Sindrome di Stoccolma, che cos’è e come è nata

È un modo di dire molto diffuso, ma da dove viene l’espressione “Sindrome di Stoccolma”? In realtà è più recente di quanto si possa pensare.

Sindrome di Stoccolma, con queste parole si fa riferimento ad uno stato psicologico nel quale si prova una sensazione di legame e di affetto profondo con una persona che ci sta sottoponendo a degli abusi. In maniera paradossale finiamo con l’attribuire a quest’ultima delle connotazioni positive. La cosa trae origine da un episodio divenuto famoso e che avvenne il 23 agosto del 1973 in Svezia, proprio nella capitale del Paese scandinavo. Da cui Sindrome di Stoccolma.

Sindrome di Stoccolma perché si chiama così
Una pistola e dei soldi (Foto Canva – Inran.it)

Un malintenzionato, tale Jan-Eril Olsson, entrò in una banca della città ed estrasse un mitra prendendo in ostaggio tutti i presenti in quel momento negli uffici, tra personale e clienti. Il rapinatore aveva messo nei suoi piani di farsi dare quanti più soldi possibili per poi filarsela, magari con uno o due civili come scudo per potersi agevolare la fuga. Ma non andò così. Le forze dell’ordine circondarono l’edificio restando all’erta per i successivi sei giorni. Olsson in totale fece quattro ostaggi.

Sindrome di Stoccolma, perché si tratta così

Sindrome di Stoccolma perché si chiama così
Una rapina in banca (Foto Canva – Inran.it)

Le autorità furono allertate da uno dei presenti. Nel frattempo il malvivente, che rimase anche coinvolto in uno scontro a fuoco con la polizia, chiese una enorme somma di denaro da recapitargli con una Ford Mustang, delle pistole ed almeno due giubbotti antiproiettili. Inoltre pretese che i poliziotti condussero da lui un altro malvivente conosciuto in cella e con il quale aveva legato. Jan-Eril Olsson era libero per buona condotta. Ed all’altro criminale, un certo Olofsson, fu promesso uno sconto di pena in cambio dell’aiuto fornito alle autorità.

Successivamente alla fine di quell’evento emersero dei racconti da parte degli ostaggi rimasti (tutte le altre persone vennero liberate quasi subito) in base alle quali Olsson ed Olofsson furono gentili con le quattro persone trattenute con loro. Ad esempio divisero con loro della frutta che avevano portato con loro, asciugarono le lacrime ad una donna e promisero che non avrebbero fatto loro del male. Si pensa anche che gli ostaggi fossero finiti con il non avere fiducia nella polizia.

Non si tratta di un vero disturbo

Sindrome di Stoccolma perché si chiama così
La polizia svedese (Foto Canva – Inran.it)

La rapina ebbe fine con una irruzione delle teste di cuoio svedesi. Le quali fecero ricorso a metodi spicci per mettere fuori gioco Olsson ed il suo improvvisato complice. Tutto venne risolto da del gas lacrimogeno. Le forze speciali erano dotate di maschera antigas, a differenza di tutti coloro che si trovavano asserragliati nel caveau della banca. Si rese necessario ricoverare gli ostaggi in ospedale, ma in tanti riuscirono a sentire una frase di incoraggiamento di una donna che era tra le persone prese, e che si rivolse in maniera affettuosa ad Olsson.

È così che è nata l’espressione idiomatica “avere la Sindrome di Stoccolma”, coniata dallo psichiatra e criminologo svedese Nils Bejerot. Va detto però che questa condizione non gode di una accettazione unanime nell’ambito della psichiatria. Chi la contesta non la ritiene una situazione psicologica specifica quanto piuttosto un particolare comportamento legato al momento e che può essere dettato da un trauma, uno spavento improvviso e quant’altro. Tant’è vero che la Sindrome di Stoccolma non è nemmeno riconosciuta come un disturbo psicologico. Ed un’altra cosa da specificare è che psichiatra e psicologo non sono la stessa cosa, anche se non poche persone tendono a pensare che non sia così.

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