Sono sicura che anche tu conosci almeno una superstizione che riguarda la tavola: scopri insieme a me perché esistono, è molto curioso.
Prima ancora di parlare di sale, pane o vino, vale la pena fermarsi su una domanda semplice: perché proprio il cibo è così carico di superstizioni? La risposta sta nella storia. Per secoli mangiare non è stato solo nutrirsi, ma un atto profondamente simbolico. Il cibo segnava i momenti importanti, le feste, i lutti, la sopravvivenza stessa. In un mondo in cui si sapeva leggere poco e si spiegava tutto attraverso simboli, la tavola diventava un linguaggio condiviso.

Anche oggi, nonostante la razionalità e la scienza, certe credenze continuano a sopravvivere. Magari ci facciamo una risata, magari diciamo “non ci credo”, ma intanto quel gesto lo facciamo lo stesso.
Le superstizioni che in molti conosciamo: perché esistono?
Tra le superstizioni più radicate ci sono quelle legate al pane. Metterlo capovolto è ancora visto come un cattivo presagio. Per molti è una mancanza di rispetto, perché il pane rappresenta il corpo di Cristo. Ma c’è anche un’origine più concreta: in alcune zone, secoli fa, il pane messo al contrario era destinato ai boia. Un segno di disprezzo che col tempo si è trasformato in scaramanzia.
Da qui nasce anche l’abitudine di baciare il pane prima di buttarlo. Un gesto antico, legato al rispetto per un alimento che per tante famiglie era l’unico vero sostentamento. Sprecarlo faceva male, anche simbolicamente.
Numeri, posate e tovaglie: quando la tavola “parla”
Essere in tredici a tavola mette ancora a disagio molte persone. Il riferimento all’Ultima Cena è immediato, ma non è l’unico. Anche la mitologia nordica racconta storie poco rassicuranti legate a questo numero. Per questo ancora oggi qualcuno scherza, qualcuno si alza, qualcuno cambia posto.
Stesso discorso per le posate incrociate. Richiamano la croce, ma anche antiche sfide e tensioni durante i banchetti nobiliari. E poi c’è la tovaglia bianca lasciata stesa tutta la notte che richiama l’immagine del sudario. Meglio sparecchiare, per stare tranquilli.
Sale, olio e vino: non solo ingredienti
Rovesciare il sale è forse la superstizione più conosciuta. Un tempo era un bene prezioso, quasi una moneta. Sprecarlo significava attirare guai. Da qui il famoso pizzico dietro la spalla. L’olio segue una logica simile: costa fatica, lavoro, tempo. Versarlo è uno spreco, e per rimediare si ricorre ancora al sale, spesso tracciando una croce.

Curiosamente, il vino fa eccezione. Se cade per sbaglio, non porta sfortuna, anzi è segno di abbondanza. C’è chi ne raccoglie qualche goccia e se la tocca sul collo, come augurio.
Brindisi, coltelli e uova: altre curiose superstizioni
Guardarsi negli occhi quando si brinda non è solo buona educazione. Nasce da un tempo in cui il veleno era una possibilità concreta. Tenere lo sguardo fisso sull’altro significava controllare.
Regalare coltelli invece è ancora un tabù per molti. La lama “taglia” i rapporti, si dice. La soluzione è una monetina simbolica, per trasformare il regalo in acquisto.
E poi ci sono le uova. Gusci da rompere, mai da buttare interi. Dentro, secondo la tradizione, potrebbe nascondersi il male. Suona assurdo oggi, ma racconta molto delle paure contadine di un tempo.





