A Milano la “droga del palloncino” imperversa tra i giovani, un male da estirpare

Milano sta facendo i conti con una nuova emergenza giovanile che preoccupa famiglie, istituzioni e forze dell’ordine: la cosiddetta “droga del palloncino”.

Dietro un nome quasi innocuo si nasconde il consumo improprio di protossido di azoto, noto anche come gas esilarante, una sostanza sempre più diffusa tra adolescenti e giovanissimi. Il fenomeno, già presente in diverse città europee, negli ultimi mesi si è radicato anche nel capoluogo lombardo, soprattutto nelle zone della movida e nei quartieri frequentati dai ragazzi.

Palloncino
A Milano la “droga del palloncino” imperversa tra i giovani, un male da estirpare – inran.it

Il meccanismo è semplice quanto pericoloso: il gas viene trasferito da bombolette o cilindri metallici dentro palloncini e poi inalato per ottenere pochi secondi di euforia, leggerezza e disinibizione. Un effetto breve ma sufficiente per trasformare questa pratica in una moda social, alimentata da video online e da una percezione distorta della realtà. Molti giovani, infatti, considerano il protossido di azoto una sostanza “sicura” solo perché facilmente acquistabile su Internet o utilizzata legalmente in ambito medico e alimentare.

Le immagini di ragazzi che inalano il gas persino in piazza Duomo, sotto gli occhi di turisti e passanti, hanno acceso un forte dibattito pubblico. A Milano e nell’hinterland, da Assago a Basiglio, aumentano le segnalazioni di schiamazzi, vandalismi e degrado urbano collegati a queste serate di sballo. Nei parchi e lungo i marciapiedi vengono ritrovate bombolette vuote e palloncini abbandonati, simboli evidenti di una tendenza ormai fuori controllo.

Un fenomeno sottovalutato che mette a rischio salute e futuro

Il problema più grave è che molti ragazzi ignorano completamente le conseguenze del protossido di azoto. Gli esperti spiegano che l’inalazione del gas può provocare perdita di equilibrio, disturbi neurologici, allucinazioni, svenimenti e problemi cardiovascolari. Nei casi più seri si possono verificare danni permanenti al sistema nervoso e perfino episodi fatali legati all’asfissia. Nonostante questo, il basso costo e la facilità di reperimento continuano a renderlo estremamente attraente per i più giovani.

A rendere ancora più insidiosa la situazione è il vuoto normativo. Poiché il gas esilarante nasce per usi leciti, le autorità hanno spesso margini limitati di intervento. Alcuni Comuni stanno cercando di correre ai ripari con ordinanze specifiche per vietarne l’utilizzo negli spazi pubblici, ma il problema richiede una risposta più ampia e strutturata. Un mondo quello dei giovani che racconta molto bene in un romanzo Alessandro Morbidelli, Trenta cani e un bastardo.

Non basta aumentare i controlli: serve soprattutto una forte azione educativa. Famiglie, scuole e istituzioni devono tornare a dialogare con i ragazzi, spiegando in modo chiaro i rischi reali di queste pratiche. La “droga del palloncino” non è un gioco innocente né una semplice bravata adolescenziale. È il sintomo di un disagio giovanile più profondo, alimentato dalla ricerca continua di emozioni immediate e dalla necessità di sentirsi parte di un gruppo.

Milano, città simbolo di innovazione e opportunità, non può permettersi di vedere intere generazioni cadere in una spirale di dipendenze e superficialità. Contrastare questa deriva significa difendere il futuro dei giovani prima che una moda apparentemente innocua si trasformi in una tragedia collettiva.