motivazione. Secondo la ricerca svolta dall’Osservatorio della Content Factory della società di consulenza Bip, a soffrire di più di questo tipo di solitudine sono le persone all’inizio della loro carriera professionale o chi è ad un livello intermedio.

Una delle conseguenze della solitudine professionale è il calo di produttività, il quale compromette anche l’azienda. Per questo motivo, a dover prendere provvedimenti secondo la responsabile del centro di eccellenza Human Capital, Alessia Canfarini, è il reparto di risorse umane. Si sa, al giorno d’oggi, quanto sia importante il tema della salute mentale e molte aziende hanno già integrato alla loro attività corsi di formazione, coaching o mentoring per migliorare il benessere aziendale.

solitudine e lavoro
Lavoro in team (Canva – Inran.it)

Oltre al calo di produttività, la persona percepisce anche un disagio psicologico ed emotivo, una condizione che può portare il lavoratore a richiedere fino a 42 giorni di malattia in un anno. Di conseguenza, si percepisce insoddisfazione per il proprio percorso di carriera. Uscire da questo disagio non è impossibile, ma tutto sta nella capacità delle aziende nell’affrontare il problema. Bisogna riuscire a creare e mantenere un coinvolgimento e rendere l’ambiente di lavoro più accogliente. L’obiettivo aziendale deve essere lo stesso per tutto il team, in modo da conseguire con efficacia i risultati.

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